
È scattata alle prime luci dell'alba di oggi l'operazione dei carabinieri che ha disarticolato una delle organizzazioni criminali più attive nel quadrante est della città.
Su richiesta dell'antimafia i militari hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone, indagate per traffico di droga, sequestro di persona, estorsione e tentato omicidio. L'inchiesta documenta un sodalizio capace di muovere ingenti volumi d'affari e di imporsi sul territorio con modalità mafiose.
Le indagini, coordinate dalla Procura capitolina e avviate nel maggio dello scorso anno, hanno permesso di inquadrare l'operatività di un gruppo dedito all'importazione dall'estero e alla distribuzione all'ingrosso di carichi di droga destinati a diverse piazze di spaccio romane. Al vertice dell'associazione figurano soggetti ritenuti vicini a importanti referenti del clan Senese, un legame che garantiva al gruppo una solida egemonia criminale. La pericolosità della consorteria era alimentata non solo dalla disponibilità di armi, ma anche da un rigido controllo del territorio basato su minacce e atti di forza.
Il ricorso alla violenza per il recupero dei crediti rappresentava, secondo gli inquirenti, una prassi consolidata. Tra gli episodi più gravi ricostruiti figura il sequestro di persona del padre di un intermediario, prelevato a Sulmona e tenuto prigioniero in una villetta al confine tra Lazio e Abruzzo. Sotto la minaccia di una pistola alla testa, l'uomo è stato costretto a sollecitare al figlio la restituzione di 200 mila euro sottratti all'organizzazione. Analoga ferocia è stata documentata nel pestaggio di un pusher insolvente, avvenuto all'interno di una chiesa, dove la vittima è stata colpita con calci, pugni e con il calcio di un'arma per un debito di 35 mila euro.
L'inchiesta ha fatto luce anche su una sanguinosa faida per la spartizione del territorio nel quartiere Tuscolano, culminata in due tentati omicidi tra novembre e dicembre 2025. Le sparatorie, avvenute sulla pubblica via, avevano destato un profondo allarme sociale per il rischio corso dai passanti. La tensione tra i gruppi rivali è proseguita fino ad aprile scorso, quando i Carabinieri sono riusciti a sventare cinque potenziali omicidi programmati in pochi giorni. Per eliminare gli avversari, i capi dell'organizzazione avevano persino assoldato un killer cileno, fatto arrivare appositamente dalla Spagna e nascosto in un covo a Ciampino.
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