
Il dolore toracico è acuto, improvviso, accompagnato da affanno e debolezza. Quando Adele (nome di fantasia) arriva al pronto soccorso del Sant'Andrea, il quadro clinico è quello simile a quello di un infarto miocardico acuto. Gli esami iniziali sembrano confermarlo. Ma la diagnosi finale racconta un’altra storia.
Adele, quarant'anni, ha da poco perso un figlio. Un evento traumatico, che precede di pochi giorni l'arrivo dei sintomi. Non solo un dettaglio nel percorso diagnostico.
All’ingresso in pronto soccorso, l’elettrocardiogramma a 12 derivazioni evidenzia alterazioni del tratto ST e dell’onda T. Quello che Adele sta avendo è compatibile con un’ischemia miocardica acuta.
Quindi, di fronte a un sospetto infarto, la paziente viene presa in carico dal Servizio di Cardiologia d’Urgenza del DEA, integrato all’interno del pronto soccorso, per completare l’iter diagnostico.
È l’ecocardiografia transtoracica a fornire il primo elemento che cambia la prospettiva. L’esame documenta una disfunzione sistolica del ventricolo sinistro, con ipocinesia e acinesia dei segmenti medio-apicali e ipercontrattilità dei segmenti basali. Il ventricolo assume il caratteristico aspetto «a palloncino», noto come apical ballooning.
«A questo punto il sospetto diagnostico si orienta verso la sindrome di Takotsubo», spiega Ettore Squillace Greco, responsabile della cardiologia d’urgenza del Sant'Andrea. «Si tratta di una condizione che può simulare in modo quasi perfetto un infarto miocardico».
Per escludere definitivamente una sindrome coronarica acuta, Adele viene sottoposta a coronarografia urgente. L’esame non evidenzia stenosi coronariche significative né segni di trombosi acuta; è il passaggio che conferma il sospetto di una cardiomiopatia da stress e fa spostare tutto verso una gestione terapeutica diversa.
«La coronarografia resta un esame chiave in questi casi», sottolinea Squillace Greco. «Solo così è possibile distinguere con certezza la sindrome di Takotsubo dall’infarto ed evitare trattamenti non necessari».
La sindrome di Takotsubo, conosciuta come cardiomiopatia da stress o sindrome del cuore infranto, è una condizione cardiaca acuta caratterizzata da una disfunzione ventricolare sinistra transitoria. È spesso scatenata da eventi stressanti intensi, di natura emotiva o fisica come lutti, traumi, shock psicologici o patologie acute.
Colpisce soprattutto le donne, in particolare in età post-menopausale, e rappresenta una sfida diagnostica in ambito di emergenza, proprio per la sua somiglianza clinica ed elettrocardiografica con l’infarto miocardico acuto.
Nella maggior parte dei casi, la funzione del ventricolo sinistro si normalizza nel giro di giorni o settimane. Ma nella fase acuta la sindrome può complicarsi con scompenso cardiaco, aritmie ventricolari, shock cardiogeno o trombosi intraventricolare, rendendo necessaria una sorveglianza clinica attenta.
«La tempestività della diagnosi è cruciale», evidenzia il responsabile della Cardiologia d’Urgenza del Sant’Andrea. «Una valutazione cardiologica completa, basata su ECG, biomarcatori, ecocardiografia e coronarografia, consente una gestione sicura ed efficace del paziente».
Sono infatti solo i servizi di cardiologia d'urgenza ad essere dotati di strumentazione avanzata per la diagnostica immediata. Gli unici a permettere un inquadramento rapido delle patologie cardiache acute.
Dopo pochi giorni di osservazione, Adele viene dimessa. I medici le spiegano che non ha avuto un infarto. Il cuore, dal punto di vista cardiologico, recupererà. Ma la diagnosi porta con sé un messaggio chiaro ovvero che anche lo stress e il dolore emotivo possono avere conseguenze acute e misurabili sull’apparato cardiovascolare.
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