
La protesta studentesca continua a coinvolgere le scuole di Roma. Lunedì 2 novembre sono stati occupati il liceo classico Augusto, in via Gela, il liceo scientifico Righi, in via Campania, e la sede centrale del liceo Russell, in via Tuscolana. Al Righi la mobilitazione riguarda entrambe le sedi, come comunicato dalla stessa scuola attraverso una nota pubblicata sul sito ufficiale e rivolta a studenti, famiglie e personale. Le nuove occupazioni si aggiungono a quelle che nelle scorse settimane hanno interessato diversi istituti della Capitale. Le rivendicazioni riguardano le condizioni degli edifici scolastici, i diritti degli studenti, le politiche del governo in materia di istruzione e il ruolo della scuola pubblica.
Gli studenti dell’Augusto hanno affidato a una nota del collettivo le motivazioni dell’occupazione. «La nostra mobilitazione nasce dalla consapevolezza di una crisi che non riguarda soltanto il nostro istituto, ma investe l’intero sistema scolastico e le prospettive delle nuove generazioni», si legge nel comunicato. I ragazzi dichiarano di riconoscersi in una stagione di mobilitazione studentesca, operaia e giovanile che rivendica «dignità, diritti e la possibilità di immaginare un futuro diverso». Tra i motivi della protesta vengono indicate anche alcune questioni interne alla scuola: la riforma dell’istituto e le misure di videosorveglianza previste dalla dirigenza scolastica.
Al Russell, invece, l’occupazione della sede centrale di via Tuscolana è stata accompagnata da una presa di posizione di Osa Roma, che ha espresso solidarietà agli studenti. Nella nota l’organizzazione riferisce che i ragazzi contestano i tagli all’istruzione pubblica e le spese per il riarmo, criticando le scelte del governo Meloni e del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Tra le ragioni della mobilitazione vengono indicate anche le condizioni quotidiane dell’edificio: bagni spesso non funzionanti, finestre che non si chiudono e, più in generale, una scuola che gli studenti descrivono come trascurata. Osa richiama inoltre il costo dei libri, aumentato negli ultimi anni nel contesto del carovita, e denuncia un modello scolastico percepito come repressivo, definito nella nota una «scuola-caserma». L’occupazione, secondo quanto riferito da Osa, vuole essere anche un’occasione per costruire una comunità scolastica, con spazi di confronto e dibattito. L’organizzazione annuncia che le mobilitazioni proseguiranno in vista della Giornata internazionale dello studente del 20 novembre e della manifestazione nazionale del 12 dicembre.
Il movimento di protesta aveva già coinvolto diversi istituti romani. Tra quelli occupati nelle scorse settimane figurano il liceo Gullace, interessato da una mobilitazione che ha riportato l’attenzione anche sui danni provocati dalla precedente occupazione del 2024, e il Giorgio Ambrosoli, con iniziative nella sede centrale e nella succursale di Centocelle. Le proteste hanno riguardato tra gli altri il Cavour, il Newton, il Machiavelli, l’Enzo Rossi, il Levi Civita, il Di Vittorio-Lattanzio e il Morgagni. Anche il Rossellini è stato interessato da una mobilitazione, accompagnata da tensioni legate a un tentativo di sgombero. Un quadro in evoluzione, dunque, con nuove occupazioni e iniziative annunciate dagli studenti nelle prossime settimane.
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