Roma, 16 marzo 2026

Da Roma a Bruxelles, tre dottoresse romane portano il loro studio sulla salute mentale dei ragazzi nel mondo digitale al Parlamento Europeo

All’inizio del mese hanno presentato lo studio alla sede dell’UE dal titolo «Giovani, salute mentale e nuove tecnologie: tra rischio e risorsa. Focus sui disturbi di personalità, vulnerabilità psichiatriche e nuove forme di dipendenza»

di Anita ArmeniseULTIMO AGGIORNAMENTO 3 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'
Da Roma a Bruxelles, tre dottoresse romane portano il loro studio sulla salute mentale dei ragazzi nel mondo digitale al Parlamento Europeo

Da Roma al Parlamento Europeo di Bruxelles per raccontare una storia che riguarda i giovani, la salute mentale e tecnologia. Le protagoniste sono tre professioniste della Asl Roma 3, la psichiatra Eliana Conte, la psicologa Valentina Liberati e l’assistente sociale Martina Caroleo.

All’inizio del mese hanno presentato nella sede dell’Ue il loro studio dal titolo «Giovani, salute mentale e nuove tecnologie: tra rischio e risorsa. Focus sui disturbi di personalità, vulnerabilità psichiatriche e nuove forme di dipendenza».

Il messaggio che portano riguarda il fatto che la tecnologia non va demonizzata, ma capita, capita bene, perché è ormai parte della vita dei ragazzi.

Il disagio mentale dei giovani: numeri che parlano chiaro

Le tre dottoresse partono dai dati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni soffre di un disturbo mentale. In Europa, l’Unicef segnala che il suicidio è la seconda causa di morte tra i 15 e i 19 anni.

La pandemia di Covid ha peggiorato la situazione. Il 40% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha provato sentimenti persistenti di tristezza o disperazione, e il 61% ha difficoltà ad accedere a cure adeguate.

Anche in Italia la richiesta di supporto psicologico è salita del 30% tra il 2019 e il 2024, con un aumento notevole delle urgenze psichiatriche. «Questi dati mostrano che i disturbi gravi si manifestano sempre più presto», spiegano le relatrici.

Tecnologia, da strumento a ambiente di vita

La ricerca sottolinea un concetto importante. Oggi la tecnologia non è solo uno strumento, ma un vero ambiente di vita. Qui i ragazzi costruiscono relazioni, definiscono la propria identità e imparano a gestire le emozioni.

«La tecnologia non è di per sé una causa di disagio – spiegano le dottoresse – ma può amplificare vulnerabilità già esistenti. Serve quindi un approccio multidisciplinare e consapevole».

L’uso eccessivo può portare alla cosiddetta dipendenza comportamentale digitale, con comportamenti compulsivi e veri sintomi di astinenza.

Chi rischia di più

Alcuni fattori psicologici rendono i ragazzi più vulnerabili all’uso problematico della tecnologia. Disturbi di personalità Cluster B (borderline e narcisistico) e Cluster C (evitante), affettività negativa, distacco, disinibizione, psicoticismo, ADHD e esperienze traumatiche pregresse.

In pratica, chi ha già fragilità emotive può trovare nel digitale un rifugio, ma anche un rischio.

Perché i giovani amano il digitale

Ma cosa rende la tecnologia così attraente? Le dottoresse spiegano: immersione nello «stato di flow», gratificazione immediata, multitasking a basso impegno, fuga dalle emozioni negative e soddisfazione di bisogni insoddisfatti nella vita reale.

In più l’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco. Chatbot e applicazioni diventano «medici a portata di mano», capaci di offrire risposte rapide, empatiche e gratificanti. In certi casi, possono sostituire momentaneamente lo psicologo, soprattutto per chi ha difficoltà sociali.

La tecnologia come alleata della salute mentale

Non tutto è negativo. La ricerca mostra anche come le tecnologie possano diventare strumenti utili per la salute mentale: migliorano l’accesso ai trattamenti basati su evidenze scientifiche, riducono i tempi di attesa e aiutano i ragazzi a ricevere aiuto prima che la situazione peggiori.

Lo smartphone, insomma, non è il nemico. Con le app giuste può diventare uno strumento concreto di prevenzione e cura.

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