
A quasi nove mesi dall’approvazione definitiva della legge 149 del 2025, istituzioni, Regioni, autorità regolatorie, società scientifiche e associazioni dei pazienti si sono riunite al Senato per chiedere che il riconoscimento dell’obesità come malattia progressiva e recidivante si traduca in percorsi di cura concreti e accessibili.
Il confronto si è svolto martedì 30 giugno nella Sala degli Atti parlamentari di Piazza della Minerva, durante il convegno “Obesità: la legge c’è. Ora costruiamo il sistema”, promosso dal senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, componente della 5ª Commissione permanente Bilancio.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, il ministro della Salute Orazio Schillaci, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, il presidente della 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Francesco Zaffini e il deputato Roberto Pella, primo firmatario del provvedimento.
Presenti anche rappresentanti del ministero della Salute, dell’Agenzia italiana del farmaco, delle Regioni, delle società scientifiche e delle associazioni dei pazienti.
La legge 149, approvata definitivamente dal Senato il 1° ottobre 2025 e promulgata il 3 ottobre, ha introdotto un quadro nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità.
La norma richiama l’accesso alle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza e prevede, tra le altre misure, l’istituzione presso il ministero della Salute dell’Osservatorio per lo studio dell’obesità.
La sfida indicata dal convegno è ora quella di trasformare i principi della legge in servizi effettivamente disponibili. Le priorità riguardano l’operatività dell’Osservatorio, l’aggiornamento dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, il rafforzamento della Rete italiana dell’obesità, l’utilizzo delle risorse del Fondo obesità e il superamento delle differenze territoriali nell’accesso alle cure.
«Non basta avere scritto un principio giusto in una legge storica, bisogna renderlo esigibile per i cittadini», ha dichiarato Russo. «A quasi nove mesi dall’approvazione, Osservatorio, LEA, PDTA e accesso ai trattamenti non possono restare fermi».
Secondo il senatore, il Parlamento dovrà contribuire alla definizione di una roadmap con tempi, responsabilità e strumenti precisi.
«L’obesità colpisce più duramente chi è già fragile e non possiamo accettare che il diritto a curarsi dipenda dal reddito o dalla Regione in cui si vive», ha aggiunto.
L’obesità è una patologia complessa, associata a complicanze metaboliche, cardiovascolari, respiratorie, oncologiche e psicologiche.
Il suo impatto riguarda non soltanto la salute delle persone, ma anche la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e i costi sociali legati alla mancata prevenzione e alla presa in carico tardiva.
«L’approvazione della legge 149 ha segnato un passaggio importante per il nostro Servizio sanitario nazionale e per milioni di cittadini», ha affermato il ministro Schillaci.
«Riconoscere l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante significa superare stigma e semplificazioni e costruire risposte sanitarie più adeguate».
Il ministro ha assicurato l’impegno del dicastero nel rafforzamento della prevenzione, della presa in carico e dell’integrazione tra i diversi livelli del sistema sanitario, attraverso il confronto con Regioni, professionisti, società scientifiche e associazioni dei pazienti.
Anche il sottosegretario Gemmato ha richiamato la necessità di accompagnare l’attuazione della legge con strumenti operativi.
«Appropriatezza, sostenibilità ed equità devono essere i principi guida per costruire un modello nazionale capace di garantire percorsi di cura omogenei e realmente accessibili», ha dichiarato.
Uno dei temi centrali dell’incontro ha riguardato l’accesso alle terapie farmacologiche.
I trattamenti disponibili per la cura dell’obesità restano in larga parte a carico dei pazienti, con il rischio di creare una differenza sostanziale tra chi può sostenerne il costo e chi, pur avendone necessità clinica, ne rimane escluso.
Dal confronto è emersa la proposta di valutare modelli graduali di accesso rimborsato, fondati su criteri di appropriatezza clinica, prescrizione specialistica e monitoraggio degli esiti.
La priorità dovrebbe essere assegnata ai pazienti con obesità severa, comorbidità e maggiore rischio di complicanze.
«Le nuove opzioni terapeutiche hanno modificato le prospettive di cura, ma devono essere inserite in percorsi appropriati, controllati e sostenibili», ha spiegato Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità.
Secondo Buscemi, occorre avviare un percorso istituzionale per valutare forme di rimborso delle terapie farmacologiche innovative destinate ai pazienti con maggiore gravità clinica, all’interno di centri specialistici riconosciuti e con un sistema di verifica dei risultati.
Le associazioni dei pazienti hanno richiamato il rischio che il ritardo nell’attuazione della norma trasformi il riconoscimento legislativo dell’obesità in una promessa non mantenuta.
«Per le persone con obesità questa legge non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un diritto», ha dichiarato Iris Zani, presidente della Federazione italiana associazioni obesità.
«Non è accettabile che i pazienti debbano pagare di tasca propria trattamenti necessari o che debbano aspettare mesi, anni, oppure spostarsi da una Regione all’altra per essere presi in carico».
Zani ha chiesto l’applicazione effettiva dei LEA, percorsi assistenziali chiari, centri dedicati e terapie accessibili.
«La dignità delle persone non può restare appesa ai decreti attuativi», ha concluso.
Il convegno si è concluso con l’obiettivo di definire un’agenda condivisa per il biennio 2026-2027.
Tra i passaggi indicati figurano l’avvio dell’Osservatorio per lo studio dell’obesità, la definizione del programma nazionale, il completamento dei percorsi assistenziali, il coordinamento con le Regioni e l’individuazione di soluzioni sostenibili per l’accesso ai trattamenti.
«L’Italia ha avuto il coraggio di essere il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge sull’obesità», ha concluso Russo.
«Ora deve avere la stessa determinazione nel renderla operativa. Non chiediamo nuove dichiarazioni di principio, ma atti concreti: tempi certi, strumenti chiari e cure accessibili».
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi