
Una manifestazione organizzata da Ultima Generazione
Si è concluso con un ribaltamento della sentenza di primo grado il processo nei confronti di tre attivisti di Ultima Generazione, imputati per aver interrotto per pochi secondi una partita di beach volley al Foro Italico il 19 giugno 2022. La Corte d’Appello ha pronunciato oggi l’assoluzione con la formula «il fatto non sussiste».
In primo grado, gli imputati erano stati condannati a quattro mesi di carcere per invasione di campo. Un esito ora completamente rivisto, anche alla luce della richiesta di assoluzione avanzata dallo stesso pubblico ministero nel corso del giudizio d’appello.
La pronuncia segna un passaggio significativo nel contenzioso legato alle azioni dimostrative del movimento ambientalista. L’episodio contestato riguardava un’interruzione di breve durata, avvenuta durante un evento sportivo, con l’obiettivo dichiarato di richiamare l’attenzione sulla crisi climatica.
Secondo quanto emerso in aula, la Corte ha ritenuto che non vi fossero gli estremi per configurare il reato contestato, arrivando così all’assoluzione piena dei tre imputati.
«Quattro anni fa in tre persone abbiamo interrotto una partita di beach volley al Foro Italico, per portare il nostro messaggio sulla crisi climatica e le conseguenze che sta avendo. Ci avevano condannato a quattro mesi per un’interruzione che non ha dato nessun fastidio e infatti la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza e ci ha assolte perché il fatto non sussiste. Ringraziamo i nostri avvocati Paola Bevere e Cesare Antetomaso e adesso aspettiamo la prossima assoluzione», ha dichiarato Simone, 24 anni, tra gli imputati.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio che riguarda le azioni di Ultima Generazione. Secondo il movimento, si tratta della sessantanovesima tra assoluzioni e proscioglimenti ottenuti in procedimenti giudiziari analoghi.
«Con questa, siamo a 69 tra assoluzioni e proscioglimenti per le persone di Ultima Generazione. Viene da chiedersi se fossero necessari tutti questi processi contro di noi, oppure le accuse fossero pretestuose», si legge in una nota diffusa dagli attivisti.
Nel comunicato, il movimento solleva anche critiche nei confronti delle modalità di intervento delle forze dell’ordine, parlando di «abusi di potere» e di un utilizzo delle procedure giudiziarie a fini intimidatori.
«Denunciamo che ogni giorno ci sono abusi di potere da parte delle forze securitarie compiuti per punire e intimidire, senza nessuna base di legittimità», affermano gli attivisti, aggiungendo che tali episodi rischiano di diventare «accettabili o tollerabili».
Il movimento richiama infine i principi costituzionali, sostenendo che «la Costituzione e le leggi garantiscono diritti che nella realtà stanno scomparendo, lentamente, nell’indifferenza dell’opinione pubblica».
Ultima Generazione ribadisce l’intenzione di proseguire nelle proprie iniziative: «Non ci fermeranno, siamo stati portati troppe volte in questure e commissariati senza motivo, ma lo mettiamo nel conto dell’esercizio legittimo della resistenza civile e nonviolenta».
La vicenda riaccende il dibattito sul rapporto tra protesta civile, legalità e tutela dell’ordine pubblico, in un contesto in cui le azioni dimostrative continuano a suscitare reazioni contrastanti nell’opinione pubblica.
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