
Foto agenzia Xinhua
Conservare il patrimonio storico senza trasformare le città in musei a cielo aperto, integrando monumenti e quartieri antichi nella vita quotidiana dei residenti. È il tema al centro del Global Mayors Dialogue 2026, che dal 9 all’11 ottobre ha riunito a Luoyang, nella provincia cinese dello Henan, amministratori e rappresentanti di diverse città, tra cui Sesto San Giovanni, Bologna e Dolo.
L’incontro ha permesso di confrontare le esperienze italiane con gli interventi realizzati a Luoyang, considerata una delle grandi capitali storiche della Cina, sede del potere imperiale durante 13 dinastie.
Dal confronto è nata anche una collaborazione concreta: il 9 ottobre il Comune di Dolo e il Politecnico di Luoyang hanno firmato un accordo per sviluppare scambi nell’istruzione professionale, nella tutela del patrimonio culturale e nel turismo.
Tra i partecipanti c’era Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, che ha visitato i quartieri storici di Luoyang, osservando gli interventi di conservazione e riqualificazione urbana.
«Sebbene la città abbia attraversato cambiamenti culturali, gli elementi chiave che rappresentano il carattere e l’identità di Luoyang sono stati preservati», ha dichiarato Di Stefano, definendo l’approccio della città «degno di essere mostrato e promosso nel mondo».
Il confronto ha riguardato soprattutto la possibilità di conciliare sviluppo urbano e conservazione della memoria storica, una questione comune alle città italiane e cinesi caratterizzate da un patrimonio architettonico e archeologico stratificato.
La protezione del patrimonio storico di Luoyang ha radici che risalgono anche alle scelte urbanistiche del secondo dopoguerra.
Secondo Yu Jie, responsabile dell’Istituto di ricerca delle Grotte di Longmen, negli anni Cinquanta le autorità cittadine decisero di collocare un nuovo distretto industriale lontano dal centro storico, per evitare danni ai resti archeologici.
Negli anni successivi sono stati sviluppati parchi archeologici e musei dedicati ai siti storici, con l’obiettivo di rendere più accessibili le testimonianze del passato.
Un esempio dell’integrazione tra conservazione e nuove attività è rappresentato dall’antica città di Luoyi, dove edifici storici, installazioni luminose, spettacoli culturali e iniziative dedicate al patrimonio immateriale convivono con ristoranti e attività turistiche.
Tra le strade del quartiere è frequente incontrare visitatori vestiti con abiti tradizionali di stile Han, in un contesto nel quale il patrimonio culturale viene valorizzato anche attraverso esperienze contemporanee.
A rappresentare l’esperienza bolognese è stato Stefano Mazzetti, capo di gabinetto della Città metropolitana di Bologna, che ha richiamato il riconoscimento dei portici cittadini come patrimonio mondiale UNESCO nel 2021.
I portici, ha osservato, non costituiscono soltanto una testimonianza architettonica, ma svolgono ancora una funzione quotidiana: proteggono i passanti dal sole e dalla pioggia, collegano gli edifici e creano spazi condivisi.
Per Mazzetti, il patrimonio culturale non dovrebbe limitarsi a essere qualcosa da osservare, ma deve continuare a essere parte integrante della vita urbana.
Il rappresentante bolognese ha inoltre sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei cittadini nelle trasformazioni dei quartieri storici, affinché i residenti possano partecipare alle decisioni sulla riqualificazione degli spazi.
Il risultato operativo più concreto degli incontri è arrivato il 9 ottobre, con la firma di un accordo di cooperazione tra il Comune di Dolo, nella città metropolitana di Venezia, e il Politecnico di Luoyang.
A sottoscrivere l’intesa sono stati il sindaco Gianluigi Naletto e la vice rettrice dell’istituto cinese Ren Yang.
L’accordo prevede lo sviluppo di collaborazioni in diversi settori: istruzione professionale, conservazione del patrimonio culturale, arte e turismo culturale.
Tra gli strumenti individuati figurano scambi di docenti e studenti, programmi di studio rivolti ai giovani e progetti pratici congiunti.
«Dolo e Luoyang possono fungere da modello da cui altre città storiche e culturali del mondo possono trarre insegnamento e ispirazione», ha dichiarato Naletto.
Il sindaco ha evidenziato come entrambe le realtà stiano cercando di preservare la propria identità storica, sviluppando contemporaneamente un’economia fondata sulla conoscenza.
L’intesa rappresenta così un primo risultato concreto del dialogo tra amministrazioni italiane e cinesi, con l’obiettivo di trasformare il confronto sulla tutela delle città storiche in collaborazioni formative e culturali.
Fonte: agenzia Xinhua
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