Roma, 8 settembre 2026
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Sotto le Terme di Traiano spuntano due tesori: apre il nuovo museo del Colle Oppio

La Città Dipinta e il Grande Mosaico tornano accessibili dopo il restauro della Galleria e dell’Esedra. Gualtieri: «Un luogo straordinario». Il nuovo museo apre con visite gratuite su prenotazione

di Camilla Palladino e Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 4'
Foto di Giacomo Zito

Foto di Giacomo Zito

Due tesori archeologici nascosti sotto le Terme di Traiano tornano finalmente accessibili al pubblico. È stato presentato martedì 8 settembre l’intervento di restauro e valorizzazione della Galleria e dell’Esedra delle Terme di Traiano, nel Parco del Colle Oppio, che dà vita al nuovo Museo delle Terme di Traiano. Il progetto è stato realizzato nell’ambito del capitolo Caput Mundi del Pnrr e ha interessato gli ambienti superiori dell’Esedra e la galleria sotterranea, con interventi finalizzati a migliorare la conservazione dei reperti, l’accessibilità e la fruizione degli spazi. Alla presentazione erano presenti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il sovrintendente Claudio Parisi Presicce, che hanno illustrato il valore dell’intervento e le nuove possibilità di visita.

«È un luogo straordinario, perché consente di entrare fisicamente nella storia di Roma e di vedere come, in uno spazio relativamente circoscritto, si siano sovrapposte epoche, funzioni e civiltà diverse», ha detto Gualtieri. «Restituire questi ambienti alla città significa rendere accessibile un patrimonio che per molto tempo è rimasto nascosto, ma anche rafforzare il rapporto tra Roma e la sua storia. Il nostro obiettivo è fare in modo che i grandi monumenti non siano soltanto luoghi da ammirare dall’esterno, ma spazi vivi, visitabili e capaci di parlare a tutti: ai cittadini, ai giovani, ai visitatori e alla comunità scientifica».

Per Parisi Presicce, l’apertura rappresenta «un passaggio importante nel lavoro di conoscenza e valorizzazione del complesso». «Qui non inauguriamo semplicemente un nuovo percorso di visita - ha spiegato - ma rendiamo leggibile una parte della storia delle Terme di Traiano che finora era rimasta separata dal resto del monumento. La Galleria, l’Esedra, le decorazioni e le strutture più antiche raccontano una stratificazione complessa, che va dalla Domus Aurea fino alla costruzione delle grandi terme imperiali e agli usi successivi dell’area. Il compito del museo è accompagnare il pubblico dentro questa complessità, senza semplificarla, ma offrendo gli strumenti per comprenderla».

Foto di Giacomo Zito

La Città Dipinta

Tra i protagonisti del nuovo percorso c’è la cosiddetta Città Dipinta, un affresco di circa 10 metri quadrati risalente al I secolo dopo Cristo. La pittura restituisce una veduta dall’alto di una città fortificata, con mura, torri, edifici, portici, un teatro e un porto. I colori sono ancora ben conservati. Potrebbe trattarsi della rappresentazione di una o più importanti città dell’età imperiale, ma non è stato possibile stabilire con certezza quale centro urbano sia raffigurato. «La Città Dipinta è un documento eccezionale non soltanto per la qualità della pittura», ha sottolineato Parisi Presicce, «ma anche perché ci mostra il modo in cui il mondo romano immaginava e rappresentava una città. Non abbiamo davanti una semplice decorazione: vediamo un sistema urbano, con le sue mura, i suoi edifici pubblici, gli spazi per gli spettacoli e il rapporto con l’acqua. È una testimonianza preziosa per ricostruire la cultura visiva dell’età imperiale e per capire quanto fosse importante, nella decorazione degli ambienti di rappresentanza, evocare luoghi, paesaggi e città».

Foto di Giacomo Zito

Gualtieri ha richiamato anche il valore della scoperta per il pubblico non specialista: «Questa immagine ha una forza immediata. Anche chi non conosce nei dettagli la storia romana può riconoscere il profilo di una città, osservare le torri, il porto, gli edifici e provare a interrogarsi sulla sua identità. È proprio questa capacità di suscitare domande che rende l’archeologia viva. Il museo non offre soltanto risposte, ma crea le condizioni perché ogni visitatore possa entrare in relazione con il passato».

Il Grande Mosaico

Nella galleria si trova anche il Grande Mosaico, una monumentale decorazione collocata in un grande ambiente dotato di ninfeo. Le pareti conservano una composizione di notevoli dimensioni, riconducibile a una struttura architettonica identificata come una scaenae frons teatrale. La decorazione è organizzata su due registri e presenta statue e figure reali. Al centro compare una figura caratterizzata da un forte realismo, affiancata da altre presenze, mentre nel registro superiore è rappresentata una Musa.

