Roma, 14 luglio 2026
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Monteverde, il ristorante Mucca Pazza replica dopo la sentenza del Tar: «Abbiamo investito in buona fede, tuteleremo lavoratori e attività»

Dopo la decisione del tribunale, Fabio Bonardo, titolare del ristorante, contesta la ricostruzione della vicenda: «Non abbiamo costruito quel locale né realizzato il gazebo»

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
Gli interni del ristorante "Mucca Pazza" a Monteverde

Gli interni del ristorante "Mucca Pazza" a Monteverde

Dopo la sentenza del Tar del Lazio sulla vicenda del ristorante Mucca Pazza di via Luigi Zambarelli, a Monteverde, arriva la replica del titolare Fabio Bonardo. In un comunicato stampa, il proprietario del locale afferma di prendere atto della decisione del tribunale amministrativo «con il rispetto che si deve a ogni pronuncia della magistratura amministrativa», ma rivendica la necessità di raccontare alcuni elementi che, secondo la proprietà, sarebbero indispensabili per comprendere l’intera storia.

Il ristorante, già al centro di un contenzioso amministrativo legato alla struttura esterna, all’uso degli spazi e alla destinazione di alcune aree, sostiene di aver rilevato un’attività già esistente e operativa da molti anni, confidando nella regolarità delle autorizzazioni e delle opere presenti al momento del subentro.

La replica del titolare: «Non abbiamo costruito quel locale»

Il punto centrale della posizione di Mucca Pazza è la distinzione tra l’attuale gestione e la storia precedente del locale. «Mucca Pazza non ha costruito quel locale, non ha realizzato il gazebo e non ha trasformato un’attività esistente», scrive Bonardo nel comunicato.

Secondo il titolare, il ristorante avrebbe acquistato un’attività commerciale «che operava già da oltre quindici anni», facendo affidamento sulla piena regolarità delle autorizzazioni, delle strutture e delle opere esistenti. Una condizione che, sostiene la proprietà, non sarebbe mai stata rappresentata come problematica dalle autorità competenti prima dell’apertura del nuovo fronte amministrativo.

«La nostra unica colpa, se così può essere definita, è stata quella di investire, creare nuovi posti di lavoro, migliorare il servizio e far crescere un’attività che il territorio già conosceva», aggiunge Bonardo, sottolineando di non aver apportato modifiche sostanziali alla struttura.

Il nodo delle autorizzazioni e degli esposti

Nel comunicato il titolare insiste anche sul tema del tempo trascorso. Secondo Mucca Pazza, situazioni rimaste immutate per oltre quindici anni sarebbero diventate oggetto di contestazione solo dopo il subentro dell’attuale gestione.

Uno degli esempi richiamati riguarda il gazebo. La proprietà sostiene che la struttura fosse stata autorizzata dal municipio nell’ottobre 2023 e che soltanto successivamente, dopo una serie di esposti, quella stessa autorizzazione sarebbe stata ritirata. «È difficile comprendere come una struttura possa essere considerata regolare e autorizzata in un momento e, senza modifiche sostanziali, non esserlo più pochi mesi dopo», afferma Bonardo.

Il titolare richiama anche altre pratiche amministrative relative al locale, alcune risalenti al 2003, sostenendo che anche questi aspetti meritino «un approfondimento attento e completo».

Le contestazioni sulla narrazione della vicenda

Mucca Pazza contesta inoltre alcune rappresentazioni emerse negli ultimi giorni. Nel comunicato Bonardo nega che nel gazebo fosse presente un impianto stereo. Secondo la proprietà, ci sarebbe stata soltanto «una piccola cassa utilizzata per accompagnare il momento degli auguri di compleanno dei bambini».

Il titolare respinge anche la descrizione del gazebo come una sorta di «discoteca per bambini», definendola una rappresentazione che non corrisponderebbe alla realtà quotidiana dell’attività. Un altro punto riguarda gli impianti di aspirazione, che secondo Bonardo sarebbero conformi alle normative vigenti e non avrebbero generato contestazioni per molti anni.

Il ristorante sostiene dunque che le criticità siano emerse in modo concentrato solo nell’ultimo periodo, in particolare dal 2024, con una successione di esposti, controlli e contestazioni che avrebbero progressivamente rimesso in discussione situazioni considerate consolidate.

La richiesta di dialogo con municipio e residenti

Nel comunicato Bonardo rivendica anche la disponibilità al confronto. Durante la Commissione Trasparenza, spiega, la proprietà avrebbe dichiarato pubblicamente di essere pronta a effettuare ulteriori interventi tecnici, dall’aumento dell’insonorizzazione al miglioramento degli impianti, anche oltre quanto previsto dalla legge, se utile a ridurre eventuali disagi per i residenti.

«Per noi il rispetto delle persone viene prima di qualsiasi contenzioso», afferma il titolare. Da qui la richiesta, finora rimasta senza un reale sviluppo secondo il ristorante, di aprire un confronto costruttivo con il municipio e con i comitati di quartiere.

Mucca Pazza dice di comprendere le preoccupazioni di chi vive nella zona, ma distingue questo piano dalla rimessa in discussione di autorizzazioni e assetti sui quali, sostiene Bonardo, un imprenditore avrebbe fondato legittimamente il proprio investimento.

Le prossime mosse: «Useremo gli strumenti dell’ordinamento»

Dopo la decisione del Tar, la proprietà annuncia ora una valutazione approfondita della sentenza e dell’intera vicenda. Bonardo spiega che il ristorante analizzerà «con la massima attenzione ogni passaggio della decisione e ogni elemento della vicenda», nel rispetto delle istituzioni e delle norme.

La linea è quella di non fermarsi alla sola presa d’atto della pronuncia. Il titolare sostiene che esistano ancora aspetti tecnici, amministrativi e giuridici da approfondire e annuncia la volontà di utilizzare «tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione» per tutelare le ragioni del ristorante, i lavoratori e il valore dell’investimento realizzato.

Il punto, per Mucca Pazza, non è dunque negare la decisione del tribunale amministrativo, ma chiedere che nella vicenda venga considerato anche il profilo della buona fede dell’attuale gestione, subentrata in un’attività già esistente e oggi chiamata a fare i conti con le conseguenze di una lunga stratificazione amministrativa.

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