
I romani e l'intelligenza artificiale (Foto realizzata con l'utilizzo dell'AI)
L’intelligenza artificiale può aiutare a compilare una pratica. Ma prima di inviarla, l’ultima parola deve restare al cittadino. È il filo che lega le risposte raccolte dall’Osservatorio "Roma, che dici?", progetto editoriale de La Capitale con il supporto metodologico di Troisi Ricerche: apertura all’AI, non una delega in bianco.
L’analisi si basa su 1.000 interviste complete, raccolte online dal 30 settembre al 12 ottobre tra residenti maggiorenni dei 15 municipi.
Nell’ipotesi di un assistente AI per le pratiche di Roma Capitale, il 43% sceglierebbe un sistema che prepara i documenti e aspetta l’approvazione prima dell’invio. Il 34% preferirebbe ricevere informazioni dall’AI, ma svolgere la pratica con una persona. Il 15% vorrebbe un servizio interamente umano. Solo il 4,5% affiderebbe all’AI anche l’invio.

Figura 1 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati (gruppi d’uso esclusi i «non so»)
La familiarità con questi strumenti fa la differenza, ma non cancella la domanda di assistenza umana. Tra chi non usa l’AI, il 31% sceglierebbe un servizio solo con persone; tra gli utilizzatori più frequenti la quota scende al 9%. Per chi progetta i servizi comunali, le risposte suggeriscono di affiancare l’assistente digitale a un canale umano, non di considerarlo un sostituto per tutti.
L’AI è già un’abitudine per una parte consistente degli intervistati: il 71% dichiara di aver usato consapevolmente un assistente almeno una volta a settimana nell’ultimo mese, il 26% ogni giorno o quasi. L’11% non lo ha utilizzato; un altro 6,5% non sa se gli strumenti che adopera comprendano questa tecnologia.
La distanza più evidente è generazionale. L’uso settimanale raggiunge l’87% tra i 18 e i 44 anni, scende al 73% tra i 45 e i 64 anni e al 48% dai 65 anni in su. Le differenze tra uomini e donne, così come quelle tra laureati e non laureati, non risultano invece statisticamente significative.

Figura 2 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati
Sul futuro, Roma non parla con una voce sola. Il 42% degli intervistati prevede un impatto positivo dell’AI sulla società nei prossimi dieci anni, il 34% lo immagina negativo, il 20% non si aspetta né l’uno né l’altro. Gli uomini esprimono più ottimismo delle donne: 51% contro 34%.
La differenza più marcata riguarda però l’esperienza d’uso. Tra chi ricorre all’AI più volte a settimana, i giudizi positivi raggiungono il 55%; tra chi non la usa si fermano al 9%. È un’associazione, non la prova che basti usare questi strumenti per cambiare idea. E soprattutto, come mostrano le risposte sulla delega, apprezzare l’AI e autorizzarla ad agire sono due cose diverse.

Figura 3 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati (gruppi d’uso esclusi i «non so»)
Il passaggio decisivo è quello dagli assistenti agli agenti: sistemi che non si limitano a dare risposte, ma possono compiere azioni attraverso servizi digitali, dalla prenotazione di un appuntamento all’invio di una pratica. Un concetto ancora poco familiare: il 37% dice di sapere che cosa siano, il 29% ne ha sentito parlare senza averne un’idea chiara, il 31% non ne ha mai sentito parlare. La conoscenza dichiarata sale al 47% tra i laureati e tra chi usa l’AI più volte a settimana.
Quando il compito è prenotare un appuntamento, il 58% lascerebbe agire l’agente dopo un’approvazione o entro limiti concordati, mentre il 21% non lo userebbe. Se si tratta di eseguire un pagamento dal proprio conto, la disponibilità scende al 30% e il rifiuto sale al 61%.
In mezzo ci sono le altre attività quotidiane. Non affiderebbe all’agente un’e-mail a proprio nome il 36% degli intervistati; un acquisto entro un budget il 42%; una pratica presso un ente pubblico il 22%. Per quest’ultima, un ulteriore 27% accetterebbe soltanto suggerimenti o bozze.

