Roma, 29 settembre 2026
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«Mai in bottiglia. No alcol»: la Asl Roma 3 scende in campo con l'arte contro l'abuso

Venerdì 2 ottobre al Porto Turistico di Roma a Ostia prende il via il progetto di prevenzione della ASL Roma 3. Protagonista un grande murales firmato dall’artista Mobydick, pensato per parlare ai giovani e promuovere scelte consapevoli

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
«Mai in bottiglia. No alcol»: la Asl Roma 3 scende in campo con l'arte contro l'abuso

Un’opera d’arte a cielo aperto per dire no all’abuso di alcol e accendere i riflettori sulla tutela della salute. Si intitola «Mai in bottiglia. No alcol» il nuovo progetto promosso dalla ASL Roma 3, che prenderà il via venerdì 2 ottobre presso il Porto Turistico di Roma a Ostia, con la realizzazione di un grande murales ideato e realizzato dall’artista Mobydick.

L’iniziativa è stata presentata questa mattina nell’Aula Raffaello della Direzione della ASL Roma 3, a Casal Bernocchi, alla presenza del Direttore Generale dell’Azienda Laura Figorilli, insieme alla dott.ssa Carola Magni (Responsabile UOSD Piano aziendale di prevenzione), al dott. Giuseppe Anastasi (Direttore UOC Salute Dipendenze), alla dott.ssa Nefer Tani (Dirigente Psicologa), al dott. Luigi Maria Rapisarda (medico tossicologo), alla dott.ssa Erika Corbellini (educatrice professionale), al dott. Piero Petrini (Dipartimento di Salute Mentale) e con l'importante adesione dei gruppi di auto-aiuto degli Alcolisti Anonimi.

Il significato dell'opera: una sirena per la libertà e l'inclusione

Visibile direttamente dal lungomare, il murales di Mobydick raffigura una grande bottiglia che richiama al tempo stesso il concetto classico del «messaggio in bottiglia» e il tema centrale dell’alcol. Al suo interno è dipinta una sirena in una condizione di costrizione, intenta a lottare per uscire e fare ritorno al proprio ambiente naturale, il mare. Un’immagine forte e simbolica, che vuole rappresentare il percorso di liberazione da una condizione di uso problematico per riconquistare una dimensione di vita sana e autonoma.

La scelta della figura mitologica della sirena non è casuale: è stata concepita come un’immagine priva di rigide connotazioni di genere, così da favorire una riflessione inclusiva e vicina anche alle minoranze LGBTQ+. L’appuntamento con la realizzazione dell’opera è fissato per il 2 ottobre nei pressi dell’ingresso pedonale del Porto, dove per l’intera giornata verranno distribuiti volantini e materiali informativi dedicati alla prevenzione e ai servizi territoriali per le dipendenze patologiche.

L'allarme dell'ISS: oltre 8 milioni di consumatori a rischio in Italia

Alla base del progetto vi è la necessità urgente di contrastare un fenomeno in costante crescita, fotografato dai dati allarmanti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) illustrati dal dott.Giuseppe Anastasi. In particolare, i numeri indicano che 8,2 milioni di italiani sono considerati consumatori a rischio, 1 milione e 270 mila giovani nella fascia d’età compresa tra gli 11 e i 24 anni consumano alcol con modalità pericolose, e ben 580 mila minorenni bevono regolarmente alcolici, nonostante il divieto imposto dalla legge.

«Il cervello umano completa il suo sviluppo solo a 25 anni e sotto i 16-18 anni l'organismo non ha gli enzimi per smaltire l'alcol», ricorda Anastasi, sottolineando come il Disturbo da Uso di Alcol colpisca il 40,8% delle femmine e il 45,5% dei maschi.«Non è un vizio o una colpa, ma una vera e propria malattia che si può curare. Uscire dalla dipendenza dall'alcol è possibile».

L'arte come linguaggio immediato per la comunità

Unire il mondo sanitario a quello artistico rappresenta una chiave di svolta per intercettare le generazioni più giovani attraverso un canale diretto ed empatico. «L’idea del murales permette di trasformare uno spazio pubblico in un luogo permanente di riflessione e sensibilizzazione», dichiara il Direttore Generale della ASL Roma 3, Laura Figorilli. «Un progetto con il quale è possibile comunicare in modo diretto e positivo l’importanza di prendersi cura di sé, della propria salute e delle proprie relazioni. Ma vorrei sottolineare soprattutto che l’arte diventa uno strumento per parlare ai giovani con un linguaggio immediato e coinvolgente, trasformando il messaggio della prevenzione in un segno visibile e condiviso dalla comunità».

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