
Il caso dell’omicidio di Martina Scialdone, l'avvocata di 34 anni uccisa a colpi di pistola il 13 gennaio 2023, approda a una nuova svolta giudiziaria.
La prima sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale, annullando con rinvio la sentenza di secondo grado che aveva ridotto la pena per l’assassino, il 63enne Costantino Bonaiuti. Al centro del nuovo pronunciamento degli Ermellini c’è l’aggravante della premeditazione, esclusa nel precedente processo d’Appello ma ritenuta ora meritevole di un nuovo esame.
L'omicidio si consumò davanti a un ristorante di via Amelia, nel quartiere Tuscolano. Martina Scialdone fu freddata dall'ex compagno, un ingegnere che non accettava la fine della loro relazione. In primo grado, la Corte d'Assise di Roma aveva condannato Bonaiuti all'ergastolo, riconoscendo la piena crudeltà e pianificazione del gesto. Tuttavia, lo scorso luglio, i giudici d'Appello avevano fatto cadere l'aggravante della premeditazione e concesso le attenuanti generiche, riducendo la condanna a 24 anni e otto mesi di reclusione.
La Procura generale della Corte d'Appello e le parti civili hanno contestato fermamente il declassamento del reato, sostenendo che Bonaiuti non avesse agito per un impulso momentaneo. A supporto della premeditazione sono stati citati il pedinamento tecnologico tramite un dispositivo GPS installato di nascosto sul cellulare della vittima e il fatto che l'uomo si fosse presentato all'appuntamento con una pistola semiautomatica Glock carica, nonostante la detenesse solo per uso sportivo. Il movente, radicato nella gelosia e nel possesso, resta configurato come motivi futili e abietti.
"La decisione della Cassazione restituisce centralità agli elementi che indicano una volontà omicida formata ben prima dell'incontro fatale".
Con questa decisione, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa e accolto quello della Procura. Il processo dovrà ora essere celebrato nuovamente davanti a una diversa sezione della Corte d'Assise d'Appello di Roma. Il nuovo dibattimento si concentrerà esclusivamente sulla sussistenza della premeditazione. Se l'aggravante venisse ripristinata, Costantino Bonaiuti rischierebbe nuovamente il massimo della pena, annullando lo sconto ottenuto nel precedente grado di giudizio e riscrivendo l'esito giudiziario per la morte della giovane legale.
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