Roma, 17 agosto 2026
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Attentato a Ranucci, la difesa di Lavitola chiede di chiarire la sua versione: «Lo avvisò dei rischi prima della bomba»

Il legale dell’imprenditore, che ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato ma nega un accordo preventivo con gli esecutori, annuncia nuove dichiarazioni in vista del Riesame. Al centro della strategia difensiva il presunto incontro del 7 settembre 2025 e la questione della sicurezza del conduttore di Report

di Camilla Palladino TEMPO DI LETTURA 5'
Attentato a Ranucci, la difesa di Lavitola chiede di chiarire la sua versione: «Lo avvisò dei rischi prima della bomba»

La difesa di Valter Lavitola chiede di poter precisare quanto riferito dall’imprenditore nell’interrogatorio di garanzia dello scorso 12 agosto davanti al gip, dopo che il giudice ha respinto la richiesta degli arresti domiciliari. L’obiettivo, spiega il legale Arturo Cola, non è ritrattare quanto già dichiarato, ma «puntualizzare» e fornire quella che definisce «l’interpretazione autentica» delle dichiarazioni rese. Il ricorso al Tribunale del Riesame è stato già presentato il 15 agosto e, secondo il difensore, l’udienza dovrebbe tenersi la prossima settimana.

Al centro della nuova iniziativa della difesa ci sarebbe soprattutto il movente dell’attentato contro Sigfrido Ranucci e la ricostruzione dei rapporti tra il giornalista e Lavitola nelle settimane precedenti all’esplosione. Secondo quanto riferito dall’avvocato, l’imprenditore avrebbe infatti raccontato di avere parlato direttamente con il conduttore di Report dei rischi che correva già il 7 settembre 2025, oltre un mese prima dell’attentato.

L’incontro del 7 settembre

Secondo la ricostruzione riferita dal legale di Lavitola, quel giorno i due si sarebbero incontrati nella villetta di Ranucci a Campo Ascolano, a Torvaianica. «C’è stato un incontro, lo avete letto nell’ordinanza cautelare, il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò il dottor Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati», ha detto Cola oggi, 17 agosto.

La circostanza assume un peso particolare nella strategia difensiva perché, secondo quanto riportato dall’Agi sulla base delle dichiarazioni del legale, Lavitola avrebbe sostenuto di aver parlato con Ranucci proprio della sicurezza e dei pericoli che gli erano stati segnalati. La difesa ritiene quindi che un’eventuale conferma da parte del giornalista potrebbe fornire elementi utili alla ricostruzione del movente sostenuto dall’imprenditore.

La circostanza dell’incontro del 7 settembre si inserisce peraltro in una sequenza di episodi già ricostruiti dagli investigatori. Secondo quanto riportato dalle agenzie sulla base degli atti dell’indagine, in quella occasione Lavitola sarebbe entrato per la prima volta nella proprietà di Ranucci e la posizione della villetta gli sarebbe stata indicata dallo stesso giornalista attraverso un messaggio. L’ordinanza cautelare avrebbe inoltre ricostruito un successivo passaggio nella zona, l’8 settembre, quando Lavitola sarebbe tornato insieme al suo collaboratore Gomes Clesio Tavares per un sopralluogo. Si tratta di elementi dell’inchiesta, non di fatti accertati con sentenza.

La notte della bomba

L’attentato avvenne nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano, nel territorio di Pomezia. Un ordigno esplose davanti al cancello della villetta, distruggendo l’auto del giornalista e quella della figlia e danneggiando il muro dell’abitazione. Ranucci, che era già sottoposto a una misura di protezione a causa delle minacce ricevute negli anni, non rimase ferito.

Le prime indagini vennero coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Gli accertamenti tecnici, secondo quanto successivamente ricostruito dagli investigatori, individuarono nell’ordigno una carica esplosiva composta da gelatina da cava. Le indagini sui filmati e sui dati telefonici portarono inoltre gli investigatori a ricostruire gli spostamenti di una Fiat 500 X noleggiata in Campania e dei telefoni utilizzati dagli uomini ritenuti coinvolti nell’esecuzione dell’attentato.

I quattro presunti esecutori

A fine giugno 2026 i carabinieri hanno arrestato quattro persone, ritenute dalla Procura gli esecutori materiali dell’attentato. Il Tribunale del Riesame di Roma, il 22 luglio, ha confermato le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso contestata agli indagati.

Secondo l’accusa, il presunto mandante sarebbe invece Lavitola, imprenditore ed ex giornalista e, come ricordato anche dalle cronache, amico di Ranucci. Gli elementi a suo carico sono oggetto dell’indagine e della successiva fase giudiziaria.

La confessione di Lavitola e il movente contestato

Lavitola, nell’interrogatorio di garanzia del 12 agosto, ha ammesso di essere il mandante dell’attentato, sostenendo però una ricostruzione del movente diversa da quella che la Procura gli contesta. Secondo quanto riferito dal suo difensore, avrebbe sostenuto di aver voluto provocare un rafforzamento della protezione di Ranucci e avrebbe escluso l’esistenza di un accordo preventivo con gli esecutori.

È proprio questo uno degli aspetti che la difesa vuole approfondire davanti al Riesame. «I punti centrali che affronteremo riguardano la modalità esecutiva dell’attentato e il movente», ha spiegato oggi Cola, precisando che non si tratterebbe di una ritrattazione ma di dichiarazioni spontanee finalizzate a chiarire gli aspetti che il gip avrebbe ritenuto imprecisi.

