Roma, 7 luglio 2026
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Attentato a Sigfrido Ranucci: Valter Lavitola indagato per strage e aggravante mafiosa

Nuovi sviluppi sull’attentato di ottobre contro il conduttore di Report. La DDA di Roma perquisisce l'imprenditore, accusato di aver pianificato l'attacco dinamitardo insieme a un intermediario fuggito all'estero.

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Attentato a Sigfrido Ranucci: Valter Lavitola indagato per strage e aggravante mafiosa

Nuovi sviluppi nell'inchiesta sull'attentato dinamitardo che lo scorso ottobre ha colpito il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. I magistrati dell'Antimafia di Roma hanno iscritto nel registro degli indagati l'imprenditore Valter Lavitola, ritenuto il presunto mandante dell'azione criminale. Le accuse formulate dai pm capitolini sono drastiche. Reato di strage con l'aggravante del metodo mafioso (art. 416 bis.1 c.p.).

L'ordigno e il rischio di una strage urbana

Secondo quanto emerge dalle 7 pagine del decreto di perquisizione Lavitola e i suoi complici avrebbero messo in pericolo la pubblica incolumità piazzando un ordigno a base di «gelatina da cava» davanti all'abitazione romana del giornalista.

La bomba è stata fatta esplodere in pieno centro urbano, a pochi metri da due auto dotate di impianto a gas. Solo per «caso fortuito», spiegano gli inquirenti, la deflagrazione non ha innescato una reazione a catena che avrebbe determinato conseguenze ulteriormente devastanti per i residenti della zona.

Il sopralluogo un mese prima del blitz

Le indagini dei militari dell'Arma hanno ricostruito le tappe della pianificazione. Il 15 settembre 2025, esattamente un mese prima dell'attentato di ottobre, Valter Lavitola avrebbe effettuato un vero e proprio sopralluogo davanti alla casa di Ranucci. Lavitola non sarebbe stato solo. Con lui c'era il 47enne camerunense Clesio Tavares Gomes, figura chiave dell'intera vicenda.

Il «bistrò» a Monteverde e la fuga in Camerun

I carabinieri hanno individuato in Gomes l'anello di collegamento tra Lavitola (il mandante) e la banda criminale di Avellino che ha materialmente eseguito l'attacco. A legare i due c'è un rapporto professionale e personale consolidato, dato che dal 2017 Gomes risulta ufficialmente dipendente della società Cefalù srl, che gestisce il ristorante «Cefalù Bistrò di pesce» in viale dei Quattro Venti, nel quartiere romano di Monteverde Vecchio, un'attività commerciale ritenuta dagli inquirenti direttamente riconducibile allo stesso Lavitola.

Subito dopo l'attentato di ottobre, Lavitola si sarebbe attivato in prima persona per allontanare Gomes dall'Italia, favorendo il suo trasferimento in Camerun (dove l'uomo si trova tuttora) e garantendogli la necessaria assistenza legale. Nelle intercettazioni tra Gomes e la sua compagna emerge chiaramente come il rientro in Italia dello straniero dipendesse esclusivamente dalle decisioni dell'imprenditore.

Le intercettazioni: «Avvisa quell'altro»

A incastrare i protagonisti del complotto ci sono i tracciamenti delle celle telefoniche e una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche. Di particolare rilievo è la conversazione registrata subito dopo il blitz delle forze dell'ordine, quando Pellegrino D'Avino, uno dei membri della banda avellinese, nel momento in cui è stato raggiunto dalla misura cautelare si è rivolto al suocero intimandogli di «avvisare Clesio Tavares affinché quest'ultimo avvisi 'quell'altro'». Per la DDA, quel misterioso destinatario è proprio Valter Lavitola.

Nelle ultime ore, gli investigatori hanno sequestrato i computer e i telefoni cellulari di Lavitola. I dispositivi sono ora al vaglio degli esperti informatici per cristallizzare definitivamente le accuse e analizzare la rete di contatti che ha portato all'atto intimidatorio contro il giornalista della Rai.

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