
Un’inchiesta giudiziaria scuote il mondo dello sport giovanile nella zona dell’Appio Claudio, a Roma. Un insegnante di judo di 70 anni, finora incensurato, è accusato di violenza sessuale ai danni di una bambina di otto anni che frequentava una struttura sportiva del quartiere. La Procura capitolina ha concluso le indagini e chiesto che l’uomo venga mandato a processo.
La vicenda è ancora nella fase giudiziaria preliminare: spetterà al giudice valutare gli elementi raccolti dagli investigatori e decidere se disporre il rinvio a giudizio. Le accuse, pertanto, non costituiscono una responsabilità accertata.
Il caso, riportato dal Corriere della Sera, ha avuto origine nella primavera del 2025 e riguarda fatti che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero avvenuti negli spazi della palestra in cui l’uomo teneva lezioni rivolte anche ai più giovani.
Il fascicolo della magistratura romana è stato aperto nel marzo dello scorso anno, dopo che la minore avrebbe riferito ai genitori quanto sarebbe accaduto durante la frequentazione dell’impianto sportivo. La famiglia si è quindi rivolta alle autorità, dando avvio agli accertamenti.
Gli investigatori hanno raccolto gli elementi necessari a ricostruire la vicenda e a verificare la fondatezza delle accuse. Le contestazioni formulate nei confronti dell’ex insegnante riguardano presunti episodi di violenza sessuale che si sarebbero consumati all’interno della struttura dove svolgeva la propria attività.
Fino alla primavera del 2025, secondo le informazioni disponibili, il settantenne teneva corsi nella palestra del quartiere Appio Claudio. La sua posizione è ora al centro della richiesta avanzata dalla Procura, che ritiene conclusa la fase delle indagini preliminari.
Durante l’attività investigativa sarebbero emersi ulteriori elementi che hanno ampliato il perimetro dell’inchiesta. Agli atti sono state infatti acquisite segnalazioni provenienti da altre famiglie con figlie che frequentavano la medesima struttura.
L’uomo risulta indagato anche in relazione a presunte molestie che avrebbero coinvolto almeno un’altra minorenne. Questi ulteriori elementi sono oggetto di valutazione nell’ambito dell’attività giudiziaria e dovranno essere esaminati nelle sedi competenti.
La presenza di più segnalazioni ha portato gli investigatori ad approfondire non soltanto il racconto iniziale, ma anche le circostanze riferite da altre famiglie. Resta fondamentale distinguere le ipotesi contestate dagli eventuali fatti che potranno essere provati nel corso del procedimento.
Con la conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio, il procedimento si avvia verso una nuova fase. Sarà il giudice per l’udienza preliminare a esaminare gli atti e a stabilire se esistano i presupposti per aprire un processo nei confronti del settantenne.
In quella sede potranno essere valutati gli elementi presentati dall’accusa e le argomentazioni della difesa, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
La vicenda richiama l’attenzione sulla tutela dei minori negli ambienti sportivi, dove la fiducia tra famiglie, ragazzi e istruttori rappresenta un aspetto centrale. Per ora, il procedimento resta aperto e la posizione dell’indagato dovrà essere definita attraverso il percorso giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.
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