Roma, 22 ottobre 2026
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Roma Capitale, riforma a rischio rinvio al 2032. Gualtieri: «Basta logica emergenziale»

Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo, avverte che non ci sono più i tempi per approvare il provvedimento entro la fine della legislatura. Il sindaco rilancia il doppio binario costituzionale e ordinario: «Le risorse devono discendere dal sistema istituzionale, non dalle contingenze»

di Camilla Palladino TEMPO DI LETTURA 4'
Roma Capitale, riforma a rischio rinvio al 2032. Gualtieri: «Basta logica emergenziale»

La riforma di Roma Capitale rischia di slittare al 2032, quando è prevista la scadenza del prossimo mandato comunale. A mettere in guardia sui tempi è Andrea De Priamo, senatore di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, dove il sindaco Roberto Gualtieri è stato ascoltato sul disegno di legge costituzionale per il rafforzamento dei poteri della Capitale, già approvato dalla Camera e ora fermo a Palazzo Madama. Anche se ripartisse il tavolo di confronto sulla legge ordinaria, collegata alla riforma costituzionale, secondo De Priamo non ci sarebbe più tempo per approvare il provvedimento entro la fine della legislatura. I poteri aggiuntivi, ha spiegato, sarebbero quindi attivabili non prima del 2032. Gualtieri ha ribadito che il testo costituzionale rappresenta un compromesso positivo, pur non essendo perfetto, e ha chiesto di riavviare il confronto su entrambi i fronti: la riforma costituzionale e la legge ordinaria, che dovrebbe definire l’ordinamento della Capitale, le competenze amministrative e le risorse necessarie. «Roma Capitale sia Comune con funzioni speciali», è la richiesta del sindaco, secondo cui l’attuale regime giuridico è «insufficiente e inadeguato» rispetto alle responsabilità della città. Il nodo non è soltanto istituzionale, ma anche finanziario. Roma conta 3,4 milioni di residenti, che diventano circa 4,7 milioni considerando pendolari, visitatori e turisti. Una platea che, per il Campidoglio, rende ancora più evidente la sproporzione tra le funzioni svolte dalla Capitale e le risorse a disposizione. Sullo sfondo, lo stop al confronto politico dopo l’astensione del Partito democratico sul testo approvato alla Camera, il dibattito sui finanziamenti del governo Meloni e la necessità di programmare per tempo gli interventi in vista del Giubileo del 2033.

De Priamo: «Per la riforma costituzionale non ci sono più le condizioni»

Il passaggio più netto sui tempi è arrivato dal presidente della commissione Affari costituzionali. «I poteri oggettivamente sarebbero attivabili comunque dal 2032», ha detto De Priamo, spiegando che «per la riforma costituzionale non ci sono più le condizioni». Si potrebbe, secondo il senatore, proseguire con il tavolo sulla legge ordinaria, ma quel confronto sarebbe propedeutico a una riforma costituzionale approvata all’unanimità. «È comunque necessaria una condivisione, non possiamo entrare nel dettaglio se non ci sono più le condizioni politiche», ha aggiunto. De Priamo ha richiamato anche il carattere condiviso del percorso fin qui seguito, definendolo un modello raro di collaborazione tra istituzioni. Il provvedimento, ha ricordato, è frutto di una sintesi tra governo, Regione Lazio e Comune di Roma, sviluppata al di là delle appartenenze politiche. Quanto alle risorse, il senatore ha sostenuto che nel testo è già presente un richiamo vincolante e ha affermato che, nel corso della legislatura, sarebbero stati erogati a favore di Roma oltre 15 miliardi di euro. Il presidente della commissione ha quindi rivolto a Gualtieri un invito a sottrarre il confronto alla campagna elettorale: «Chiedo al sindaco, che è anche un importante dirigente del Partito democratico, per fortuna non è stato sorteggiato a caso per fare il sindaco, se è possibile sottrarre questo provvedimento dalla vis polemica che ci accompagnerà fino alle elezioni». De Priamo ha auspicato che la discussione tra i partiti possa proseguire senza essere travolta dalle tensioni politiche in vista del voto. Il calendario, però, resta il principale ostacolo: con le elezioni amministrative previste nella primavera del 2027 e il mandato comunale successivo destinato a concludersi nel 2032, il rischio è che i nuovi poteri non arrivino prima di quella data.

