Roma, 29 settembre 2026
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È morto il fotografo Umberto Pizzi, decano dei paparazzi che ha raccontato mezzo secolo d'Italia

Se ne va il cronista visivo che ha immortalato vizi e virtù della Repubblica

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
È morto il fotografo Umberto Pizzi, decano dei paparazzi che ha raccontato mezzo secolo d'Italia

È morto a 88 anni Umberto Pizzi, decano dei fotoreporter italiani, cronista instancabile del jet set, della politica e delle trasformazioni sociali del Paese.

Avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 7 ottobre. Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più riconoscibili e irriverenti del giornalismo visivo italiano, capace di documentare per oltre mezzo secolo prima sulle strade della «Dolce Vita» e poi attraverso le pagine dei magazine e dei portali web, da Dagospia al Fatto Quotidiano, i riti, i vizi e i mutamenti del potere in Italia.

Dalle origini a Zagarolo ai reportage per la FAO

Nato a Zagarolo nel 1937 in una famiglia numerosa e segnata dalle difficoltà economiche, Pizzi aveva iniziato la sua attività giovanissimo con esperienze anche lontane dalla cronaca mondana, lavorando in Medio Oriente come fotoreporter per la FAO. Un'esperienza che tuttavia non rispondeva alla sua indole: l'attrazione per il movimento e per la strada lo riportò rapidamente a Roma, a partire da via Veneto, che negli anni Sessanta rappresentava il centro nevralgico del cinema internazionale e della mondanità.

Tra i divi del cinema e la storia repubblicana

Da quel momento l'obiettivo di Pizzi ha accompagnato la storia italiana. Nei suoi scatti si alternano i volti dei divi di Hollywood e del cinema italiano — da Marcello Mastroianni a Sophia Loren, da Vittorio Gassman a Eduardo De Filippo —, ma anche i momenti cruciali della storia repubblicana. Pizzi fu infatti tra i primi a giungere in via Fani il 16 marzo 1978, il giorno del rapimento di Aldo Moro, e ha documentato con continuità la vita politica del Paese, dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi ai momenti più intimi o formali dei leader storici, come Enrico Berlinguer.

Gli scatti simbolo: da Gianni Agnelli a Venezia

Nel corso della sua lunga carriera non sono mancate immagini destinate a segnare il costume o a creare tensioni politiche. Celebre resta lo scatto del 1980 che ritraeva Gianni Agnelli all'uscita del club romano Jackie O' in compagnia della modella statunitense Ramona Ridge, un'immagine che la Fiat provvide a neutralizzare acquistandone i diritti tramite una pubblicazione di gruppo. Altrettanto noto l'episodio del 1991 a Venezia, quando riuscì a immortalare la baronessa Francesca Thyssen durante una festa privata, uno scatto che gli fruttò una notevole risonanza economica e mediatica.

L'era di "Cafonal" e la memoria collettiva

Negli ultimi decenni, in particolare con l'avvento del digitale e la collaborazione con Dagospia, Pizzi aveva saputo interpretare la mutazione della mondanità romana e nazionale, dando vita al repertorio di «Cafonal», che documentava la commistione progressiva tra politica, spettacolo e finanza. Il suo immenso archivio, stimato in circa due milioni di fotografie, rappresenta oggi un patrimonio fondamentale per la memoria collettiva e per la storia visiva dell'Italia contemporanea, recentemente ripercorso anche da una docuserie di Rai Cultura.

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