
La prima enciclica di Leone XIV è un profondo e tempestivo atto di discernimento spirituale, antropologico e sociale. Il Pontefice affronta la rivoluzione algoritmica non rifiutandola ma ponendo una domanda centrale: come preservare l'essenza, la dignità e la relazionalità dell'essere umano di fronte a una tecnologia capace di replicare e talvolta direzionare il pensiero e le decisioni umane? Per inquadrare la sfida contemporanea, l'enciclica ricorre a due potenti immagini bibliche: 1) la torre di Babele, che rappresenta l'archetipo dell'idolatria tecno-scientifica e della presunzione umana. È il sogno di una potenza centralizzata che si chiude alla trascendenza, omologa i linguaggi, sacrifica l'individualità in nome di un'efficienza astratta e pretende di edificare una verità autosufficiente; 2) La ricostruzione di Gerusalemme (Neemia) che rappresenta la risposta comunitaria, la cura della città ferita che rinasce non attraverso la standardizzazione, ma mediante la cooperazione, il riconoscimento della vulnerabilità e la protezione dei legami sociali. Il Papa ci avverte che l'umanità si trova dinanzi a un bivio : cedere al «paradigma tecnocratico» totalizzante o governare l'innovazione affinché serva il bene comune.
Collegandosi esplicitamente, dopo 135 anni, alla tradizione della dottrina sociale della Chiesa inaugurata dalla Rerum Novarum, Leone XIV dedica una parte cruciale del documento agli impatti della transizione tecnologica sul mondo del lavoro. Il progresso tecnologico deve essere strutturalmente «centrato sulla persona». L'innovazione non può essere giudicata solo in base all'aumento dei profitti o all'ottimizzazione dei processi. Al proposito viene espressamente condannata la tendenza a sacrificare intere categorie di lavoratori e famiglie sull'altare dell'efficienza dei modelli predittivi : il lavoro umano non è una semplice variabile macroeconomica sostituibile da un algoritmo. I modelli di business dominanti, basati sulla raccolta massiva di dati personali, sulla profilazione sistematica e sulla creazione di meccanismi di dipendenza digitale, attentano direttamente alla libertà interiore ed esteriore dell'individuo. Quando la coscienza viene costantemente orientata da flussi informativi personalizzati, la stessa capacità di scelta e di autentico libero arbitrio viene compromessa. Il testo solleva dunque il velo sulle «nuove schiavitù» della filiera digitale. Dietro l'apparente immaterialità e pulizia dell'intelligenza artificiale, si nascondono forme brutali di sfruttamento, come il lavoro precario e sottopagato dei lavoratori dei dati (data annotators) nei paesi in via di sviluppo, costretti a filtrare contenuti traumatici e tossici per «istruire» le macchine dell'Occidente. Un altro pilastro del documento riguarda «la verità nell'era digitale»: con la diffusione di contenuti sintetici, deepfake e sistemi di disinformazione automatizzata, la fiducia pubblica viene radicalmente minata. Il Papa esprime forte preoccupazione per una società che rischia di non saper più distinguere il vero dal verosimile, perdendo il contatto con la realtà oggettiva. L'affidamento totale a sistemi che mediano e pre-digeriscono la conoscenza rischia di atrofizzare lo spirito critico, sostituendo la complessità del discernimento umano con risposte standardizzate, prive di radici storiche, culturali ed empatiche.
L'enciclica si manifesta come una forte esortazione politica ed etica globale. Leone XIV chiede accordi internazionali vincolanti e un'architettura di governance globale per lo sviluppo dell'IA (la cosiddetta algoretica). Il Pontefice lancia un appello non solo ai capi di Stato, ma direttamente agli scienziati e ai programmatori (evocando anche il dialogo fecondo aperto dal Vaticano con esponenti della Silicon Valley impegnati sul fronte della sicurezza dei modelli).
La cooperazione/confronto tra la Santa Sede e il mondo della Silicon Valley è l'elemento politicamente e mediaticamente più rilevante di questa pubblicazione. Ovviamente nel testo formale dei cinque capitoli della Magnifica Humanitas, non si rinvene il nome di alcuna azienda specifica in quanto i documenti pontifici di massimo livello, per loro natura teologica e universale, evitano di citare marchi commerciali o soggetti privati specifici.
Tuttavia, la traccia e l'influenza della visione di Anthropic (che storicamente si è presentata sul mercato distinguendosi proprio per l'approccio orientato alla safety, ai protocolli di sicurezza e al mitigamento dei rischi dei modelli di frontiera) sono evidentissime nella struttura concettuale del testo. In particolare: il testo ufficiale evoca i concetti di «verifiche rigorose» e la necessità, laddove manchino garanzie antropologiche, di esercitare una «prudenza» che può tradursi anche in un «rallentamento nell'adozione dell'IA». Questa impostazione riflette direttamente il dibattito interno ai laboratori di ricerca sulla sicurezza algoritmica. L'Enciclica distingue inoltre tra l'innovazione tecnologica in sé e i sistemi di incentivi economici che muovono il settore, una separazione teorica che ricalca i motivi per cui i fondatori di Anthropic decisero a suo tempo di fuoriuscire da OpenAI.
