
Manifestazione degli studenti, Roma 16 ottobre 2026 (Foto Osa Nazionale/Instagram)
Migliaia di studenti in strada, corteo dall’Esquilino fino al ministero dell’Istruzione, proteste contro il governo e, nella parte finale del percorso, lanci di bottiglie, bombe carta, petardi e un estintore contro il dispositivo delle forze dell’ordine. Il “No Meloni Day” del 16 ottobre ha attraversato Roma in una giornata di mobilitazioni studentesche organizzate contemporaneamente in numerose città italiane.
Il dato sulle presenze cambia a seconda delle fonti: gli organizzatori hanno parlato di circa 20mila persone a Roma, mentre secondo quanto appreso dalle forze dell’ordine i partecipanti erano oltre 5mila.
Le tensioni maggiori si sono registrate in via Marmorata e davanti al ministero dell’Istruzione e del Merito, in viale Trastevere. La Questura ha attribuito le azioni violente a una «componente minoritaria» del corteo composta da manifestanti travisati e ha annunciato che le immagini raccolte dalla Polizia scientifica saranno esaminate per identificare i responsabili.
Secondo il Siulp di Roma, almeno 18 agenti sono rimasti feriti. Il dato è fornito dal sindacato di polizia e non risulta al momento accompagnato da un bilancio complessivo ufficiale della Questura.
La manifestazione è partita da diversi concentramenti studenteschi confluiti nell’area dell’Esquilino e del Colosseo, per poi dirigersi verso viale Trastevere.
Lungo il percorso alcuni manifestanti hanno bruciato rappresentazioni delle bandiere di Israele e degli Stati Uniti, mentre dal corteo sono stati scanditi slogan contro il governo, il ministro Giuseppe Valditara, il riarmo e le politiche israeliane a Gaza.
In via Marmorata, secondo le ricostruzioni della Questura e le immagini della giornata, un gruppo di persone vestite di nero e con il volto coperto ha spostato cassonetti e cestini sulla carreggiata. Sono poi partiti petardi e bottiglie verso le forze dell’ordine.
Una volta raggiunto il ministero, il dispositivo di sicurezza composto da polizia e carabinieri è stato bersagliato con bottiglie, bombe carta e fumogeni. Alcuni manifestanti hanno anche svuotato un estintore in direzione degli agenti.
La Questura ha sottolineato che l’azione è stata messa in atto da un «ristretto gruppo» e che le condotte sono state documentate dalla Polizia scientifica per procedere alle identificazioni.
Il corteo è poi proseguito fino alla Città dell’Altra Economia a Testaccio, dove la mobilitazione si è conclusa senza ulteriori tensioni.
Nel pomeriggio il Siulp ha diffuso un primo bilancio parlando di almeno 18 poliziotti feriti.
«Dietro ogni referto c’è un lavoratore ferito mentre svolgeva il proprio dovere», ha dichiarato il segretario provinciale del sindacato Ignazio Craparotta, chiedendo che gli autori dei lanci siano individuati.
Secondo il Siulp, gli operatori sarebbero stati colpiti con bombe carta, bottiglie di vetro e fumogeni e raggiunti dal contenuto degli estintori.
Il sindacato sostiene inoltre che in quei momenti non ci sia stata una carica delle forze dell’ordine. La Questura, nella propria ricostruzione, ha evidenziato che l’azione del gruppo responsabile dei disordini non ha modificato la strategia di gestione dell’ordine pubblico.
Dura la reazione del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
«Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», ha dichiarato dopo gli episodi davanti alla sede del ministero.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sulle tensioni che hanno accompagnato alcune delle manifestazioni organizzate in Italia.
Meloni ha detto di considerare positiva la mobilitazione democratica ma ha chiesto una condanna trasversale di bombe carta e aggressioni alle forze dell’ordine, chiamando in causa anche i leader dell’opposizione.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha replicato rivendicando le ragioni sociali della protesta: «Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete».
Anche Angelo Bonelli di Avs ha condannato «senza ambiguità ogni forma di violenza», chiedendo però al governo di rispondere alle rivendicazioni degli studenti e degli insegnanti.
Al di là degli episodi di tensione, al centro della manifestazione romana c’erano le condizioni della scuola pubblica, il costo dell’istruzione, il carovita e le scelte del governo sulla spesa militare.
«Le scuole ci crollano a pezzi e si allagano appena piove», ha raccontato all’Ansa Alice Rossi Albertini, 18 anni, studentessa del liceo Russell e componente del coordinamento studentesco romano.
Tra le questioni sollevate dai manifestanti c’è anche lo stato dell’edilizia scolastica e la richiesta di maggiori investimenti per strutture e personale.
Un altro terreno di protesta è la previsione di un tetto del 30 per cento di studenti stranieri per classe, contestata dai movimenti presenti al corteo.
Gli studenti chiedono inoltre l’introduzione di percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Secondo Alice, dovrebbe diventare un tema trasversale «in ogni scuola di ordine e grado».
Gli slogan più ripetuti durante il corteo sono stati «Soldi alla scuola, non alla guerra», «A scuola nessuno è straniero» e «Non siamo il futuro se ci negate il presente».
Le proteste contro il riarmo si sono intrecciate con le mobilitazioni per la Palestina e con il richiamo alle manifestazioni studentesche delle ultime settimane in Francia e Spagna.
Nel corteo romano erano presenti anche alcuni studenti francesi in Italia con il programma Erasmus.
«Le proteste a Parigi, in Spagna e Germania stanno dando l’idea di una polveriera in Europa», ha spiegato Alice Rossi Albertini. «Stiamo protestando tutti per le stesse ragioni, ognuno con le proprie specificità».
Secondo il collettivo Osa, a livello nazionale sarebbero stati oltre 400mila gli studenti scesi in piazza. Anche questo numero rappresenta una stima degli organizzatori e non un dato verificato dalle autorità.
La mobilitazione romana non si chiude con il corteo del 16 ottobre.
Alla Città dell’Altra Economia gli studenti hanno fissato per venerdì 23 ottobre una nuova assemblea pubblica, con l’obiettivo di organizzare le prossime iniziative.
Tra gli appuntamenti indicati dai collettivi c’è anche lo sciopero generale del 30 ottobre.
Intanto una parte del movimento studentesco tornerà in piazza già sabato 17 ottobre, quando la Rete degli Studenti Medi e altre realtà convergeranno nella manifestazione nazionale de “La Via Maestra”, in programma da piazza della Repubblica a piazza del Popolo.
La Rete ha inoltre lanciato il percorso “Generazione Fuoriclasse”, con l’obiettivo dichiarato di trasformare le proteste di questi giorni in una mobilitazione permanente su diritto allo studio, caro vita, sicurezza e condizioni delle scuole.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi