Roma, 5 novembre 2026
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Rigenerazione urbana, Roma e Milano chiedono regole più chiare: «Serve una nuova legge nazionale»

Alla Casa dell'Architettura il confronto tra professionisti, amministratori e parlamentari sul futuro delle città. Dal caso Milano alle riforme urbanistiche di Roma, emerge la richiesta di norme certe per il recupero degli edifici e la tutela dell'interesse pubblico

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Rigenerazione urbana, Roma e Milano chiedono regole più chiare: «Serve una nuova legge nazionale»

Una nuova legge quadro nazionale per l'urbanistica e l'edilizia, capace di superare le incertezze normative e facilitare gli interventi di rigenerazione urbana. È la richiesta emersa dal confronto tra Roma e Milano organizzato il 4 novembre 2026 alla Casa dell'Architettura di Roma dall'Ordine degli Architetti della Capitale.

L'incontro, intitolato Strategie e politiche per la rigenerazione dei territori. I casi di Roma e Milano, ha riunito rappresentanti delle amministrazioni comunali, parlamentari, professionisti e associazioni del settore per discutere delle regole che governano le trasformazioni urbane.

Al centro del dibattito anche le criticità emerse a Milano, con particolare riferimento alla distinzione tra ristrutturazione edilizia e nuova costruzione e alla necessità di chiarire quando sia obbligatoria una pianificazione urbanistica attuativa.

Il caso Milano e l'incertezza delle norme urbanistiche

Il confronto ha preso le mosse dalla sentenza numero 6127 del 2026 del Tribunale di Milano, richiamata nel dibattito sulla Torre Stresa.

Per Christian Rocchi, presidente dell'Ordine degli Architetti di Roma, le norme poco chiare rischiano di rallentare gli interventi e lasciare i professionisti nell'incertezza.

«L'immobilismo burocratico derivante da leggi equivoche costringe i professionisti ad affidarsi agli orientamenti dei tribunali anziché alla certezza delle norme», ha osservato Rocchi, chiedendo un confronto tra istituzioni e categorie professionali.

Sulla stessa linea Francesca Scotti, presidente dell'Ordine degli Architetti di Milano, che ha ricordato come il capoluogo lombardo abbia attraversato quindici anni di trasformazioni rapide, non sempre accompagnate da un adeguato confronto con i cittadini.

«Se il legislatore non ci dice chiaramente dove è necessaria la pianificazione attuativa e dove no e cosa intende per “ristrutturazione edilizia” non andiamo da nessuna parte», ha affermato Scotti, chiedendo un'interpretazione normativa che garantisca maggiore certezza agli operatori.

Roma, Veloccia: «Aggiornate le regole del Piano Regolatore»

Nel corso dell'incontro, l'assessore all'Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia ha illustrato le modifiche introdotte dall'amministrazione capitolina.

Tra gli interventi richiamati figurano l'aggiornamento delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore, l'approvazione del nuovo Regolamento Edilizio, la riforma della Carta per la Qualità e il recepimento della legge regionale sulla rigenerazione urbana.

Secondo Veloccia, rigenerare la città non significa soltanto recuperare e valorizzare gli immobili, ma anche migliorare la qualità della vita, salvaguardando la composizione sociale dei quartieri ed evitando l'espulsione dei residenti.

«Ora è indispensabile che anche i livelli regionale e nazionale facciano la propria parte, portando finalmente a compimento i provvedimenti attesi da tempo», ha dichiarato l'assessore.

Gli architetti chiedono una nuova legge quadro nazionale

La necessità di una riforma complessiva è stata ribadita da Alessandro Panci, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, secondo il quale il quadro normativo attuale non risponde più alle esigenze delle città.

La priorità, ha spiegato, non è ampliare ulteriormente i centri urbani, ma recuperare il patrimonio edilizio esistente, con regole aggiornate e coordinate tra Stato, Regioni e Comuni.

Anche Anna Scavuzzo, vicesindaca di Milano e assessora alla Rigenerazione urbana, ha individuato tre priorità: maggiore chiarezza legislativa a livello nazionale, rafforzamento delle strutture amministrative attraverso personale e digitalizzazione e collaborazione trasparente tra settore pubblico, professionisti e imprese.

«Esiste una profonda discrasia tra l'attuale quadro normativo e la realtà di trasformazione delle nostre città», ha sottolineato Scavuzzo.

Dal Salva Milano alla riforma del Testo unico dell'Edilizia

Il dibattito ha coinvolto anche i parlamentari impegnati sui temi urbanistici.

Erica Mazzetti, componente della Commissione Ambiente della Camera, ha ricordato il percorso parlamentare del cosiddetto Salva Milano, approvato alla Camera ma fermatosi al Senato, e ha richiamato il lavoro per la revisione del Testo unico dell'Edilizia.

Agostino Santillo, vicepresidente della stessa Commissione, ha invece sottolineato la necessità di definire con precisione la distinzione tra demolizione e ricostruzione e nuova costruzione, evitando interventi normativi frammentari.

A sintetizzare le richieste del settore è stato Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell'Ordine degli Architetti di Roma, secondo cui il caso milanese riflette problemi comuni alle principali aree urbane italiane.

«Un quadro normativo certo è fondamentale per permettere agli architetti di svolgere la propria professione intellettuale con garanzia giuridica», ha dichiarato.

Dal confronto emerge quindi la richiesta di una disciplina nazionale più chiara e coordinata, che consenta di recuperare il patrimonio costruito, ridurre le incertezze interpretative e conciliare gli investimenti con la qualità urbana e le esigenze dei cittadini.

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