
Sabato 25 luglio torna al Trullo la Pastasciutta antifascista di Casa Cervi, la festa popolare organizzata dalla sezione Anpi Trullo-Magliana “Franco Bartolini” per ricordare la caduta del regime fascista del 25 luglio 1943.
La nona edizione della manifestazione si svolgerà a partire dalle 20 nell’area pedonale di viale Ventimiglia, all’angolo con via Campagnatico. Un appuntamento ormai consolidato nell’estate romana, che ogni anno richiama nel quartiere centinaia di persone provenienti da diverse zone della Capitale.
Durante la serata saranno distribuiti gratuitamente pastasciutta al sugo, panzanella, un bicchiere di vino rosso e una fetta di cocomero, anche grazie al contributo dei soci di Unicoop Etruria.
Il programma prevede le canzoni, gli stornelli e i racconti dedicati a Roma del Ponentino Trio, la satira della giornalista Francesca Fornario e le sonorità folk acustiche del MOM Trio. Interverrà inoltre Marina Pierlorenzi, presidente dell’Anpi provinciale di Roma.
L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, vuole essere una festa dedicata ai valori della pace, dell’accoglienza, della solidarietà e dell’uguaglianza, nel solco della Costituzione e della memoria della Resistenza.
Nel documento di presentazione dell’evento, l’Anpi Trullo-Magliana richiama anche l’opposizione alla guerra, alle spese militari e all’invio di armi, chiedendo il riconoscimento dello Stato di Palestina e una mobilitazione in difesa della Repubblica.
La manifestazione romana aderisce alla rete nazionale delle Pastasciutte antifasciste, organizzate ogni anno in numerose città italiane per ricordare la festa promossa dalla famiglia Cervi dopo la destituzione di Benito Mussolini.
La tradizione risale al 25 luglio 1943, quando la notizia dell’arresto di Mussolini e della caduta del fascismo venne accolta con manifestazioni spontanee di gioia in diverse parti d’Italia.
A Campegine, in provincia di Reggio Emilia, la famiglia Cervi decise di festeggiare preparando una grande quantità di pasta da offrire gratuitamente alla popolazione. I Cervi si procurarono la farina e acquistarono a credito burro e formaggio, per poi trasportare la pastasciutta in piazza all’interno dei bidoni utilizzati per il latte.
In un periodo segnato dalla guerra, dalla fame e dal razionamento, quel piatto di pasta rappresentò non soltanto un pasto straordinario, ma anche la possibilità di tornare a occupare liberamente uno spazio pubblico dopo oltre vent’anni di dittatura.
La guerra, tuttavia, non era ancora finita. Dopo l’armistizio dell’8 settembre sarebbero arrivati l’occupazione nazista, la Repubblica sociale italiana e i mesi più duri della Resistenza, fino alla Liberazione del 25 aprile 1945.
La festa del 25 luglio viene riproposta da oltre vent’anni nell’aia del Museo Cervi e si è progressivamente diffusa in tutta Italia. Una tradizione riassunta dalle parole attribuite ad Alcide Cervi: «La pastasciutta in bollore: il più bel discorso sulla fine del fascismo».
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