Se nel testo formale l'azienda rimane un'evocazione filosofica, sul piano istituzionale il legame è diventato esplicito e di portata storica proprio lunedì 25 maggio 2026, all'Aula Nuova del Sinodo, quando Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic e figura chiave nella ricerca sull'interpretabilità dei modelli, è intervenuto come relatore ufficiale alla presentazione del documento, sedendo accanto ai vertici della Curia (tra cui il cardinale Fernández e il Segretario di Stato, cardinale Parolin) e allo stesso Papa Leone XIV. In quella occasione Olah ha fatto esplicito riferimento all'enciclica ammettendo così la necessità di una sponda etica e di una governance pubblica del settore come quella auspicata dal Pontefice. La presenza fisica di un fondatore di una Big Tech americana alla presentazione di una prima enciclica papale rappresenta un unicum nella storia della Chiesa. Segna la volontà del Vaticano di non fare solo accademia morale, ma di interloquire direttamente con gli ingegneri che quelle tecnologie le stanno materialmente programmando.
La pubblicazione di «Magnifica Humanitas» ha generato un'eco mediatica straordinaria e geopoliticamente speculare, sembrerebbe proprio a causa della presenza sul palco di Christopher Olah (co-fondatore di Anthropic).
Negli USA il dibattito si è infiammato immediatamente, poiché l'enciclica interseca in modo diretto lo scontro in atto tra la Silicon Valley e la politica di Washington. Agenzie e testate come l'Associated Press (AP) e i commentatori politici hanno subito sottolineato come l'alleanza tra il Vaticano e Anthropic sia una mossa dirompente. Anthropic è attualmente bloccata in una dura battaglia legale con l'amministrazione Trump (che ha imposto sanzioni all'azienda e vietato alle agenzie governative l'uso di Claude dopo il refusal della società di concedere ai militari l'accesso illimitato alla propria tecnologia). I media USA vedono l'abbraccio del Papa ad Anthropic come una formidabile «copertura morale» per l'azienda. I media finanziari (como Forbes) e generalisti hanno evidenziato il paradosso sollevato da Leone XIV: pur ospitando un gigante dell'IA, il Papa ha duramente condannato la concentrazione del potere e dei dati nelle mani di pochissimi privati, definendoli «più influenti dei governi» e capaci di fatturare più del PIL di intere nazioni. Riviste come America Magazine (l'organo dei Gesuiti statunitensi) parlano di una svolta storica: per la prima volta un Papa nato negli Stati Uniti mette l'IA in cima all'agenda della Chiesa, evidenziando rischi quasi «esistenziali» – tra cui il fatto che i modelli stiano iniziando a sviluppare forme di inganno o auto-consapevolezza nei test di sicurezza - e chiedendo una risposta esplicitamente teologica a una crisis che la sola tecnica non sa risolvere.
In Cina, la reazione al testo genera un alone prettamente geopolitica e strutturale, focalizzandosi sulla critica al modello occidentale di sviluppo tecnologico. I media cinesi e gli analisti orientali hanno ripreso con forza i passaggi dell'enciclica in cui il Papa denuncia le «nuove schiavitù della filiera digitale». Il riferimento del testo ai data annotators e ai lavoratori precari del Terzo Mondo, viene letto a Pechino come una severissima condanna vaticana al capitalismo predatore delle Big Tech americane. La richiesta del Papa di non lasciare l'IA nelle mani del «mercato selvaggio», ma di sottoporla a rigide regolamentazioni statali e a una governance pubblica internazionale, risuona in sintonia con l'approccio dirigista di Pechino. I commenti dei media asiatici tendono a enfatizzare la coincidenza di vedute sulla necessità che lo Stato (e non il miliardario di turno della Silicon Valley) mantenga il controllo strategico e morale sugli algoritmi. Il secco «no» di Leone XIV all'uso dell'intelligenza artificiale nei contesti militari e la sua affermazione che il concetto di «guerra giusta» sia ormai superato nell'era dei droni autonomi e predittivi, viene interpretato dai media statali cinesi come un monito implicito alla dottrina del Pentagono e alla militarizzazione tecnologica accelerata guidata dagli Stati Uniti. In sintesi: mentre l'Occidente legge l'enciclica come una mossa politica nel cuore della Silicon Valley e un posizionamento etico sulla sicurezza dei modelli, l'Oriente ne sposa la critica macroeconomica, vedendovi un manifesto contro il monopolio tecnologico americano e a favore di una regolazione centralizzata.
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