Roma, 3 ottobre 2026
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Vino italiano in Cina, a Mingxi il ponte tra commercio e cultura: oltre 300 etichette

A Mingxi, nel Fujian, il Festival Qiaojiale 2026 porta il vino italiano al centro degli scambi tra Cina e Italia, tra commercio, degustazioni e cultura

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Fonte XINHUA

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Il vino italiano diventa uno dei protagonisti del Festival della gastronomia e della cultura dei cinesi d’oltremare “Qiaojiale 2026”, in programma dal 29 settembre al 7 ottobre nella contea di Mingxi, nel Fujian, provincia della Cina sud-orientale.

La manifestazione mette insieme gastronomia, cultura e attività commerciali, creando occasioni di incontro tra produttori italiani, distributori cinesi e operatori del settore. Degustazioni, esposizioni e visite sul territorio diventano così strumenti per favorire nuovi rapporti economici e una maggiore conoscenza reciproca.

Al centro dell’iniziativa c’è la Città della cultura del vino dei cinesi d’oltremare di Mingxi, inaugurata ufficialmente il primo gennaio 2025.

Oltre 300 etichette nella città del vino

La struttura si sviluppa su una superficie di oltre 3.400 metri quadrati ed è organizzata in sei diverse aree. Al suo interno trovano spazio esposizioni dedicate al vino, una zona per la ristorazione in stile occidentale e un’area dedicata alla storia e alla cultura dei cinesi d’oltremare.

La selezione disponibile comprende attualmente più di 300 etichette di vino importato, con una presenza particolarmente significativa di prodotti italiani e francesi.

Il progetto nasce anche grazie all’impegno di Huang Xingwu, presidente dell’Associazione per il commercio di prodotti d’importazione ed esportazione dei cinesi d’oltremare di Mingxi.

Dopo essersi trasferito in Italia nel 2001, Huang ha lavorato per oltre vent’anni nei settori dell’abbigliamento e della ristorazione. Dal 2015 ha iniziato a investire nella sua contea d’origine, stabilendosi poi nella città del vino nel 2025.

Dall’Italia direttamente al deposito doganale

Il modello sviluppato a Mingxi punta a ridurre i passaggi della distribuzione tradizionale e a creare un collegamento più diretto tra le cantine italiane e i consumatori cinesi.

«Effettuiamo ordini presso le aziende vinicole italiane e le spedizioni arrivano direttamente al deposito doganale di Mingxi. Questo consente la vendita diretta di autentico vino italiano imbottigliato in origine», ha spiegato Huang.

Gli acquisti annuali raggiungono circa 2 milioni di yuan. Un volume che può rappresentare un’opportunità anche per le aziende italiane interessate a sviluppare la propria presenza nelle aree interne della Cina.

La Vecchia e il nuovo canale per le cantine italiane

Tra le aziende coinvolte c’è anche la cantina italiana La Vecchia. Il presidente Claudio Salaro ha visitato Mingxi per la terza volta durante il festival dello scorso anno, quando i suoi vini erano stati presentati all’interno della nuova struttura.

Secondo Salaro, il sistema tradizionale di distribuzione rendeva più difficile raggiungere i consumatori delle aree più lontane dai principali centri urbani.

«In passato, il vino italiano arrivava in Cina attraverso lunghe catene di vendita tradizionali, rendendo difficile raggiungere i consumatori nelle aree interne a livello di contea», ha spiegato.

«Il modello di Mingxi semplifica i canali di vendita e offre ai consumatori opzioni a prezzi più vantaggiosi», ha aggiunto.

Il vino come strumento di dialogo tra Cina e Italia

Il progetto non si limita però alla dimensione commerciale. Gli organizzatori considerano la città del vino anche uno spazio destinato agli scambi culturali tra i due Paesi.

«Il vino incarna i tratti culturali delle regioni in cui viene prodotto e questi eventi trasformano singole transazioni commerciali in interazioni culturali bidirezionali, approfondendo la comprensione reciproca tra cinesi e italiani», ha dichiarato Que Fan, presidente della Federazione dei cinesi d’oltremare di Mingxi.

Un legame che passa anche dalla conoscenza delle diverse tradizioni enologiche italiane. «Il vino è ben più di una semplice merce, e i vini delle diverse regioni italiane portano con sé sapori e impronte culturali propri. Spero che i consumatori cinesi possano conoscere la nostra cultura attraverso i vini», ha osservato Salaro.

Mingxi guarda a nuovi investimenti

La contea conta circa 17mila cinesi d’oltremare che vivono in Italia e in altri Paesi europei. Una comunità che rappresenta un possibile collegamento stabile tra il territorio d’origine e l’Europa.

L’obiettivo dichiarato è ampliare progressivamente questa rete, utilizzando il settore vitivinicolo come punto di partenza per nuove relazioni.

«Mi aspetto che la città del vino funga da catalizzatore per questo coinvolgimento reciproco, attirando più connazionali cinesi d’oltremare a investire nella loro terra d’origine e approfondendo gli scambi tra Cina e Italia in ambito commerciale, culturale, educativo e in altri settori», ha concluso Huang.


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