Roma, 15 ottobre 2026
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De Pau in aula per la prima volta: confermato l'ergastolo per il triplice omicidio di Prati

I giudici accolgono la richiesta della Procura Generale e confermano il carcere a vita per i delitti commessi nel novembre 2022 nel quartiere romano. Per la prima volta l'imputato era presente in aula

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
De Pau in aula per la prima volta: confermato l'ergastolo per il triplice omicidio di Prati

La Corte d'Assise d’Appello di Roma ha confermato la condanna al carcere a vita per Giandavide De Pau, l'uomo accusato del triplice femminicidio avvenuto il 17 novembre 2022 nel quartiere Prati. I giudici si sono pronunciati nel pomeriggio di oggi, 15 ottobre 2026, dopo circa tre ore di camera di consiglio, accogliendo integralmente le richieste della Procura Generale.

Per la prima volta dall'inizio del procedimento giudiziario, l'imputato era presente in aula.

La ricostruzione dei delitti

La tragedia che nell'autunno di quattro anni fa sconvolse la Capitale si consumò nel giro di circa un'ora nel cuore del quartiere Prati. In un appartamento di via Riboty, De Pau uccise a coltellate due cittadine cinesi, Li Yanrong e Yang Jun Xiu. Poco dopo, l'uomo si spostò a breve distanza, in un seminterrato di via Durazzo, accoltellando a morte la 65enne di origine colombiana Marta Castano Torres.

L'accusa contestata è di triplice omicidio aggravato da futili motivi, premeditazione e crudeltà.

Il profilo dell'imputato e le perizie

Il nome di Giandavide De Pau, 55 anni, era già noto alle cronache giudiziarie romane prima della scia di sangue a Prati. Ex autista e braccio destro del boss della camorra romana Michele Senese (detto 'o Pazze), il suo nome era affiorato anche nelle carte dell'inchiesta "Mondo di Mezzo". Con un passato segnato da precedenti penali, reati di droga e contesti d'ombra criminali, De Pau era stato rintracciato dalle forze dell'ordine a seguito della segnalazione dei suoi stessi familiari, ai quali si era rivolto dopo i delitti sporco di sangue.

Nel corso del percorso processuale, le perizie psichiatriche hanno stabilito che l'uomo, nonostante i tentativi della difesa di far valere l'incapacità di intendere e di volere, era pienamente cosciente e imputabile al momento dei fatti.

Con la decisione odierna dei giudici di secondo grado viene così ribadita la massima pena per l'autore dei tre femminicidi.

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