Gualtieri: «Il Parlamento è sovrano, auspico che si riparta»

Il sindaco ha confermato la propria valutazione positiva del disegno di legge costituzionale, già approvato dalla Camera ad aprile, pur sottolineando che alcuni aspetti potrebbero essere migliorati. «Il testo del ddl Roma Capitale è un buon testo, seppur alcuni aspetti si possano migliorare. Il mio auspicio è che si approvi questa riforma, ma che questa riforma sia fatta di due gambe: una costituzionale e una gamba di legge ordinaria che Roma Capitale aspetta da tempo», ha detto durante l’audizione. La parte costituzionale, ha spiegato, aggiungerebbe alle competenze già previste undici materie legislative. Ma il cuore della riforma, secondo Gualtieri, riguarda anche l’ordinamento della Capitale, i poteri amministrativi e le risorse. Per questo i due percorsi dovrebbero procedere parallelamente, evitando che l’attesa della modifica costituzionale impedisca di affrontare gli altri nodi. «Il testo non è perfetto, ma è frutto di un compromesso accettabile, sostenibile», ha precisato il sindaco, ribadendo che il proprio orientamento non è cambiato. La valutazione sulla possibilità di andare avanti, ha aggiunto, spetta comunque alle forze politiche, chiamate a verificare se esistano ancora le condizioni politiche e temporali per approvare entrambi i provvedimenti. Gualtieri ha escluso che spetti al Campidoglio stabilire come debba ripartire l’iter. «Cosa consentirebbe di far partire prima l’iter per approvare la riforma? Non lo so, parlatevi. Noi siamo un’altra istituzione, non spetta a noi», ha detto ai senatori presenti. E ha aggiunto: «Il Parlamento è sovrano». Il sindaco ha assicurato che Roma Capitale è pronta ad assumersi maggiori responsabilità, anche sul piano normativo, amministrativo e finanziario. Il disegno di legge, ha osservato, è la sintesi di un’interlocuzione diretta e positiva tra il governo e il Comune, oltre che tra Roma e la Regione Lazio. Una collaborazione nata dalla convinzione condivisa che l’attuale assetto non sia adeguato alle peculiarità della Capitale e che servano poteri e risorse commisurati alla sua realtà demografica e sociale.

Lo stop dopo l’astensione del Pd e la proposta del Campidoglio rimasta senza risposta

Nel corso dell’audizione Gualtieri è stato sollecitato sul ruolo del Partito democratico nell’interruzione del percorso parlamentare. Il ddl costituzionale, approvato dalla Camera ad aprile con l’astensione del Pd, è ora fermo in Senato. Il sindaco ha riconosciuto che quella scelta ha contribuito allo stop del confronto sulla legge ordinaria, ma ha anche ricordato che la proposta presentata dal Campidoglio non aveva ancora ricevuto una risposta dal governo. «Il mio auspicio è che si riparta, sia con il tavolo sulla legge ordinaria che con il confronto su quella costituzionale», ha detto. E, riferendosi all’interruzione dei lavori, ha aggiunto: «Con onestà, riconosco che il governo probabilmente non avrebbe fermato il tavolo se non ci fosse stata l’astensione, però con la stessa onestà devo dire che sulla nostra proposta non avevamo ancora avuto la risposta, quindi non sappiamo se quanto abbiamo proposto va bene o meno». Il Comune aveva infatti presentato una bozza di legge ordinaria, sulla quale la discussione era iniziata. Il documento avrebbe dovuto affrontare questioni decisive per il funzionamento della Capitale, a partire dall’ordinamento e dalla distribuzione delle competenze. Ma, secondo il sindaco, non è mai arrivata una valutazione conclusiva da parte dell’esecutivo. Gualtieri ha anche voluto distinguere il proprio ruolo istituzionale dalle appartenenze politiche. Rispondendo al richiamo di De Priamo al suo incarico nel Pd, ha dichiarato: «Voglio chiarire, però, che io sono il sindaco di Roma e penso che sia positivo e giusto che Roma Capitale sia stata coinvolta nella redazione del testo, questo però non può trasformare Roma Capitale o il governo in un legislatore costituzionale, il legislatore costituzionale resta il Parlamento». Il Campidoglio, dunque, rivendica il proprio contributo alla definizione del provvedimento, ma riconosce che la decisione finale spetta alle Camere. «Quale debba essere l’iter e da dove si debba ripartire non lo so, rappresento un’altra istituzione, ma mi affido alla competenza del Senato della Repubblica», ha concluso sul punto.