«Quello che vediamo qui è il risultato di una stratificazione straordinaria», ha osservato Parisi Presicce. «Il Grande Mosaico non deve essere letto come un’immagine isolata, ma come parte di un ambiente complesso, nel quale architettura, acqua, scultura e decorazione concorrevano a costruire un’esperienza scenografica. La presenza del ninfeo e il riferimento alla scaenae frons teatrale suggeriscono uno spazio pensato per stupire e per rappresentare il prestigio del proprietario o della committenza. Il restauro ci ha permesso di recuperare dettagli e rapporti tra le diverse parti che prima erano difficili da percepire». Per Gualtieri, «il Grande Mosaico dimostra quanto sia importante investire nella conservazione e nella ricerca. Ogni intervento non si limita a proteggere ciò che già conosciamo: spesso consente di vedere meglio, di collegare elementi diversi e di formulare nuove ipotesi. In questo caso il visitatore può osservare direttamente la qualità delle decorazioni e, nello stesso tempo, comprendere il lavoro paziente degli archeologi, dei restauratori e degli studiosi che hanno reso possibile l’apertura».

La nuova scoperta

Proprio i lavori hanno permesso di individuare un’ulteriore porzione di mosaico, con la rappresentazione di una città portuale. Gli edifici sembrano affacciarsi sul mare e la scena potrebbe essere collegata al tema delle ville marittime. Al di sotto del mosaico sono state trovate grandi lastre di marmo e una nicchia centrale alta circa 2,20 metri. La scena potrebbe forse rappresentare uno specifico porto romano, ma al momento non è possibile stabilirne con certezza l’identificazione. «La nuova porzione di mosaico è particolarmente interessante perché amplia il campo delle ipotesi», ha spiegato Parisi Presicce. «La presenza dell’acqua, degli edifici affacciati sul mare e dell’architettura monumentale introduce un tema legato al paesaggio costiero e alle ville marittime. Non possiamo ancora dire se si tratti della rappresentazione di un porto preciso o di una composizione ideale, e sarebbe scorretto forzare l’interpretazione. Il valore della scoperta sta anche nel fatto che lascia aperta la ricerca e ci obbliga a confrontare il mosaico con altri esempi della pittura e della decorazione romana».

Foto di Giacomo Zito

Gualtieri ha sottolineato il carattere ancora aperto della ricerca: «Roma continua a restituire conoscenza anche quando pensiamo di conoscere già un luogo. Questo ritrovamento aggiunge un elemento nuovo alla storia del complesso e dimostra che la tutela non è un’azione conclusa una volta per tutte. Ogni campagna di studio può portare alla luce dettagli inattesi. È importante che il museo renda visibile anche questo processo, mostrando non soltanto il risultato finale, ma il lavoro, le domande e le ipotesi che accompagnano la ricerca».

L’Esedra e gli spazi per la città

Anche l’Esedra è stata interessata da un importante intervento di valorizzazione. La struttura, che ha un diametro di circa 30 metri, conserva due file di nicchie probabilmente destinate a libri o documenti. La presenza di gradini potrebbe invece essere legata a letture e incontri pubblici. È stata inoltre realizzata una grande cavea che potrà ospitare concerti, conferenze e altri eventi. «L’Esedra ci permette di capire che le Terme non erano soltanto un luogo per la cura del corpo», ha spiegato Parisi Presicce. «Erano anche spazi di socialità, di studio, di incontro e di produzione culturale. Le nicchie, i gradini e la conformazione dell’ambiente suggeriscono funzioni diverse, che potevano convivere all’interno dello stesso complesso. La nuova cavea non è quindi un’aggiunta estranea al monumento, ma uno strumento per restituire a questi spazi una dimensione pubblica, naturalmente nel rispetto della loro fragilità». Secondo Gualtieri, l’obiettivo è «non soltanto conservare il patrimonio archeologico, ma far vivere questi luoghi». «Roma ha bisogno di spazi culturali diffusi, capaci di collegare la memoria antica alla vita contemporanea», ha detto. «La cavea potrà ospitare concerti, conferenze e iniziative, ma ogni attività dovrà essere compatibile con la tutela. Vogliamo che il Colle Oppio diventi sempre più un luogo attraversabile, conosciuto e frequentato, non un’area monumentale percepita come distante. La cultura deve essere accessibile e deve entrare nella quotidianità della città».

