
Una famiglia di Fiumicino con una figlia di 16 anni rischia di perdere casa il prossimo 16 novembre, quando è previsto il secondo accesso dell'ufficiale giudiziario per l'esecuzione dello sfratto. A denunciare la situazione è Unione Inquilini Fiumicino, che chiede al Comune un intervento urgente per evitare che il nucleo familiare rimanga senza un'abitazione.
Il padre lavora come benzinaio, ma alcune spese impreviste avrebbero aggravato una situazione economica già precaria, causando ritardi nel pagamento dell'affitto. Secondo i dati forniti dal sindacato, la famiglia ha un ISEE 2026 di 3.822 euro, redditi annui dichiarati per circa 14.800 euro e un canone mensile di 700 euro, pari a quasi il 57% del reddito indicato.
Unione Inquilini riferisce di aver tentato una mediazione con la proprietà, proponendo anche il pagamento del debito accumulato, senza però raggiungere un accordo.
La famiglia ha già presentato domanda per un alloggio popolare, mentre il sindacato sostiene di aver sollecitato da settimane il Segretariato Sociale affinché venga individuata una soluzione prima dell'esecuzione dello sfratto.
«Ad oggi non è stata individuata alcuna risposta concreta», denuncia l'organizzazione, che chiede un incontro urgente con il sindaco e l'assessorato ai Servizi sociali prima del 16 novembre.
La vicenda si inserisce nel dibattito sulle politiche abitative del Comune di Fiumicino. Il 27 ottobre, l'amministrazione ha pubblicato un avviso per la coprogettazione di servizi destinati alle persone in condizioni di povertà estrema e senza fissa dimora.
Unione Inquilini riconosce l'importanza dell'iniziativa, ma osserva che il bando non prevede espressamente un percorso specifico per prevenire gli sfratti delle famiglie ancora in possesso di un'abitazione.
Il sindacato segnala inoltre i limiti di accesso al Fondo per la morosità incolpevole, sostenendo che difficoltà economiche legate al caro vita o a spese impreviste non sempre consentono di ottenere il sostegno previsto.
Secondo una ricostruzione di Unione Inquilini, in un altro caso seguito dall'organizzazione sarebbero stati spesi oltre 60mila euro di risorse pubbliche in sei anni per strutture ricettive e soluzioni abitative temporanee, senza arrivare a una sistemazione stabile.
Il sindacato chiede chiarimenti anche sul progetto Housing First, annunciato a Fiumicino lo scorso giugno, del quale contesta i ritardi nell'attivazione.
«Oggi si può lavorare ed essere comunque poveri. Questa famiglia ne è la dimostrazione», dichiara Emanuela Isopo di Unione Inquilini Fiumicino.
«Accogliamo positivamente ogni investimento contro la povertà estrema, ma non possiamo continuare a costruire risposte soltanto per chi la casa l'ha già persa», aggiunge.
L'organizzazione chiede al Comune un protocollo di prevenzione degli sfratti, con tempi certi, strumenti di mediazione e risorse dedicate anche alle famiglie escluse dai requisiti per la morosità incolpevole.
«Non chiediamo di assistere le famiglie quando sono già in strada. Chiediamo che il Comune si organizzi per impedire che ci finiscano. Perché il diritto alla casa si difende prima di perderla», conclude Isopo.
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