
(Via dei Fori Imperiali)
La città di Buenos Aires sta puntando con decisione sulla priorità pedonale come leva di trasformazione urbana per combattere inquinamento, traffico e degrado dello spazio pubblico. Si tratta del piano «Prioridad Peatón» che prevede la creazione di 15 nuove aree pedonali entro il 2030, che si aggiungeranno alle sei già consolidate: Tribunales, Retiro, Once, Microcentro, quartieri storici e Avenida Corrientes.
Qualcosa di simile alle pedonalizzazioni e «isole ambientali» che stanno nascendo nel centro storico di Roma.
Le zone già operative non sono semplici strade chiuse al traffico, ma interventi strutturali di riqualificazione urbana. Marciapiedi ampliati, nuova illuminazione, arredi urbani e maggiore sicurezza ridisegnano interi comparti cittadini. Il programma prevede inoltre la realizzazione di altre 15 aree pedonali entro il 2030, consolidando un modello che mira a ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico e a incentivare la mobilità sostenibile.
Uno dei principi guida è quello della «città dei 15 minuti». Ogni cittadino dovrebbe poter raggiungere servizi, lavoro e attività quotidiane a piedi o in bicicletta in un quarto d’ora. Nel 2020, oltre alle sei aree permanenti, Buenos Aires ha introdotto strade pedonali temporanee in numerosi quartieri, garantendo almeno una zona chiusa al traffico in ogni divisione urbana comunale. Nei fine settimana queste strade si trasformano in spazi di socialità, commercio e cultura.
La riduzione del traffico veicolare comporta meno emissioni e meno rumore, ma anche una maggiore attrattività commerciale. Le aree pedonali favoriscono il turismo, incentivano le attività locali e migliorano la qualità della vita dei residenti. Non è solo una misura ambientale: è una strategia di rigenerazione urbana che mette al centro le persone.
Negli ultimi anni anche Roma ha avviato alcuni interventi in questa direzione sotto la giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri. Il Piano Particolareggiato del Traffico del Centro Storico ha individuato sei nuove «isole ambientali» — tra cui Pantheon, Navona e Tridente — e ha previsto le prime pedonalizzazioni in strade come via del Portico d’Ottavia, via dei Banchi Nuovi, via del Governo Vecchio–piazza Pasquino e via Giulia.
In più, progetti come la pedonalizzazione di via di San Gregorio attorno al Colosseo stanno trasformando arterie chiave del patrimonio archeologico in spazi liberi dal traffico, migliorando fruibilità e tutela dei beni storici.
Altre iniziative, come la trasformazione di piazza Sant’Agostino in isola pedonale (già realizzata in vista del Giubileo) e la progressiva eliminazione di parcheggi centrali come quelli tra piazza Venezia e Bocca della Verità, vanno nella stessa direzione.
L’esperienza di Buenos Aires dimostra però che si può andare oltre, con una strategia ampia e continuativa capace di cambiare davvero le abitudini di mobilità. Per Roma — città storica ma ancora fortemente dipendente dall’auto privata — un’espansione più decisa delle pedonalizzazioni, anche temporanee e diffuse nei quartieri, potrebbe migliorare qualità dell’aria, sicurezza stradale e attrattività turistica.
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