
«Un codice che rischia di portarci fuori strada». È l’allarme lanciato da Rime, Rete Italiana Mobilità Equa, dopo l’adozione preliminare del nuovo Codice della strada da parte del Consiglio dei ministri. La rete, che riunisce oltre 40 organizzazioni impegnate sui temi della mobilità sostenibile, della sicurezza stradale, delle vittime della strada, del trasporto e dello spazio pubblico, chiede al Governo di intervenire sul testo durante il suo iter dei prossimi mesi. Secondo le associazioni, la proposta attuale rischia di privilegiare la circolazione e la velocità dei veicoli rispetto alla sicurezza, alla salute e alle esigenze di mobilità delle persone. Una posizione formulata sulla base del testo sottoposto a consultazione pubblica e delle modifiche anticipate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dalla stampa. Rime precisa, tuttavia, di essere in attesa di poter esaminare il testo definitivo.
Nel mirino della rete ci sono le misure che, secondo le organizzazioni, potrebbero ridurre i controlli e le sanzioni e limitare la capacità d’intervento delle amministrazioni comunali. Un insieme di cambiamenti che, se confermato nella versione definitiva, rischierebbe di rendere le strade meno sicure, con conseguenze anche sul traffico e sull’inquinamento. «La proposta attuale sembra mettere la circolazione e la velocità dei veicoli davanti alla sicurezza, alla salute e alla mobilità delle persone, penalizzare gli utenti più vulnerabili, ridurre controlli e multe, limitare l’azione dei Comuni», denuncia Rime. Per la rete, la revisione del Codice rappresenta un’occasione importante per aggiornare le regole della mobilità italiana dopo trent’anni e avvicinarle a quelle adottate nel resto d’Europa. L’obiettivo, sostengono le associazioni, dovrebbe essere una riforma capace di proteggere chi si sposta a piedi, in bicicletta o con altri mezzi, senza trascurare la sicurezza di chi guida.
In attesa della pubblicazione del testo definitivo, Rime chiede al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di chiarire quali proposte presentate dalla società civile durante la consultazione siano state accolte e per quali ragioni le altre siano state respinte. La rete si rivolge inoltre a Governo, Parlamento, Regioni e Anci, chiedendo di lavorare a modifiche profonde del provvedimento per arrivare a strade «più sicure e giuste». Le associazioni ricordano di essere state più volte in piazza nelle città per chiedere maggiore sicurezza stradale. Tra le mobilitazioni più recenti, quelle seguite alla morte di Nicolò, il bambino di sette anni ucciso a Torino mentre pedalava per andare a scuola. La richiesta è ora quella di trasformare la riforma in uno strumento per ridurre i rischi sulle strade e tutelare la vita delle persone. Per Rime, senza correzioni, il nuovo Codice potrebbe invece tradursi in più insicurezza, inquinamento e traffico.
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