Roma, 27 agosto 2026
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Caterina Barbieri torna a Romaeuropa con una nuova opera per orchestra, elettronica e voci

Il 9 settembre all’Auditorium Conciliazione la compositrice presenta in prima nazionale “Non puoi contare l’infinito” insieme a ONCEIM. Ad aprire la serata “Constellation” di Christian Marclay

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 5'
Caterina Barbieri Rewire (Nat Urazmetova)

Caterina Barbieri Rewire (Nat Urazmetova)

Dopo l'apertura dedicata alla danza con Sofia Nappi, il Romaeuropa Festival affida alla musica contemporanea la seconda serata inaugurale della sua quarantunesima edizione. Mercoledì 9 settembre, alle 21 all'Auditorium Conciliazione, sul palco ci saranno Caterina Barbieri, Christian Marclay e gli oltre trenta musicisti di ONCEIM, l'Orchestra per la Creazione, la Sperimentazione e l'Improvvisazione Musicale diretta da Frédéric Blondy.

Al centro della serata c'è la prima italiana di “Non puoi contare l'infinito”, nuova composizione di Barbieri commissionata dalla Philharmonie de Paris e dal Romaeuropa Festival. Un lavoro nel quale la ricerca elettronica della compositrice bolognese si estende alla dimensione orchestrale, mettendo in relazione sintetizzatori, voci, archi e ottoni.

Ad aprire il programma sarà invece “Constellation” di Christian Marclay, artista e compositore statunitense Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, che ha costruito il progetto insieme ai musicisti di ONCEIM partendo dai loro timbri e dalle loro tecniche strumentali.

Caterina Barbieri porta i suoi sequencer dentro l'orchestra

Per Barbieri si tratta del terzo appuntamento al Romaeuropa Festival. Nel 2018 aveva presentato Patterns of Consciousness, mentre nel 2023 era tornata con Spirit Exit, progetto nel quale il suo universo elettronico si apriva maggiormente agli strumenti acustici, alla voce e ai testi.

Con Non puoi contare l'infinito il passaggio successivo è quello verso l'orchestra. La composizione nasce infatti da una matrice armonica programmata sul sequencer analogico ER-101, uno degli strumenti centrali nella ricerca musicale di Barbieri, ma viene affidata a un ensemble di oltre trenta interpreti.

La struttura originaria non viene mai presentata nella sua interezza. I suoi elementi vengono distribuiti tra i musicisti, lasciando spazio a trasformazioni, variazioni e improvvisazione durante l'esecuzione.

Scrittura e libertà interpretativa convivono così all'interno dello stesso lavoro, con l'orchestra utilizzata non soltanto per riprodurre una partitura già definita ma come un organismo capace di modificare la musica mentre viene eseguita.

“Non puoi contare l'infinito” racconta una nascita come separazione

La composizione è divisa in due atti. Il primo, “Bruma”, è scritto per orchestra, tre voci ed elettronica. Il secondo dà il titolo all'intera opera ed è affidato ad archi, ottoni e voce.

Alla base del lavoro ci sono i temi della nascita e della separazione: il passaggio da una condizione di unità alla differenza, dall'infinito al finito. «Questa musica, per me, è un canto della perdita dell'Uno», scrive Barbieri, descrivendola come «il taglio del cordone ombelicale».

La parte conclusiva nasce da una poesia della stessa compositrice e immagina un dialogo tra una madre e il figlio sulla soglia della nascita, rappresentata contemporaneamente come un principio e una perdita.

Anche la scrittura musicale segue questa idea. La voce del soprano riproduce il movimento quasi meccanico di una melodia eseguita al contrario, mentre archi e ottoni modificano continuamente l'intonazione fino a evocare il pianto di un neonato.

Il progetto segna anche un nuovo passaggio nel percorso di Barbieri, oggi direttrice artistica della Biennale Musica di Venezia, dopo una carriera costruita tra musica elettronica, composizione elettroacustica e performance internazionali.

Christian Marclay trasforma quadri e rumori in una partitura

La serata si aprirà con un approccio alla composizione molto diverso. In “Constellation”, Christian Marclay lavora infatti sul suono come materiale da raccogliere, scomporre e ricombinare.

Per realizzare il progetto ha inizialmente costruito un archivio delle possibilità sonore dei singoli componenti di ONCEIM: timbri, gesti, tecniche e caratteristiche degli strumenti diventano una sorta di insieme di “oggetti sonori” che gli interpreti possono trasformare durante l'esecuzione.

La partitura parte anche da un materiale apparentemente lontano dalla musica contemporanea: le rappresentazioni di spartiti presenti nelle nature morte del Cinquecento e del Seicento e nei dipinti cubisti di Georges Braque, Juan Gris e Pablo Picasso.

Marclay ne estrae frammenti melodici e armonici, che vengono rimontati all'interno di una struttura aperta. Ogni esecuzione può quindi assumere una forma differente a seconda delle scelte e dell'interazione tra i musicisti.

Un'orchestra costruita sull'improvvisazione

A tenere insieme i due lavori è ONCEIM, formazione fondata e diretta da Frédéric Blondy che riunisce musicisti provenienti dalla classica contemporanea, dal jazz, dalla musica improvvisata e dalla sperimentazione.

L'orchestra fa della creazione collettiva uno dei principi centrali del proprio lavoro e diventa così il terreno comune tra i due diversi approcci presentati nella serata.

Marclay parte dal gesto e dall'identità sonora dei singoli interpreti per costruire una composizione mutevole; Barbieri trasferisce invece nell'orchestra i processi generativi sviluppati attraverso l'elettronica e i sintetizzatori.

Due percorsi differenti che il 9 settembre inaugureranno la parte musicale del Romaeuropa Festival, dopo la prima serata dedicata alla danza.

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