Roma, 22 luglio 2026
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Endometriosi, nel Lazio nasce la rete regionale: cinque centri per i casi più complessi

Il piano presentato dal presidente Francesco Rocca integra assistenza territoriale e ospedaliera. Nel 2025 registrati 1.383 ricoveri, con un’età media delle pazienti di 43 anni

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 4'
Endometriosi, nel Lazio nasce la rete regionale: cinque centri per i casi più complessi

Una rete regionale articolata su più livelli, cinque centri ospedalieri dedicati ai casi più complessi e un percorso diagnostico-terapeutico comune per garantire continuità e appropriatezza delle cure. È quanto prevede il nuovo Piano di Rete Regionale per la gestione delle pazienti affette da endometriosi, presentato dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, durante l’evento “Il Lazio per le donne”.

Il provvedimento introduce un modello clinico integrato e uno specifico Percorso diagnostico terapeutico assistenziale, con l’obiettivo di assicurare una presa in carico personalizzata delle pazienti e rafforzare il collegamento tra medicina territoriale, strutture ospedaliere e altre reti sanitarie regionali.

L’endometriosi, secondo i dati richiamati dalla Regione Lazio, interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva e rappresenta una causa rilevante di infertilità.

Nel Lazio 1.383 ricoveri nel 2025

Nel corso del 2025, nel Lazio sono stati registrati 1.383 ricoveri per endometriosi. Il 90% ha riguardato ricoveri chirurgici, mentre nel 17% dei casi è stata diagnosticata una forma profonda della patologia.

Il numero più elevato di ricoveri è stato registrato al Policlinico Gemelli, con 486 casi. L’età media delle pazienti ricoverate è risultata pari a 43 anni.

A livello globale, l’endometriosi colpisce tra il 2 e il 10% della popolazione femminile in età riproduttiva. La patologia interessa inoltre tra il 30 e il 50% delle donne con problemi di fertilità.

Una rete integrata tra territorio e ospedali

Il Piano organizza la Rete Regionale Endometriosi secondo un sistema coordinato su diversi livelli, definiti in base alla complessità diagnostica e alle capacità di trattamento delle singole strutture.

Il modello prevede l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, la collaborazione tra diverse professionalità sanitarie e il collegamento con le altre reti cliniche regionali coinvolte nella gestione della patologia.

La chirurgia viene considerata una delle possibili opzioni terapeutiche, ma non necessariamente il principale trattamento. La presa in carico comprende infatti terapia medica e del dolore, supporto psicologico, riabilitazione, nutrizione clinica, tutela della fertilità e percorsi di procreazione medicalmente assistita.

Il ruolo dei medici di famiglia

Il medico di Medicina generale rappresenta il primo livello di assistenza. Tra i suoi compiti figurano l’individuazione dei sintomi sospetti, l’invio della paziente al centro territoriale di riferimento e il monitoraggio della continuità terapeutica.

La gestione ordinaria dell’endometriosi viene affidata alle Reti Aziendali Locali, che dovranno analizzare il fabbisogno di prestazioni specialistiche e diagnostiche e prevedere agende dedicate.

Il ginecologo sarà il professionista di riferimento per la presa in carico specialistica e per la definizione del percorso diagnostico e terapeutico più appropriato.

Il gruppo multidisciplinare per la presa in carico

La valutazione delle pazienti sarà affidata a un Gruppo multidisciplinare e multiprofessionale, coordinato dal ginecologo referente e supportato da un case manager.

In base alla complessità del singolo caso potranno essere coinvolti radiologi, anatomopatologi, chirurghi generali, urologi, endocrinologi, specialisti nella terapia del dolore, nutrizionisti, fisiatri, fisioterapisti, psicologi, psichiatri e infermieri.

Il gruppo avrà il compito di valutare congiuntamente i casi clinici, definire il programma assistenziale individuale, monitorare gli esiti delle cure e coordinare il passaggio tra i diversi livelli della rete.

I collegamenti con le altre reti sanitarie

La Rete Regionale Endometriosi lavorerà in collegamento con la rete della Medicina e terapia del dolore per la gestione del dolore pelvico cronico e con quella della Procreazione medicalmente assistita per i problemi di infertilità e la preservazione della fertilità.

Sono previsti inoltre raccordi con la Rete regionale del Percorso nascita, per le pazienti con endometriosi o adenomiosi che intraprendono una gravidanza, e con la Rete oncologica regionale nei casi in cui sia necessario.

Il Piano promuove anche l’utilizzo della telemedicina, attraverso teleconsulti tra professionisti, televisite per il controllo delle pazienti clinicamente stabili e strumenti di telemonitoraggio e teleassistenza.

I centri di primo livello

I centri di primo livello rappresenteranno i nodi di prossimità della rete. Dovranno garantire la diagnosi attraverso visite ed esami strumentali, il trattamento medico, il controllo periodico della patologia e, quando indicato, gli interventi chirurgici ginecologici non complessi.

Le strutture dovranno inoltre definire procedure condivise per l’invio delle pazienti ai centri di secondo livello quando la patologia richiede competenze altamente specialistiche.

I cinque centri regionali per i casi complessi

Il Piano individua cinque Centri ospedalieri regionali di secondo livello:

  • Policlinico Tor Vergata;
  • Policlinico Umberto I;
  • ospedale San Giovanni Addolorata;
  • Policlinico Gemelli;
  • Campus Bio-Medico.

Queste strutture saranno dedicate alla diagnosi e al trattamento delle forme complesse di endometriosi, con particolare riferimento alla chirurgia mininvasiva, alle recidive e ai casi di endometriosi profonda.

I centri dovranno disporre di équipe multidisciplinari, organizzare riunioni periodiche per discutere i casi clinici e sviluppare attività di formazione, ricerca e monitoraggio.

Come si accede alla rete

Il percorso può iniziare dal sospetto clinico formulato dal medico di famiglia, dal ginecologo, da uno specialista o dalla stessa paziente che si rivolge al Servizio sanitario regionale.

L’accesso avviene attraverso la prescrizione di una visita ginecologica specialistica o di un’ecografia ginecologica transvaginale o transaddominale.

Dopo la prima valutazione, la paziente viene indirizzata verso la struttura più adeguata. I casi non complessi e quelli che non richiedono interventi chirurgici specialistici saranno gestiti nei centri di primo livello.

L’invio al secondo livello è invece previsto in presenza di sospetta endometriosi profonda con indicazione chirurgica, rischio di coinvolgimento di intestino, vie urinarie o strutture nervose, progressione della patologia durante la terapia medica, infertilità associata a forme profonde o recidive che richiedono un nuovo intervento.

Nei centri regionali sarà possibile effettuare esami diagnostici avanzati, tra cui ecografie pelviche con referto strutturato, risonanze magnetiche con protocolli dedicati e ulteriori accertamenti per valutare l’estensione della malattia e l’eventuale coinvolgimento di più organi.

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