«Roma deve avere poteri e risorse adeguati al suo ruolo»

Per Gualtieri, la riforma deve partire dal riconoscimento della specificità di Roma all’interno dell’ordinamento istituzionale italiano. La richiesta è che la Capitale resti un Comune, ma con funzioni speciali, in grado di esercitare competenze adeguate al ruolo che svolge per l’intero Paese. «Roma deve essere dotata delle risorse adeguate al suo ruolo e alle sue funzioni e adeguate alla sua realtà demografica, economica e sociale», ha affermato il sindaco. La Costituzione, ha ricordato, già prevede una governance multilivello che riconosce la particolarità della Capitale, ma questo principio non sarebbe stato tradotto in modo sufficiente sul piano organizzativo, delle competenze legislative e normative e, soprattutto, su quello finanziario. È proprio il finanziamento delle funzioni il punto che Gualtieri considera più critico. «È fondamentale il tema della dotazione di risorse, la funzione legislativa deve essere accompagnata da risorse, che sono già sottodimensionate», ha spiegato, aggiungendo che l’erosione delle entrate Irpef legata alla flat tax penalizza ulteriormente il Comune. Il sindaco ha inoltre ringraziato la Regione Lazio per il lavoro svolto nella definizione delle materie da trasferire alla Capitale, sostenendo che le competenze individuate siano corrette. Il problema, nella sua impostazione, è fare in modo che il trasferimento di responsabilità sia accompagnato da risorse sufficienti a esercitarle. «Tutto questo deve prescindere dalle attuali contingenze di governo, perché è interesse di tutto il Paese», ha ribadito. La riforma, insomma, non dovrebbe essere considerata una misura legata alla maggioranza del momento, ma una scelta istituzionale di lungo periodo.

Dai 3,4 milioni di residenti ai 4,7 milioni di persone che utilizzano la città

Il tema delle risorse si intreccia con la dimensione effettiva della popolazione che Roma è chiamata a servire. I residenti sono circa 3,4 milioni, ma il numero sale a 4,7 milioni se si considerano anche pendolari, visitatori e turisti. Sono i cosiddetti city users, che utilizzano quotidianamente trasporti, infrastrutture, servizi e spazi pubblici della città senza rientrare necessariamente nel conteggio dei residenti. «Oggi le risorse assegnate a Roma sono insufficienti non solo rispetto alla popolazione e alla funzione di Capitale, ma anche rispetto al fatto che i city users sono molti, molti di più», ha osservato Gualtieri. La distanza tra popolazione residente e persone che gravitano sulla città rende più complessa la gestione dei servizi e, secondo il sindaco, conferma la necessità di un sistema di finanziamento adeguato. L’attuale assetto, ha sostenuto, non tiene sufficientemente conto delle dimensioni demografiche, economiche e sociali di Roma e del peso che la Capitale sostiene nell’interesse nazionale. A questo si aggiunge la riduzione delle entrate comunali legata alla flat tax, che per Gualtieri rende ancora più urgente una revisione strutturale delle risorse disponibili. La richiesta non è quindi soltanto di ottenere nuovi finanziamenti per singoli interventi, ma di collegare in modo stabile le entrate alle funzioni assegnate all’amministrazione capitolina.

