
Anche il liceo Avodagro ha occupato. Gli studenti hanno diffuso un lungo comunicato per spiegare le ragioni della mobilitazione, che unisce le criticità interne all'istituto alla protesta contro le politiche del governo Meloni, il riarmo e le condizioni del sistema scolastico italiano.
«Abbiamo sentito collettivamente l'obbligo e il bisogno di manifestare e portare alla luce le problematiche del nostro istituto», scrivono gli occupanti, rivendicando una scuola che torni a essere «luogo di formazione, confronto, crescita e partecipazione democratica».
Tra le principali questioni sollevate figurano le condizioni degli edifici scolastici, la carenza di investimenti nell'istruzione pubblica, il costo del diritto allo studio e la riduzione degli spazi di partecipazione.
Gli studenti chiedono inoltre un'educazione sessuo-affettiva strutturata, maggiori strumenti di supporto psicologico e una revisione dei percorsi di formazione scuola-lavoro.
«La scuola non può limitarsi a trasmettere nozioni, né può essere concepita esclusivamente come uno strumento di preparazione al mondo del lavoro», sostengono, chiedendo che l'istruzione pubblica recuperi la propria funzione di ascensore sociale.
Nel documento non mancano critiche alla gestione interna dell'istituto. Gli occupanti accusano la dirigenza di aver ostacolato le manifestazioni di dissenso, arrivando, secondo la loro ricostruzione, a coinvolgere i carabinieri.
«Abbiamo visto la repressione dentro scuola, con la preside manager che reprime il dissenso studentesco con minacce, arrivando a portare i carabinieri dentro un ambiente di formazione», si legge nel comunicato.
Si tratta di contestazioni avanzate dagli studenti, sulle quali nel materiale diffuso non compare una replica della dirigente scolastica.
L'occupazione viene collegata anche alle mobilitazioni nazionali contro le politiche economiche e scolastiche del Governo.
Gli studenti contestano in particolare una riduzione di 7mila posti tra docenti e personale Ata che, secondo il loro comunicato, sarebbe prevista dal disegno di legge di Bilancio 2027.
Critiche anche all'aumento degli investimenti militari, al piano europeo Readiness 2030 e alle misure governative in materia di sicurezza pubblica e manifestazioni.
«La scuola non è un costo da comprimere indiscriminatamente, ma un investimento sociale fondamentale», affermano gli occupanti.
Nel documento vengono richiamati diversi articoli della Costituzione, tra cui quelli che tutelano la libertà di espressione, di riunione e il diritto all'istruzione.
Gli studenti dell'Avogadro collocano la protesta nel quadro delle occupazioni scolastiche e delle manifestazioni che, secondo la loro ricostruzione, stanno interessando numerosi istituti italiani.
Il comunicato richiama anche lo sciopero generale del 30 ottobre e le mobilitazioni a sostegno della popolazione palestinese, esprimendo una posizione critica non soltanto verso il Governo, ma anche nei confronti dei partiti di opposizione e della Cgil.
Gli occupanti chiedono le dimissioni del governo Meloni e annunciano l'intenzione di proseguire la mobilitazione in vista della giornata internazionale dello studente del 20 novembre e della manifestazione nazionale del 12 dicembre.
«Non faremo un passo indietro di fronte alla repressione messa in atto da chi ci sta distruggendo il futuro», concludono gli studenti.
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