
Gli abitanti di via Fassini, nel quartiere di Torrenova, coordinati dall'Unione Inquilini, hanno organizzato un presidio sotto la sede del VI municipio in attesa del presidente Nicola Franco per chiedere risposte concrete dalle istituzioni. Alla base della protesta una serie di sgomberi forzati ordinati nonostante la presenza di regolari contratti di affitto stipulati prima del provvedimento giudiziario e avviati, come spiega l'associazione, «senza considerare le interlocuzioni che il sindacato sta aprendo con le associazioni vincitrici del bando presso l'Agenzia per i beni sequestrati alla mafia» alle quali è stato chiesto di fermare gli sgomberi nei confronti di famiglie in estrema difficoltà.
«Torniamo a ribadire la necessità di aprire un interlocuzione con il municipio VI, associazione assegnatarie del bando e agenzia dei beni confiscati alle mafie per un confronto risolutivo che abbia come punto fermo la garanzia di un alloggio adeguato per tutte le famiglie che hanno redditi da edilizia residenziale pubblica».
La vicenda ha inizio nel 2016, quando le due palazzine di via Fassini vengono confiscate a un proprietario coinvolto in un’indagine penale. Gli inquilini, estranei a qualunque illecito, si ritrovano da un giorno all’altro a vivere in un limbo legale. Dopo un primo tentativo di regolarizzazione, l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati revoca i contratti e avvia il processo di sgombero.
Nonostante le difficoltà, le famiglie decidono di restare. Iniziano a versare contributi e a mantenere gli immobili in buono stato, nel tentativo di evitare il degrado e trovare una soluzione stabile. «Eravamo in 24 famiglie, ora siamo rimasti in 14 – racconta una residente – alcuni sono andati via, altri purtroppo non ci sono più».
A marzo 2024, alcune famiglie ricevono telefonate improvvise dagli agenti di polizia, con l’annuncio di un imminente sfratto. Nessuna comunicazione ufficiale da parte del Comune o dell’Agenzia. «Non si può trattare la questione abitativa come fosse solo una formalità amministrativa», denuncia l’Unione Inquilini.
Secondo i manifestanti, le abitazioni sarebbero state assegnate ad alcune associazioni per finalità sociali, ma senza alcuna concertazione né trasparenza. «Non siamo contro le attività sociali, ma questo approccio crea solo conflitti tra persone vulnerabili. Serve un tavolo politico subito».
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