Roma, 15 ottobre 2026
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Roma-Real Madrid, Mou rimonta 3 gol negli ultimi 10 minuti: i blancos vincono 4-3

La Roma si porta sul 3-1 contro il Real Madrid, ma crolla nel finale e perde 4-3. Mourinho commenta la rimonta, Gasperini critica la gestione dei calci d’angolo

di Leonardo Campara TEMPO DI LETTURA 2'
Foto di As Roma

Foto di As Roma

Una serata che sembrava destinata a trasformarsi in un trionfo giallorosso si è conclusa con uno psicodramma difficile da digerire. All’Olimpico, la Roma ha sfiorato una vittoria dominante contro il Real Madrid, arrivando a condurre meritatamente per 3-1, ma poi, esattamente come contro l’Inter, si vede crollare il castello di carte all’ultimo, prendendo una rimonta completa dagli spagnoli fino al definitivo 4-3. A decidere la sfida sono stati i 3 gol da calcio d’angolo nel finale, con i blancos a trazione anteriore e già convinti di poter ribaltare tutto.
Il Real non muore mai, e la Roma sta diventando una preda degli ultimi minuti.

Dopo il fischio finale, il confronto è proseguito nelle dichiarazioni degli allenatori. José Mourinho ha sottolineato la capacità della sua squadra di cambiare passo, mentre Gian Piero Gasperini ha evidenziato gli errori costati alla Roma una partita che, per lunghi tratti, sembrava sotto controllo.

22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vince il Real Madrid

Quanto mai adattabile la storica frase di Gary Lineker al contesto madrileno in Champions. Se per l’attaccante inglese era la Germania a vincere sempre, il Real Madrid dà più o meno le stesse sensazioni. La formazione giallorossa ha approcciato la gara con personalità, dominando sotto tutti i punti di vista e trovando il vantaggio al 20’ con Marten de Roon e la sua conclusione da fuori, sfruttando l’assistenza di un ispiratissimo Matías Soulé. Il Real non arriva mai a calciare e crea solo su rare ispirazioni dei singoli ma così, al primo tiro, Mbappé trova il pareggio con una botta da fuori area, deviata da Mancini e resa imprendibile per Gollini.

Nella ripresa il copione è lo stesso: la Roma ha il pieno (e apparente) controllo della gara. Al 51’, inizia lo show di Donyell Malen che firma il 2-1 approfittando di una palla persa dagli avversari, con Rodrigo Mora autore dell’assist. Sette minuti dopo, l’attaccante olandese colpisce ancora, finalizzando il passaggio di Soulé per il momentaneo 3-1.

La remuntada del Real Madrid nel finale

Con due reti di vantaggio, la Roma sembrava vicina a un risultato di grande prestigio. Tutto fino all’80esimo sembra volgere al meglio per Gasperini ma Mourinho ha sempre quel qualcosa di etereo che lo rende lo Special One. Le sue squadre, a maggior ragione il Real che da sempre può essere ferito ma mai morto, fiutano la crisi avversaria e gli bastano pochi minuti e pochi colpi per trasformare una gara quasi persa in una vittoria.

Mourinho butta nella mischia il suo asso nella manica Carlos Espì e soprattutto Endrick. Sfrutta il climax psicologico e trova nella Roma di Gasperini la preda migliore. Quella convinta di avercela già fatta.

Succede tutto dalla specialità delle squadre di Mou, che fecero la fortuna anche a Roma: i corner. All’84’ Espì accorcia le distanze, prima che Endrick ristabilisse la parità all’85’ con un colpo di testa su assist di Arda Güler. La beffa definitiva arriva al 90’: ancora su calcio d’angolo, l’ex Antonio Rüdiger trova la rete del 4-3, completando una rimonta clamorosa.

Mourinho: «Ci sono state due partite nella stessa gara»

Nel dopopartita, Mourinho ha riconosciuto l’evidente superiorità della Roma in una parte consistente dell’incontro, spiegando però come il Real sia riuscito a cambiare marcia. «Penso che si possa dire che ci sono due gare in una», ha osservato il tecnico, riferendosi a una prima fase dominata dai giallorossi e a un successivo periodo in cui la sua squadra è diventata particolarmente difficile da contenere.

La chiave tattica di Mou - a dir poco rischiosa - sembra essere però nella frase

«non potevano tenere quel ritmo per tutti i 90 minuti»

Frase che riecheggia anche dopo la partita contro l’Inter, dove la Roma ha divorato l’avversario per gran parte del match, salvo poi calare nel rendimento forse più psicologico che fisico, ma in entrambi i casi in maniera repentina e definitiva. L’osservazione dello Special One viene commentata dallo stesso Gasperini con altrettanta lucidità sostenendo che in realtà «che se qualcuno sembrava non ne avesse più, questi erano loro».

L’allenatore portoghese ha anche chiarito il significato del gesto compiuto al termine della gara: il dito alzato era, nelle sue parole, una semplice esultanza e non un segnale rivolto alla curva Sud, per rispetto dei tifosi romanisti.

Gasperini: «Abbiamo perso una partita che avevamo condotto»

Amareggiato Gasperini, che ha puntato l’attenzione soprattutto sulla gestione dei calci piazzati. «Ci siamo piantati sul traguardo», ha commentato, sottolineando la passività mostrata dalla squadra sulle palle inattive decisive.

Sui cambi, Gasperini ha confermato che rifarebbe le stesse scelte, mentre sugli infortuni di Manu Koné e Paulo Dybala ha parlato rispettivamente di uno stiramento alla coscia e di un risentimento muscolare, in attesa di ulteriori verifiche.

Per la Roma resta il rammarico di una prestazione convincente per oltre un’ora, vanificata da un finale in cui ogni errore è diventato decisivo.

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