Roma, 15 gennaio 2026
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Fine vita, Cappato rilancia la campagna “Liberi subito” in tutte le Regioni dopo la sentenza sulla Toscana

L’associazione Luca Coscioni punta a garantire l’accesso all’aiuto alla morte volontaria in tutte le Regioni, con una nuova fase della mobilitazione

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 9 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'

Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale incostituzionalità della legge della Regione Toscana sul fine vita medicalmente assistito, l’associazione Luca Coscioni annuncia la seconda fase della campagna “Liberi subito”, con l’obiettivo di estendere la proposta di legge in tutti i consigli regionali italiani. Lo ha reso noto il tesoriere dell’associazione, Marco Cappato, durante un seminario a Firenze sulle implicazioni della pronuncia della Consulta.

La strategia della campagna

Cappato ha spiegato che l’iniziativa punta a «riproporre a tutte le Regioni regole che rendano operativamente certa e garantita la possibilità di accesso all’aiuto alla morte volontaria, nell’ambito delle regole stabilite dalla Corte costituzionale».

La campagna, nata nella primavera del 2022 dopo la bocciatura del quesito referendario sull’eutanasia legale, mira anche a contrastare un possibile depotenziamento della sentenza del 2019, che aveva depenalizzato il suicidio medicalmente assistito a determinate condizioni.

Secondo Cappato, «cercheremo di utilizzare tutti gli spazi di diritto che si sono aperti e abbiamo conquistato rispetto a ciò che è già legale oggi in Italia, per affermare il diritto all’autodeterminazione sul fine vita». Tuttavia, ha sottolineato, «l’applicazione dei diritti resta difficile anche per quelli già riconosciuti, come l’interruzione delle terapie o le disposizioni anticipate di trattamento, perché là dove non esiste conoscenza i diritti restano sulla carta».

Lo stato delle Regioni

Attualmente, solo Toscana e Sardegna hanno approvato una legge sul fine vita, ma l’associazione non considera queste realtà come un punto di arrivo definitivo.

Altre Regioni hanno avviato discussioni interne: Lombardia e Piemonte hanno sollevato pregiudiziali sull’effettiva potestà legislativa regionale, smentite però dalla Consulta; Abruzzo, Friuli, Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano hanno discusso e bocciato proposte analoghe; Emilia-Romagna, Umbria, provincia autonoma di Trento e Veneto hanno ancora testi in discussione.

In alcune regioni, come Lazio, Sicilia, Liguria, Marche e Molise, singoli consiglieri hanno depositato proposte di legge sul suicidio assistito. Secondo Matteo Mainardi, responsabile delle iniziative sul fine vita dell’associazione, «nel Lazio la strada è più difficile, perché la maggioranza si è detta assolutamente contraria; in Liguria, invece, esiste un ampio schieramento favorevole; in Molise il testo sta per arrivare in aula, con diversi firmatari anche fra la maggioranza».

I prossimi passi

L’associazione prevede inoltre di tornare a depositare la proposta di legge nei consigli regionali di Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, dove alcune elezioni si sono tenute lo scorso autunno, segnando l’inizio di un nuovo ciclo di iniziative territoriali per garantire l’accesso al fine vita in tutta Italia.

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