Roma, 16 ottobre 2026
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Monteverde, la notte delle aggressioni in minicar: chi sono i due ragazzi e come li hanno individuati

Hanno 16 e 17 anni, vivono tra Monteverde e Testaccio e avrebbero agito per divertimento durante la notte del compleanno di uno dei due. Entrambi hanno ammesso le aggressioni davanti agli investigatori. Decisivi i filmati delle telecamere, gli adesivi sulla carrozzeria e la testimonianza di un meccanico

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 3'
Monteverde, la notte delle aggressioni in minicar: chi sono i due ragazzi e come li hanno individuati

Sei aggressioni in poche ore, persone prese di mira mentre camminavano, andavano in bicicletta o viaggiavano in monopattino e una violenza culminata nel grave ferimento dell’attore Davide Iacopini. È la ricostruzione che emerge dalle indagini sulla cosiddetta banda della minicar, individuata dai carabinieri e dalla polizia locale di Roma Capitale dopo giorni di accertamenti. I presunti responsabili sono due minorenni di 16 e 17 anni, che hanno ammesso di essere coinvolti negli episodi avvenuti tra il 4 e il 5 ottobre tra Monteverde e Testaccio. I due sono stati denunciati e devono rispondere, secondo quanto emerso finora, di tentato omicidio per l’aggressione più grave e di lesioni per gli altri episodi. Il fascicolo è destinato alla procura presso il Tribunale per i minorenni. La loro posizione resta dunque al vaglio della magistratura.

Chi sono i due ragazzi: uno vive a Monteverde, l’altro a Testaccio

Secondo quanto ricostruito da Corriere della Sera e Repubblica, il più giovane dei due è il proprietario della minicar nera utilizzata durante le aggressioni. Ha 16 anni, vive a Monteverde ed è figlio di un carabiniere. L’amico, di 17 anni, abita invece a Testaccio. Entrambi frequentano istituti scolastici nella zona e, stando alle ricostruzioni giornalistiche, avrebbero già avuto un precedente per un furto commesso insieme. Sarebbe stato proprio il compleanno del sedicenne a fare da cornice alla notte delle violenze. I due avrebbero trascorso diverse ore a bordo della vetturetta, muovendosi tra le strade dei quartieri romani e prendendo di mira persone incontrate lungo il percorso. Le prime ricostruzioni indicavano genericamente due ragazzi molto giovani. Con il progredire degli accertamenti, gli investigatori sono riusciti a identificarli, arrivando alla minicar e ricostruendo gli spostamenti del mezzo.

«Ci siamo divertiti così»: la versione fornita agli investigatori

Ascoltati dagli inquirenti, i due minorenni avrebbero ammesso le proprie responsabilità. Secondo quanto riportato, avrebbero spiegato di aver agito per divertimento, senza un motivo preciso legato alle vittime. «Quella notte ci siamo divertiti così», è la frase riferita nelle ricostruzioni giornalistiche per sintetizzare il loro racconto. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i ragazzi avrebbero anche sostenuto di essersi fermati dopo aver saputo del grave ferimento dell’attore e avrebbero espresso dispiacere. Le dichiarazioni rese durante gli interrogatori contribuiscono a delineare il contesto degli episodi, ma non chiariscono ancora tutti i dettagli delle singole aggressioni. Gli investigatori stanno infatti ricostruendo la sequenza dei fatti e il ruolo che ciascuno dei due avrebbe avuto nei diversi episodi.

La minicar nera, gli adesivi del cobra e le luci rosse: così sono arrivati ai responsabili

La svolta nelle indagini è arrivata grazie all’incrocio di diversi elementi. I carabinieri e gli agenti della polizia locale hanno analizzato le immagini delle telecamere di sorveglianza, cercando di ricostruire il percorso della minicar e di individuare i particolari che potessero distinguerla da vetture simili. Il mezzo era nero opaco, con modifiche estetiche ben visibili, luci a led e una luce rossa in prossimità della targa. A rendere riconoscibile la vetturetta erano soprattutto alcuni adesivi raffiguranti un cobra rosso, presenti sulla carrozzeria. Un elemento apparentemente secondario si è rivelato importante per le indagini: il meccanico che aveva lavorato sulla minicar ha riconosciuto i particolari del veicolo e ha fornito indicazioni utili agli investigatori. Le immagini delle telecamere, insieme alle testimonianze e agli altri riscontri investigativi, hanno consentito di restringere il campo fino all’identificazione dei due ragazzi. La minicar è stata infine rintracciata e sequestrata a Testaccio, dove era parcheggiata. Gli accertamenti avrebbero inoltre permesso di ricostruire parte degli spostamenti attraverso un’applicazione installata sul telefono di uno dei giovani, utilizzata per monitorare la posizione del dispositivo.

Sei aggressioni tra Monteverde e Testaccio

Gli episodi contestati risalgono alle notti del 4 e del 5 ottobre. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due avrebbero avvicinato persone che si trovavano da sole per strada, colpendole o facendole cadere per poi allontanarsi a bordo della minicar. Tra le vittime ci sarebbero pedoni, ciclisti e persone in monopattino. In almeno un episodio, un passante sarebbe stato colpito con un tubo di plastica. La successione delle aggressioni ha alimentato la preoccupazione tra i residenti, anche perché gli episodi si sono verificati in strade diverse ma relativamente vicine tra loro. Nei giorni successivi sono emerse ulteriori testimonianze, mentre le forze dell’ordine hanno intensificato le verifiche per individuare il mezzo e i suoi occupanti. Le indagini hanno infine ricondotto alla stessa minicar sei episodi.

Il caso Davide Iacopini: l’aggressione più grave

L’episodio più grave è quello che ha coinvolto Davide Iacopini, attore conosciuto anche per la sua partecipazione alla serie Suburra. La sera del 5 ottobre, mentre attraversava via Barrili a Monteverde a bordo del proprio monopattino, sarebbe stato affiancato dalla minicar. Il passeggero avrebbe provocato la perdita di equilibrio dell’uomo, che è finito contro una Mini Cooper parcheggiata, riportando gravissime lesioni alla testa. Iacopini è stato ricoverato all’ospedale San Camillo, dove è stato sottoposto a due interventi neurochirurgici. Al 14 ottobre, secondo le informazioni diffuse da RaiNews, si trovava ancora in terapia intensiva, con prognosi riservata. La gravità delle conseguenze ha portato la Procura a contestare il tentato omicidio per questo episodio. Agli altri fatti vengono ricondotte le contestazioni relative alle lesioni.

Le indagini proseguono

L’identificazione dei due minorenni rappresenta una svolta in una vicenda che aveva destato forte allarme tra i residenti di Monteverde e nei quartieri limitrofi. Il lavoro degli investigatori si è basato sull’analisi dei filmati, sui particolari della vettura, sulle testimonianze e sugli altri elementi raccolti durante gli accertamenti. Il fascicolo passerà alla Procura per i minorenni, chiamata a valutare la posizione dei due ragazzi e gli eventuali provvedimenti da adottare. Resta inoltre da ricostruire nel dettaglio la dinamica di ciascun episodio e il ruolo attribuibile a ogni indagato. La vicenda lascia sullo sfondo una domanda ancora aperta: come sia stato possibile che una serie di aggressioni ai danni di persone incontrate casualmente per strada si sia trasformata, nel giro di poche ore, in un caso di cronaca con conseguenze tanto gravi.

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