Figura 4 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati
In nessuno dei cinque compiti l’autonomia entro limiti concordati supera il 16%. Tra le modalità di utilizzo, prevale l’approvazione caso per caso. Solo l’11% rifiuta l’agente per tutte le attività proposte: il punto, per molti, non è escludere la tecnologia, ma decidere fin dove lasciarla arrivare.
Anche considerando insieme età, genere, istruzione e frequenza d’uso, la disponibilità a delegare risulta associata soprattutto alle aspettative sull’impatto dell’AI e alla fiducia nelle aziende. A parità delle altre variabili, la frequenza d’uso non presenta un’associazione significativa con l’autonomia concessa. L’abitudine non equivale a un via libera.
Le preoccupazioni più diffuse riguardano conseguenze concrete: la perdita di posti di lavoro e le notizie false con la manipolazione dell’opinione pubblica sono indicate entrambe dal 42%. Seguono la dipendenza dall’AI e la perdita della capacità di giudizio, al 32%, e le truffe, al 30%. I sistemi autonomi difficili da controllare preoccupano il 19%.
Sul versante delle opportunità, in testa ci sono la ricerca di nuove cure, scelta dal 49%, e la semplificazione delle pratiche burocratiche, al 40%. Solo il 7% non si aspetta benefici significativi. Per ciascuna delle due domande era possibile indicare al massimo due risposte: timori e speranze, dunque, possono convivere nella stessa persona.

Figura 5 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati
L’indagine affronta anche lo scenario più estremo: la possibilità che lo sviluppo dell’AI metta a rischio la sopravvivenza dell’umanità entro vent’anni. Il 54% lo ritiene molto o abbastanza plausibile: il 13% molto, il 41% abbastanza. Il 38% lo considera poco o per nulla plausibile, l’8% non sa.
Il risultato va letto per ciò che misura: un’opinione sul rischio, non una previsione sulla sua probabilità reale. Inoltre, la domanda era preceduta da un testo che richiamava l’appello sui rischi dell’AI firmato da dirigenti del settore, un elemento che può aver orientato le risposte. Il 73% aveva già sentito o letto dichiarazioni sul tema e il 26% lo aveva approfondito.
Negli incroci tra le risposte, la quota di chi ritiene plausibile questo scenario oscilla dal 50% al 56% nei gruppi considerati, senza differenze statisticamente significative per età, genere, istruzione e frequenza d’uso. La preoccupazione, insomma, non è confinata a chi tiene l’AI a distanza.
Gli appelli dei dirigenti non sono letti soltanto con sospetto. Per il 36% aumentano la fiducia nelle aziende a cui appartengono, per il 24% la riducono, per il 32% non la cambiano. Le ragioni attribuite a questi interventi sono soprattutto la richiesta di regole comuni (46%), il richiamo alle responsabilità delle istituzioni (39%) e la volontà di informare su rischi reali (39%). Meno frequenti le letture strategiche: influenzare le regole a proprio vantaggio (19%) o promuovere i prodotti (18%).

Figura 6 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati; intervalli calcolati sulla numerosità effettiva
Quando si passa dai rischi alle garanzie, emerge una gerarchia netta. Per verificare la sicurezza dell’AI, università ed enti pubblici di ricerca raccolgono molta o abbastanza fiducia dal 70% degli intervistati. Le aziende che sviluppano i sistemi si fermano al 34%, meno della metà.
Le autorità pubbliche italiane raggiungono il 36%, le istituzioni europee il 46%, gli organismi internazionali il 49%. La fiducia nei controllori, dunque, non coincide necessariamente con quella nei produttori, né premia allo stesso modo tutti i soggetti pubblici.
Il 69% è favorevole a ritardare l’introduzione di un nuovo sistema per consentire verifiche indipendenti sulla sua sicurezza, anche a costo di rinviarne i benefici. I contrari sono il 3%. Per molti intervistati, poter contare sui controlli viene prima della rapidità del rilascio.
Le garanzie richieste agli agenti sono altrettanto concrete: il 59% vuole il controllo umano prima delle operazioni rilevanti, il 45% la possibilità di interrompere rapidamente il sistema. Seguono le verifiche indipendenti, al 24%, e i limiti all’accesso ai dati personali, al 21%.

Figura 7 · Fonte: Osservatorio "Roma, che dici?", La Capitale e Troisi Ricerche, CAWI 30/9-12/10/2026, dati ponderati
La contrapposizione tra favorevoli e contrari non basta a raccontare queste risposte. L’analisi individua quattro profili: due usano molto l’AI, ma la giudicano in modo diverso; gli altri due la usano meno, con atteggiamenti che vanno dalla distanza all’allarme. Sono raggruppamenti esplorativi, con confini sfumati, non quattro categorie rigide di cittadini.