I messaggi dopo l’esplosione

Un altro elemento richiamato dalla difesa riguarda i contatti tra Lavitola e Ranucci nei giorni successivi all’attentato. Sulla base della ricostruzione fornita dal legale, il 20 ottobre, quattro giorni dopo l’esplosione, Lavitola avrebbe inviato al giornalista alcuni messaggi nei quali lo invitava a non sottovalutare la situazione.

La difesa collega questi messaggi alla propria ricostruzione del movente, sostenendo che Lavitola avrebbe agito con l’intento di far aumentare il livello di protezione del giornalista. Sarà ora il procedimento giudiziario a stabilire il valore di questi elementi e la loro eventuale rilevanza rispetto all’accusa.

La questione della scorta

Il tema della sicurezza di Ranucci è centrale anche perché il giornalista era già sottoposto a protezione prima dell’attentato. Dopo l’esplosione, il livello della scorta è stato ulteriormente rafforzato: Ranucci ha riferito in Antimafia che dopo l’attentato la sua protezione era passata al quarto livello, con una coppia di agenti e un’auto blindata. A dicembre 2025 il Viminale aveva inoltre disposto un ulteriore incremento della scorta, con quattro agenti e un’altra auto blindata.

La difesa di Lavitola sostiene ora che anche Ranucci avrebbe chiesto un rafforzamento della propria protezione e intende utilizzare questo elemento per sostenere la propria interpretazione del movente. Si tratta, tuttavia, di una circostanza prospettata dalla difesa e che dovrà essere verificata nell’ambito dell’inchiesta.

Ranucci già sotto protezione per le minacce ricevute

Il quadro della sicurezza di Ranucci non nasce con l’attentato del 2025. Il giornalista aveva raccontato di essere stato sottoposto a diverse forme di tutela negli anni precedenti, in relazione alle minacce ricevute dopo alcune delle sue inchieste. Nell’ottobre 2025, dopo l’esplosione, aveva spiegato di avere «una lista infinita di minacce» ricevute nel tempo e di averle sempre comunicate all’autorità giudiziaria, mentre gli uomini della sua scorta avevano redatto i relativi rapporti.

Nel novembre 2025, davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, Ranucci aveva inoltre riferito di altri episodi precedenti, tra cui il ritrovamento di proiettili e una minaccia ricevuta dopo una puntata di Report dedicata alle stragi e al caso Moro.

Il rapporto tra Ranucci e Lavitola

Sul rapporto personale tra i due, Ranucci aveva riferito nel luglio scorso di aver frequentato Lavitola anche nell’estate precedente all’attentato. Il giornalista aveva raccontato che l’imprenditore era stato a cena a casa sua almeno due volte e che, in un’altra occasione, era passato dall’abitazione mentre Ranucci non era presente. Dopo la perquisizione e l’avvio dell’indagine, Ranucci aveva scelto di non contattarlo, spiegando di voler rispettare il lavoro degli investigatori. È proprio all’interno di questo rapporto preesistente che la difesa colloca il presunto colloquio del 7 settembre e l’avvertimento sui rischi che, secondo la versione di Lavitola, sarebbe stato rivolto al giornalista.

Il nuovo fronte politico evocato da D’Amato

Nelle ultime ore la vicenda si è intrecciata anche con le dichiarazioni del giornalista Alessandro D’Amato, che ha raccontato al Corriere della Sera di avere conosciuto Lavitola e di aver ricevuto da lui informazioni su un progetto politico che avrebbe dovuto avere Ranucci come riferimento.

D’Amato ha però precisato di non avere mai ricevuto da Lavitola l’indicazione che Ranucci avesse aderito al progetto: «Non mi ha mai detto che Ranucci fosse d’accordo», ha riferito. Secondo il suo racconto, Lavitola gli avrebbe parlato anche della realizzazione di una lista di indirizzi destinata a costituire l’embrione di una struttura politica. Lo stesso D’Amato ha riferito che, alla domanda sull’origine di un sondaggio che indicava Ranucci come possibile leader politico, Lavitola avrebbe risposto parlando di «ambienti del Partito Democratico americano». Si tratta, anche in questo caso, di dichiarazioni testimoniali riportate dalla stampa e non di circostanze giudizialmente accertate.

La prossima partita al Riesame

Ora la difesa prepara dunque il prossimo passaggio davanti al Tribunale del Riesame. Il ricorso è stato depositato il 15 agosto e l’avvocato Cola ha annunciato che Lavitola potrebbe rendere dichiarazioni spontanee per chiarire il contenuto dell’interrogatorio di garanzia.

La difesa punta in particolare sul presunto avvertimento del 7 settembre, sulle modalità dell’attentato e sulla propria ricostruzione del movente. La Procura, invece, sostiene l’ipotesi accusatoria nei confronti di Lavitola come presunto mandante. Il Riesame dovrà valutare le questioni sottoposte dalla difesa e, più in generale, la posizione cautelare dell’imprenditore.

La vicenda resta quindi aperta sul piano giudiziario. L’attentato del 16 ottobre 2025, l’individuazione dei quattro presunti esecutori materiali e la posizione di Lavitola costituiscono i diversi livelli di un’inchiesta che, a quasi dieci mesi dall’esplosione davanti alla casa di Ranucci, continua a concentrarsi soprattutto sulla ricostruzione dei rapporti, delle informazioni disponibili prima dell’attentato e del movente dell’azione.

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