Dopo sei mesi passati nel reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico Umberto I, oggi una bambina di quattro anni proveniente da Gaza ha finalmente lasciato l’ospedale. Con lei ci sono la mamma e la sorellina, arrivate insieme in Italia per affrontare il percorso di cure.
La piccola non torna però subito a casa. Da oggi vivrà con la sua famiglia nella Residenza Vanessa dell’Ail (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma), una struttura che accoglie i bambini malati e i loro genitori, permettendo loro di continuare le terapie in ospedale solo quando serve davvero. Un luogo che, come spiegano i medici, è «una vera casa», pensata per dare normalità e sostegno a chi è costretto a vivere lontano dal proprio Paese.
La mamma, una giovane donna che non si è mai fermata davanti alle difficoltà, è rimasta sempre accanto alla figlia durante tutto il ricovero. E adesso la bimba ha potuto ritrovare un’altra coetanea, anche lei arrivata da Gaza, conosciuta nei lunghi mesi passati in reparto. «Le due non si sono mai lasciate sole – racconta il personale sanitario – e ora potranno ricominciare a giocare insieme».
Nella Capitale non solo l'Umberto I ha dato disponibilità, tra le strutture ospedaliere, ad accogliere i rifugiati. Tra queste c'è il Bambino Gesù, dove lo scorso febbraio due bambine erano state ricoverate. Poi il Gemelli, dove erano stati accolti alcuni dei piccoli pazienti in arrivo da Gaza nell'ambito delle operazioni di evacuazione sanitaria e accoglienza portate avanti dal governo italiano, come aveva spiegato il ministero italiano per la Difesa.
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