Le quattro personas. Ritratti illustrativi generati con AI, non persone intervistate: nomi ed età sono di fantasia, coerenti con i tratti prevalenti di ciascun profilo
Gli entusiasti pragmatici (32%) sono i più aperti alla delega. Il 94% usa l’AI almeno una volta a settimana e il 93% ne prevede un impatto positivo. Sono anche gli unici in cui la fiducia nelle aziende è maggioritaria, al 78%. L’ottimismo, però, non elimina le cautele: il 70% accetterebbe di aspettare per consentire verifiche di sicurezza.
Gli utilizzatori vigili (29%) dimostrano che uso e fiducia possono viaggiare separati. Il 90% ricorre all’AI ogni settimana, ma il 46% ne prevede un impatto negativo. Si fidano delle università, al 79%, molto meno delle aziende, al 12%. Il 92% è favorevole alle verifiche indipendenti prima del rilascio, anche a costo di ritardarlo.
I distanti (22%) hanno un rapporto meno intenso con la tecnologia: solo il 31% la usa ogni settimana e il 27% non l’ha usata nell’ultimo mese. Esprimono posizioni meno nette su impatto e rischi. La quota favorevole a ritardare i sistemi per verificarli è la più bassa, al 34%. Quasi la metà ha almeno 65 anni.
Gli allarmati (18%) vedono soprattutto le minacce. L’86% si aspetta un impatto negativo e l’88% considera plausibile il rischio per la sopravvivenza dell’umanità. La fiducia nelle aziende scende al 7%, quella nelle autorità italiane all’11%. Il 92% non affiderebbe all’agente un pagamento; per le pratiche comunali, il 91% vuole comunque una persona.

Figura 8 · Segmentazione k-means (k=4) su otto variabili standardizzate. Fonte: Osservatorio "Roma, che dici", La Capitale e Troisi Ricerche, dati ponderati

Fonte: Osservatorio "Roma, che dice", La Capitale e Troisi Ricerche. Percentuali ponderate; valori e voci della tabella originale. I profili sono esplorativi
L’età distingue i profili in modo statisticamente significativo; non altrettanto il genere e il titolo di studio. La differenza più utile per leggere l’indagine resta però quella tra entusiasti e vigili: usano entrambi l’AI con regolarità, ma chiedono garanzie da posizioni molto diverse.
C’è una risposta aperta che riassume il tema del controllo: «sareste realmente capaci di spegnerla se fosse necessario?». All’invito a formulare una domanda per chi guida le aziende di AI ha risposto circa tre intervistati su quattro; poco più di sette risposte su dieci avevano un contenuto analizzabile. Tra queste, il 43% richiama sicurezza e controllo umano.
Seguono le domande sul senso e sulla direzione dello sviluppo, al 21%, e sui rischi e le conseguenze, al 19%. L’etica rispetto al profitto compare nel 16% delle risposte analizzabili, il lavoro nel 12%, i dati e l’affidabilità delle informazioni nel 9%, l’ambiente nell’1%. I temi non si escludono a vicenda.
Per Roma, il messaggio che emerge non è fermare l’innovazione. È renderla utilizzabile senza perdere il controllo: un assistente che prepara, una persona che approva, verifiche affidabili e la possibilità di rivolgersi a un operatore. L’AI può fare una parte del lavoro. La fiducia, per ora, non arriva con il pilota automatico.
Promotori e rilevazione. Indagine dell’Osservatorio «Roma che Dice», progetto editoriale de La Capitale con il supporto metodologico di Troisi Ricerche. Questionario online CAWI su SurveyMonkey: 23 domande, di cui 8 sociodemografiche e di filtro e 15 sui temi dell’indagine. Questa analisi riguarda 1.000 interviste complete raccolte dal 30 settembre al 12 ottobre 2026.
Popolazione di riferimento e selezione. Residenti maggiorenni dei 15 municipi di Roma. Sono esclusi i non residenti, le risposte fuori quota per genere ed età e i questionari incompleti. La durata mediana di compilazione è di 5 minuti e 25 secondi. Il campione è online e non probabilistico.
Ponderazione. I dati sono riproporzionati con raking per genere ed età rispetto alla popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2025, riportata da Demo.istat. Si utilizzano cinque classi di età; i 18-24enni, poco numerosi, sono accorpati ai 25-34enni. I residenti di 18-19 anni sono stimati come due quinti della classe 15-19. I pesi vanno da 0,79 a 1,41; l’effetto del disegno riportato nello studio è 1,04.

