
Mattarella ad Amatrice per il nuovo anno scolastico, 22 settembre 2026 (Quirinale)
È da Amatrice, a dieci anni dal terremoto che devastò il Centro Italia, che Sergio Mattarella ha inaugurato l’anno scolastico 2026-2027.
Il presidente della Repubblica ha partecipato il 21 settembre alla cerimonia organizzata all’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, dopo aver deposto una corona al monumento dedicato alle vittime del sisma. Ad accoglierlo c’erano, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi.
«Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire», ha detto Mattarella.
Sul valore della scelta di Amatrice è intervenuta anche l’assessora regionale alle Politiche di ricostruzione Manuela Rinaldi.
«Far suonare proprio nell’Appennino centrale la prima campanella “ufficiale” dell’anno scolastico è un messaggio importante», ha sottolineato, richiamando il percorso di ricostruzione ancora in corso.
Per Rinaldi, la presenza del Capo dello Stato assume un significato particolare in un territorio che «con difficoltà e resilienza» sta cercando proprio nei giovani un punto da cui ripartire.
La ricostruzione resta infatti uno dei temi centrali per Amatrice e per gli altri comuni del cratere. A dieci anni dal terremoto, la Regione Lazio continua a indicare il completamento degli interventi come una delle priorità per restituire servizi, spazi pubblici e prospettive alle comunità colpite.
Nel suo intervento il presidente della Repubblica ha dedicato un passaggio anche al ruolo della scuola nell’integrazione.
«La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati», ha affermato Mattarella, richiamando l’articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti».
Secondo il Capo dello Stato, la scuola deve «stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere» e contribuire alla coesione sociale.
Le parole arrivano mentre è aperto il dibattito nazionale sulle nuove regole annunciate dal governo per la distribuzione degli studenti stranieri nelle classi. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha precisato che il limite del 30% allo studio riguarda in particolare gli alunni che non possiedono un’adeguata conoscenza della lingua italiana.
Il Quirinale non ha presentato però l’intervento di Mattarella come una risposta diretta alla proposta del governo.
Ad Amatrice Mattarella ha affrontato anche le trasformazioni legate alle nuove tecnologie.
Prima della cerimonia ha partecipato insieme ad Alberto Angela a un laboratorio con gli studenti dedicato proprio all’innovazione e, nel suo discorso, ha richiamato opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale e dei social network.
«Macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili e più ricche di valori», ha sottolineato.
Il presidente ha parlato inoltre di bullismo, violenza contro le ragazze e partecipazione degli studenti alla vita scolastica, invitando la scuola a rimanere uno spazio capace di formare persone libere e consapevoli.
La scelta di Amatrice per la cerimonia nazionale assume un significato particolare proprio nel decennale del terremoto del 2016.
Mattarella ha ricordato non soltanto Amatrice, ma anche Arquata del Tronto e Norcia, definendo queste comunità, nel giorno dedicato alla scuola, simboli della ricostruzione e della necessità di restituire prospettive ai territori colpiti.
Per la Regione Lazio, ha sottolineato Rinaldi, la scuola diventa così anche uno dei luoghi attraverso cui misurare la ripartenza: non soltanto ricostruzione materiale degli edifici, ma ritorno alla normalità e costruzione del futuro delle comunità.
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