
Il progetto Ccs Pianura Padana, legato alle attività di cattura, trasporto e stoccaggio della Co₂ promosse da Eni, gruppo energetico italiano, e Snam, società che gestisce infrastrutture energetiche e reti del gas, finisce davanti al Tar Lazio di Roma. Greenpeace Italia e ReCommon hanno infatti presentato un ricorso per chiedere l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 30 gennaio che ha espresso valutazione positiva di impatto ambientale sul progetto.
Il Ccs Pianura Padana rappresenta i primi cento chilometri di infrastrutture e gasdotti terrestri destinati a potenziare il già avviato Ravenna Ccs, parte del più ampio progetto Ccs Integrato Callisto, che potrebbe coinvolgere anche la Francia. L’obiettivo finale è arrivare a stoccare fino a 16 milioni di tonnellate di Co₂ all’anno nei giacimenti esauriti al largo di Ravenna e creare una rete infrastrutturale per il mercato mediterraneo della Co₂. Snam stima investimenti per circa 800 milioni di euro nel Ravenna Ccs, comprese le opere terrestri e quelle sviluppate con Eni per lo stoccaggio offshore.
Secondo Greenpeace Italia, organizzazione ambientalista internazionale, e ReCommon, associazione italiana impegnata sui temi ambientali e finanziari, il progetto sarebbe stato autorizzato attraverso un «frazionamento» ritenuto «illegittimo», separando la fase pilota in mare dalle infrastrutture terrestri e evitando così una valutazione complessiva dell’intervento. Le associazioni evidenziano inoltre «l’interdipendenza» tra la parte offshore e quella su terra, comprese le future espansioni internazionali previste dalla seconda fase industriale attesa dal 2027.
Le due organizzazioni segnalano anche criticità nella Vinca, la valutazione di incidenza ambientale, rispetto agli effetti su dodici aree protette potenzialmente coinvolte dal progetto e ricordano di aver presentato osservazioni durante l’iter autorizzativo accelerato previsto nell’ambito di Pnrr-Pniec.
Gli avvocati Luca Maria Brigida e Matteo Ceruti, legali delle associazioni ricorrenti, sostengono: «Dalla documentazione del progetto emergono, a nostro avviso, criticità che non sono state adeguatamente approfondite prima del rilascio della Via in termini di sicurezza, ambiente ed impatto sulle aree protette». I legali segnalano inoltre carenze nella valutazione di sismicità, liquefazione dei terreni, subsidenza e alluvioni.
Elena Gerebizza, campaigner di ReCommon, attacca il progetto:
«Il Ccs Pianura Padana rischia di diventare un buco nero per le finanze pubbliche».
Sulla stessa linea Simona Abbate, campaigner energia e clima di Greenpeace Italia, secondo cui
«la sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa si costruisce accelerando una vera transizione verso le fonti rinnovabili».
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