Fonte: elaborazioni Troisi Ricerche; popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2025, riportata da Tuttitalia. Dati e intestazioni della tabella originale
Come leggere le percentuali. Le stime sono ponderate e calcolate su tutti i rispondenti alla singola domanda, comprese le risposte «Non so», salvo le esclusioni indicate nelle didascalie dei grafici. Lo studio riporta un margine d’errore massimo di ±3,5 punti al 95% nell’ipotesi di un campione casuale equivalente: per questa rilevazione non probabilistica è soltanto un riferimento indicativo, non un margine d’errore campionario in senso proprio.
I limiti. La ponderazione corregge genere ed età, non l’autoselezione o la familiarità con il digitale, che può portare a sovrastimare l’uso dell’AI. I laureati sono circa la metà di chi dichiara il titolo di studio; non è stata applicata una ponderazione per istruzione. Le stime relative ai più giovani non sono affidabili separatamente. Il testo introduttivo alla domanda sul rischio per l’umanità può aver orientato le risposte.
Questa sezione conserva gli elementi tecnici a supporto della lettura giornalistica. Le associazioni descritte non dimostrano rapporti causali.
Indici e test. L’indice di autonomia è la media dei cinque compiti, da 0 («non userei l’AI») a 3 («entro limiti concordati»); α di Cronbach 0,87 e valore medio 1,16. La fiducia pubblica e scientifica è la media di università, autorità italiane, UE e organismi internazionali, su scala 1-4; includendo le aziende, α 0,78. Gli incroci sono testati con χ² sui conteggi non ponderati e V di Cramér; le medie con Kruskal-Wallis. Lo studio impiega una regressione lineare ponderata con errori robusti HC1 e due regressioni logistiche ponderate.
Autonomia. Nel confronto semplice, i non utilizzatori hanno un indice di 0,83, contro 1,23-1,27 negli altri gruppi (p=0,004). Nel modello multivariato (R²=0,24) le associazioni significative riguardano l’impatto atteso (+0,30 per punto della scala; p<0,001) e la fiducia nelle aziende (+0,14; p=0,049). Non risultano significativi genere, età, titolo di studio e frequenza d’uso.
Rischio percepito e verifiche. Nel modello logistico sul rischio per la sopravvivenza dell’umanità, lo studio riporta un odds ratio di 2,33 per ciascun livello di conoscenza delle dichiarazioni (p<0,001), di 0,60 per la fiducia nelle aziende (p=0,007) e di 0,80 per la frequenza d’uso (p=0,046). Nel modello sul favore per un ritardo destinato alle verifiche, l’odds ratio della fiducia nelle aziende è 0,60 (p=0,012); il rischio percepito non ha un’associazione significativa a parità delle altre variabili.
Segmentazione. K-means su otto variabili standardizzate: uso, impatto atteso, autonomia, rischio esistenziale, fiducia nelle aziende, fiducia pubblica, favore per il ritardo e modalità preferita nei servizi di Roma Capitale. Sono state esaminate soluzioni da tre a sei gruppi. Quella a quattro presenta un indice di Rand corretto compreso tra 0,93 e 0,95 su cinque inizializzazioni, ma una separazione modesta tra gruppi (silhouette 0,14). I profili vanno quindi letti come tipi ideali con confini sfumati. L’associazione con l’età è significativa (χ²=26,5; p<0,001), non quella con genere e istruzione.
Risposte aperte. Codifica automatica con un dizionario di parole chiave in sette temi non esclusivi. I risultati richiederebbero una seconda codifica manuale di validazione. I ritratti che accompagnano i profili sono generati con AI: nomi ed età sono di fantasia e non identificano persone intervistate.
Center for AI Safety (2023). Statement on AI Risk. safe.ai • Commissione europea (2025). Eurobarometro speciale 554: intelligenza artificiale e futuro del lavoro. Rappresentanza in Italia, 13 febbraio 2025
Cronbach, L. J. (1951). Coefficient alpha and the internal structure of tests. Psychometrika, 16(3), 297-334. • Hubert, L., Arabie, P. (1985). Comparing partitions. Journal of Classification, 2, 193-218.
ISTAT (2025). Popolazione residente al 1° gennaio 2025 per età e sesso, Comune di Roma. Tuttitalia su dati ISTAT
Legge 23 settembre 2025, n. 132, Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale. Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 • Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale. EUR-Lex
Pew Research Center (2025). How the U.S. Public and AI Experts View Artificial Intelligence. pewresearch.org
Rousseeuw, P. J. (1987). Silhouettes: a graphical aid to the interpretation and validation of cluster analysis. Journal of Computational and Applied Mathematics, 20, 53-65.
Elaborazioni Troisi Ricerche.
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