
Fonte: La Capitale News
Le tende tornano a occupare le piazze di Roma. Da piazza Bologna a Montecitorio, fino alla Sapienza, gli studenti rilanciano la protesta contro il caro affitti e il costo sempre più alto della vita universitaria. Sotto la statua della Minerva, all’interno della città universitaria, è iniziata nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre l’acampada dal titolo «Piamo casa», un riferimento al piano casa del governo. Intanto, davanti al Parlamento, l’Unione degli universitari (Udu) ha dato il via alla mobilitazione nazionale «Cara Italia, quanto ci costi?», sulla scia delle proteste esplose in Spagna. Dopo la prima notte trascorsa in tenda, studentesse e studenti terranno una conferenza stampa martedì 13 ottobre alle 11, sotto la Minerva, per illustrare le ragioni della mobilitazione e le prossime iniziative.
A promuovere l’accampamento alla Sapienza è un fronte variegato di giovani provenienti da spazi sociali, movimenti studenteschi, collettivi universitari e organizzazioni giovanili dei partiti. «Il lavoro paga poco, la vita costa troppo: senza casa nessuna dignità per chi studia e chi lavora», denunciano i promotori. L’obiettivo è trasformare la protesta in un percorso collettivo capace di portare le rivendicazioni degli studenti fin dentro le istituzioni. «Oggi in Italia un giovane su quattro è costretto ad abbandonare l’università per cercare lavoro», sostengono i manifestanti, che puntano il dito contro stipendi bassi, contratti precari, costo degli affitti e aumento generale delle spese quotidiane. Nel mirino anche le priorità di spesa del governo. Secondo gli organizzatori, le risorse destinate alle politiche militari non sarebbero accompagnate da investimenti adeguati in istruzione, edilizia pubblica e welfare. «Dalle tende in Sapienza alle porte del Parlamento, trasformiamo la nostra rabbia in organizzazione: blocchiamo il caro affitti, fermiamo la speculazione, riprendiamoci il diritto alla città», è l’appello lanciato dagli studenti.
La mobilitazione coinvolge anche piazza Montecitorio, dove l’Unione degli universitari ha presentato la campagna «Cara Italia, quanto ci costi?». Il sindacato studentesco denuncia il peso del carovita sulle famiglie e contesta le politiche abitative, accusate di non garantire alloggi accessibili a chi studia fuori sede. «Siamo tornati in tenda perché dopo aver piantato tre anni fa le tende in tutta Italia, sulla casa abbiamo visto solo peggioramenti», afferma Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Udu. Nel mirino c’è anche la gestione delle risorse del Pnrr destinate agli alloggi universitari. Secondo Brizzola, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini avrebbe presentato come una soluzione all’emergenza abitativa un sistema che rischia invece di favorire le strutture private più costose. L’Udu contesta inoltre i numeri sui posti letto: a fronte dei 60mila annunciati, sostiene il sindacato, ne sarebbero stati realizzati circa 33mila, con una quota pubblica pari soltanto al 3,8 per cento. Le richieste avanzate comprendono 1,7 miliardi di euro per le borse di studio, un piano pluriennale da quattro miliardi per gli alloggi pubblici e due miliardi per rendere l’università gratuita, oltre a un sistema strutturato di welfare studentesco.
Al fianco degli universitari c’è anche la Rete degli studenti medi del Lazio. Il coordinatore regionale Simone Montori sottolinea che la questione abitativa riguarda l’intero sistema dell’istruzione, dalle scuole alle università. «I costi della vita, dei libri di testo e dei trasporti stanno soffocando le famiglie ed escludono le persone dai percorsi formativi», denuncia Montori. Da qui la richiesta di investimenti strutturali per gli alloggi pubblici, copertura totale delle borse di studio e servizi di sostegno per gli studenti. La mobilitazione guarda già al prossimo appuntamento: il 17 ottobre in piazza della Repubblica, dove la Rete degli studenti medi annuncia una nuova manifestazione per chiedere risposte sul diritto allo studio e sulle condizioni di vita delle giovani generazioni. Dalla Sapienza a Montecitorio, il messaggio dei manifestanti è lo stesso: il costo della casa non può diventare un ostacolo all’accesso all’università e all’autonomia dei giovani.
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