Foto di Giacomo Zito

Dalla Domus Aurea alle Terme di Traiano

Sotto le fondazioni delle Terme sono ancora visibili strutture più antiche, probabilmente collegate alla Domus Aurea. Le Terme di Traiano furono progettate da Apollodoro di Damasco e inaugurate il 22 giugno del 109 dopo Cristo. Il complesso si estendeva per circa 60 mila metri quadrati e comprendeva un grande spazio verde porticato destinato alla cura del corpo, allo sport, al tempo libero e alla cultura. La particolare stratificazione archeologica del Colle Oppio è stata favorita dalla tutela dell’area monumentale avviata nel 1871 e dalla successiva realizzazione del parco all’inizio del Novecento. La scoperta della galleria sotterranea è partita dalle indagini condotte all’interno della Polveriera Pontificia, struttura utilizzata durante il governo pontificio per la produzione della polvere da sparo. Gli scavi sono iniziati negli anni Novanta. «Il complesso delle Terme di Traiano è un vero archivio stratigrafico», ha detto Parisi Presicce. «Le strutture più antiche, le grandi terme imperiali, gli interventi successivi e le trasformazioni moderne non sono episodi separati, ma parti di una stessa storia. Il nuovo museo consente di seguire questa storia attraverso gli spazi, le decorazioni e i materiali, restituendo al visitatore la percezione concreta della profondità del sito».

Gualtieri ha ricordato che «la storia di Roma non è una linea retta, ma una successione di trasformazioni che continuano a convivere nel paesaggio urbano». «Qui si può comprendere come un’area legata alla Domus Aurea sia stata trasformata in uno dei più grandi complessi termali dell’antichità e come, nei secoli, sia stata nuovamente modificata. Aprire questi ambienti significa offrire una chiave per leggere Roma nella sua interezza: una città costruita, distrutta, riutilizzata e continuamente reinterpretata».

Il restauro

L’intervento ha previsto trattamenti biocidi preventivi, rimozione dei depositi superficiali, consolidamenti e stuccature. Sono stati realizzati nuovi percorsi, punti di sosta panoramici, un nuovo sistema di illuminazione e un collegamento meccanico verticale tra i diversi livelli. Una passerella consente di attraversare la galleria passando sopra il Grande Mosaico, mentre in un ambiente triangolare sono esposte le fistule in piombo appartenenti all’antico sistema di approvvigionamento idrico. Sono state inoltre effettuate indagini sulla vulnerabilità strutturale e sismica e prove di carico sulla volta della galleria. «Il restauro ha richiesto un equilibrio continuo tra esigenze diverse», ha spiegato Parisi Presicce. «Da una parte era necessario intervenire sulle superfici, rimuovere i depositi, consolidare i materiali e garantire la sicurezza delle strutture; dall’altra bisognava evitare che gli interventi alterassero la leggibilità del monumento. I nuovi percorsi e l’illuminazione sono stati progettati per accompagnare lo sguardo senza sovrapporsi alle decorazioni. Anche la passerella sopra il Grande Mosaico permette di avvicinarsi all’opera mantenendo una distanza di sicurezza e offrendo un punto di vista che prima non era possibile».

Foto di Giacomo Zito

Per Gualtieri, «la qualità di un progetto culturale si misura anche nella capacità di unire tutela e accessibilità». «Non basta restaurare un reperto se poi il pubblico non può vederlo, così come non basta aprire un luogo se non si garantiscono le condizioni per conservarlo nel tempo. Questo intervento affronta entrambe le esigenze: protegge le strutture e crea un percorso comprensibile, sicuro e rispettoso del sito. È un investimento sulla conoscenza, ma anche sulla responsabilità con cui Roma deve custodire il proprio patrimonio».

Quando visitare il nuovo museo

Il museo sarà aperto inizialmente in via sperimentale per un periodo ancora da definire. Le visite saranno gratuite su prenotazione, con gruppi di massimo 15 persone. In seguito sarà introdotto un biglietto, ma resterà gratuita la visita per i residenti di Roma e dei 121 Comuni della Città metropolitana. Le prime aperture sono previste il 12 e 13 settembre, con visite guidate gratuite in italiano e prenotazione. Dal 2 ottobre il museo sarà aperto dal venerdì alla domenica, con sei turni giornalieri alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15. Ogni turno potrà accogliere al massimo 15 persone. Per le prenotazioni è consigliato rivolgersi allo 060608.

«La scelta di partire con visite gratuite e gruppi ridotti risponde alla necessità di accompagnare con attenzione l’apertura di un sito delicato e complesso», ha spiegato Parisi Presicce. «Il numero limitato di visitatori consentirà di garantire una migliore esperienza di visita e, nello stesso tempo, di monitorare le condizioni degli ambienti e delle opere. Il museo sarà un luogo da scoprire con calma, attraverso un percorso guidato che permetterà di cogliere i dettagli delle decorazioni e di comprendere la relazione tra i diversi spazi».

Gualtieri ha concluso sottolineando l’importanza dell’accessibilità: «Vogliamo che questa apertura sia un invito rivolto a tutta la città. La gratuità iniziale permette a molti cittadini di conoscere un luogo che finora era rimasto fuori dai percorsi più consueti, mentre la gratuità successiva per i residenti di Roma e dei Comuni della Città metropolitana conferma l’idea che il patrimonio culturale debba essere prima di tutto un bene comune. Il nuovo museo entra così nella rete dei luoghi da vivere e da riscoprire, con la consapevolezza che la tutela e la partecipazione devono procedere insieme».

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