
Non basta presentarsi insieme contro Giorgia Meloni: per costruire un’alternativa di governo, il centrosinistra deve convergere su proposte concrete e scelte coraggiose. È il messaggio lanciato da Giuseppe Conte in un’intervista a La Stampa, nella quale il leader del Movimento 5 Stelle invita la coalizione a non considerare la vittoria dei democratici americani alle elezioni di midterm come una garanzia di successo anche in Italia. «Il risultato americano di certo ci rinfranca, ma non può illuderci che sia la comoda e automatica anticamera della vittoria del campo progressista. In Italia non basterà stare tutti insieme contro la Meloni per batterla», avverte l’ex presidente del Consiglio. Il lavoro, secondo Conte, dovrà concentrarsi sulle risposte al «malessere diffuso» e alle disuguaglianze cresciute nel Paese.
In vista del tavolo programmatico della coalizione, il presidente del M5s si dice disponibile a cercare una convergenza, ma chiede che il confronto produca una proposta politica incisiva. «Questo è il tempo delle scelte coraggiose e di proposte radicali», afferma, descrivendo un disagio che, pur avendo radici nelle condizioni materiali, si starebbe trasformando anche in un malessere morale e spirituale. Tra i temi sul tavolo c’è anche la patrimoniale invocata da Alleanza Verdi e Sinistra. Conte prende le distanze da un intervento una tantum: «Non possiamo puntare a una soluzione, peraltro di problematica applicazione. Abbiamo bisogno di progettare un intervento chiaro e sistematico che si sviluppi nel corso del tempo. Altrimenti non potremmo porre rimedio alle iniquità e alle diseguaglianze». Sul percorso delle primarie, il leader pentastellato invita inoltre ad anticipare i tempi. L’obiettivo è consentire a chi vincerà la competizione di ricomporre la coalizione e recuperare il sostegno degli elettori vicini al campo progressista, evitando che i sostenitori dei candidati sconfitti si allontanino dalle urne.
Di segno diverso l’intervento di Matteo Renzi, che in un’intervista a Il Foglio mette al centro soprattutto la necessità di mantenere unito il centrosinistra. «A tutti quelli che adesso si mettono a fare le analisi del sangue sul livello di progressismo del singolo candidato, io dico: ma quanto provincialismo dobbiamo ancora sopportare? Quando arriva il momento di scegliere, dopo anni di governo di estrema destra, contano i voti e non i veti». Il leader di Italia Viva considera il risultato americano «una boccata d’aria fresca» e una lezione per il centrosinistra: «Si vince uniti. È evidente che ci siano differenze tra di noi, ma non saranno mai grandi come quelle che ci dividono dagli altri, dalla destra». Renzi definisce «ridicolo» il dibattito sulle garanzie richieste da Conte per la presenza di Italia Viva nella coalizione e ribadisce che l’unica condizione necessaria è l’unità. Quanto al futuro del centro, spiega che il suo partito ha dato disponibilità a discutere una lista unitaria, ma non esclude una corsa autonoma di Italia Viva e Casa Riformista all’interno del centrosinistra. Sulle primarie, infine, Renzi considera «più logica» una competizione a due tra Conte ed Elly Schlein. Se i candidati dovessero essere più numerosi, aggiunge, ciascuno farà le proprie valutazioni.
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