Gualtieri sui fondi del governo Meloni: «Ringrazio per la metro C, ma il Pnrr è stato fatto da noi»

Il confronto in Senato si è acceso anche sul tema dei finanziamenti destinati a Roma dal governo guidato da Giorgia Meloni. Sollecitato dal presidente della commissione e dalla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, Gualtieri ha voluto precisare l’origine dei diversi stanziamenti, distinguendo le risorse ereditate dai governi precedenti da quelle aggiunte dall’attuale esecutivo. «Devo fare alcune precisazioni sull’essere stati ricoperti di denaro dal governo. La presidente Meloni lo sa, quando il governo dà una cosa buona per Roma io lo ringrazio sempre», ha detto il sindaco. Il Pnrr, ha ricordato, è stato definito dai governi precedenti e l’esecutivo Meloni lo ha portato avanti. Anche questo, ha riconosciuto, non significa negare i meriti dell’attuale governo. Sul Giubileo, Gualtieri ha precisato che la quota principale dei finanziamenti, pari a 1,4 miliardi di euro, è stata stanziata dal governo guidato da Mario Draghi. Il governo Meloni ha poi aggiunto altri 500 milioni, un’integrazione che il sindaco ha definito meritoria. Ha inoltre chiarito che i 500 milioni relativi al debito costituiscono un’anticipazione finanziaria vincolata, distinguendoli quindi dagli stanziamenti destinati agli altri interventi. Diverso il caso della metro C: i 2,3 miliardi di euro per la linea metropolitana, ha riconosciuto Gualtieri, sono risorse ottenute dall’attuale governo dopo una richiesta del Campidoglio. «Sono risorse che ho chiesto e per cui ho ringraziato», ha spiegato. Il sindaco ha ribadito il ringraziamento alla presidente del Consiglio per gli interventi a favore della città, ma ha rivendicato la necessità di distinguere i finanziamenti straordinari da ciò che dovrebbe essere garantito stabilmente a una Capitale. «Credo che una Capitale non debba ringraziare un governo per una cosa dovuta, ma comunque politicamente si ringrazia sempre il governo che stanzia le risorse», ha affermato. Gualtieri ha poi ricordato che, accanto agli interventi realizzati, ci sono misure che il Campidoglio continua a chiedere e che non sono state finanziate. Ha citato in particolare i tagli ai bilanci dei Comuni e quelli che riguardano le politiche sociali. È anche per questo, ha sostenuto, che serve una riforma capace di rendere strutturale il finanziamento delle funzioni della Capitale. «Vogliamo evitare che il sindaco debba ringraziare qualcuno, o aspettare un Giubileo o un evento», ha detto. «Noi stiamo cercando di uscire da una logica emergenziale e di far discendere il finanziamento delle funzioni della Capitale del Paese dal sistema istituzionale e ordinamentale, non dalle contingenze».

Il Giubileo del 2033: programmare gli interventi senza rincorrere le scadenze

Lo sguardo del Campidoglio è già rivolto al Giubileo del 2033, in occasione dei duemila anni dalla morte di Cristo. Gualtieri ha richiamato l’annuncio del Santo Padre sulla celebrazione dell’Anno Santo e ha invitato a creare fin da subito le condizioni per programmare gli interventi necessari, evitando di arrivare a ridosso delle scadenze con tempi compressi e risorse da reperire all’ultimo momento. «Sarebbe utile predisporsi già per il Giubileo del 2033 per avere un percorso meno affrettato di quello prossimo», ha detto il sindaco. L’obiettivo è consentire al prossimo governo e al prossimo sindaco di Roma di partire subito dopo le elezioni con un programma di opere sostenuto da una certezza di risorse. Gualtieri ha auspicato che il Parlamento e le istituzioni riescano a preparare per tempo il percorso, in modo da non ripetere le difficoltà affrontate in questi anni per organizzare gli interventi legati al Giubileo. Il punto è strettamente collegato alla riforma: se le risorse continueranno a dipendere da eventi straordinari e stanziamenti occasionali, Roma rischierà di dover affrontare ogni nuova scadenza con la stessa logica emergenziale. La richiesta del sindaco è quindi di predisporre un sistema che consenta di pianificare con continuità, assicurando al Campidoglio poteri, competenze e finanziamenti coerenti con le responsabilità della Capitale. Il prossimo passaggio politico resta però incerto. Da una parte Gualtieri chiede che riparta il confronto sia sulla legge costituzionale sia su quella ordinaria; dall’altra, De Priamo avverte che non ci sono più le condizioni per completare la riforma costituzionale entro la legislatura. Se il calendario non cambierà, i nuovi poteri potrebbero arrivare soltanto nel 2032, mentre la necessità di programmare le opere per il Giubileo 2033 rende ancora più urgente trovare una soluzione stabile.

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