Roma, 20 agosto 2026
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Arrestato a Fiumicino il latitante macedone: era il braccio destro del boss del clan della cocaina

La fuga internazionale di uno degli ultimi tasselli chiave di una complessa organizzazione criminale, dedita al narcotraffico tra l'Abruzzo e il Lazio, si è conclusa bruscamente sulla pista dell'aeroporto di Fiumicino

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Arrestato a Fiumicino il latitante macedone: era il braccio destro del boss del clan della cocaina

Un cittadino di nazionalità macedone, latitante dal novembre 2024, è stato arrestato dalla Polizia di Frontiera subito dopo essere atterrato in territorio italiano. L'uomo, sfuggito a una massiccia operazione antidroga scattata due anni fa, è stato immediatamente trasferito nel carcere di Rieti, a disposizione dell'autorità giudiziaria.

A suo carico pendeva un mandato di arresto europeo emesso dal giudice per le indagini preliminari (gip) del Tribunale dell'Aquila, formulato su specifica richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda). La cattura rappresenta il culmine di una serrata attività investigativa transnazionale coordinata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip), che ha permesso di localizzare il ricercato in Polonia, dove aveva trovato temporaneo rifugio per sottrarsi alla giustizia italiana.

Il braccio destro del capo e la struttura del clan

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Questura dell'Aquila, il cittadino macedone non era un semplice esecutore materiale, ma occupava una posizione di primissimo piano all'interno del sodalizio criminale. Gli investigatori lo indicano infatti come il vero e proprio braccio destro del capo dell'organizzazione. Un ruolo di massima fiducia che comportava mansioni strategiche e operative di alto livello.
L’uomo aveva il compito di gestire direttamente le piazze di spaccio e le cessioni di droga nel capoluogo abruzzese e, in diverse occasioni, anche nella Capitale. Tra le sue responsabilità principali figurava l'individuazione di nascondigli sicuri per lo stupefacente, volti a eludere i controlli delle forze dell'ordine, oltre alla cura personale di numerose consegne di droga ai mediatori e ai pusher di livello inferiore.
L'intera associazione a delinquere, smantellata nel corso del tempo, si reggeva su una struttura piramidale estremamente solida. A fare da collante tra i sodali non c'erano soltanto i cospicui guadagni economici, ma anche e soprattutto forti legami familiari e una comune provenienza geografica, elementi che garantivano l'omertà e la massima fedeltà tra i membri.

Un business milionario basato sulla cocaina

Le indagini che hanno portato all'arresto del latitante affondano le radici in un'articolata inchiesta condotta tra novembre 2022 e giugno 2024. Il lavoro sul campo è stato svolto in stretta sinergia tra la Sezione antidroga della Squadra Mobile e la Sisco (Sezione investigativa del servizio centrale operativo) dell'Aquila. Questo prolungato monitoraggio ha permesso di svelare l'esistenza di una fitta e redditizia rete di spaccio attiva principalmente all'Aquila e in diverse zone del Lazio.
Il cuore pulsante degli affari illeciti del gruppo era il traffico di cocaina. Attraverso pedinamenti, intercettazioni e riscontri sul territorio, gli agenti della Polizia di Stato sono riusciti a mappare con precisione chirurgica la rete commerciale del clan, identificando circa 650 clienti stabili. Un giro d'affari imponente che riforniva quotidianamente i consumatori delle due regioni.
Per ridurre al minimo i rischi di intercettazione e localizzazione, l'organizzazione adottava rigidi protocolli di sicurezza. Il gruppo utilizzava telefoni cellulari dedicati, che venivano sistematicamente scambiati e affidati di volta in volta ai diversi spacciatori prima di ogni turno o consegna. Anche la logistica era studiata nei minimi dettagli: la banda si muoveva a bordo di una flotta di automobili intestate fittiziamente a terze persone del tutto estranee al giro, usate come scudo contro i controlli di routine su strada.

Chiuso il cerchio sul blitz del 2024

L'epilogo di questa lunga indagine era scattato nel novembre del 2024 con un maxi-blitz coordinato dalla Dda. Quell'operazione aveva inferto un colpo durissimo alla rete criminale, portando all'esecuzione di 22 custodie cautelari in carcere e sei provvedimenti di arresti domiciliari. In quel contesto, quattro esponenti di spicco, tra cui il cittadino macedone fermato a Fiumicino, erano però riusciti a trovare una via di fuga, varcando i confini nazionali prima che le manette potessero scattare.
La fuga dei quattro indagati ha fatto scattare una cooperazione internazionale di polizia che non ha mai interrotto le ricerche. Con l'arresto dell'uomo proveniente dalla Polonia, la Polizia di Stato ha ufficialmente chiuso il cerchio: tutti e quattro i latitanti sfuggiti alla cattura nel 2024 sono stati rintracciati all'estero, estradati e infine arrestati in territorio italiano. L'uomo ora dovrà rispondere davanti alla giustizia delle pesanti accuse di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio aggravato.

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