Roma, 4 novembre 2026
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Lavoro, Cgil: nella regione Lazio meno assunzioni e più contratti a termine

L'analisi del primo semestre: «A preoccupare è soprattutto la qualità delle nuove assunzioni. Quelle a tempo indeterminato calano e rappresentano meno del 16% del totale, mentre crescono la somministrazione e il lavoro intermittente»

di Titty Santoriello Indiano TEMPO DI LETTURA 2'
Lavoro, Cgil: nella regione Lazio meno assunzioni e più contratti a termine

Nei primi sei mesi del 2026 nella regione Lazio meno di un'assunzione su sei è stata a tempo indeterminato. Lo segnala la Cgil di Roma e Lazio che ha elaborato i dati dell'Osservatorio Inps sul mercato del lavoro. Nello stesso periodo le assunzioni sono diminuite, mentre sono aumentati i contratti in somministrazione e intermittenti.

«Un quadro che smentisce la narrazione di un tessuto economico e produttivo in buona salute e conferma la fragilità del modello di sviluppo della regione», sottolinea il sindacato

Meno assunzioni rispetto al 2025

Tra gennaio e giugno le assunzioni nella regione sono state 471.116, quasi 26 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a un calo del 5,2%. Le cessazioni sono state 399.090.

La qualità del lavoro

Al centro dell'analisi della Cgil c'è il tipo di contratti.

«A preoccupare è soprattutto la qualità delle nuove assunzioni. Quelle a tempo indeterminato calano e rappresentano meno del 16% del totale, mentre crescono la somministrazione e il lavoro intermittente», evidenzia il sindacato.

La quota di assunzioni stabili si ferma al 15,6%. Rispetto al primo semestre del 2019, le assunzioni con contratto intermittente sono aumentate dell'87% e quelle in somministrazione del 52%, mentre quelle a tempo indeterminato sono diminuite del 9%. Nella somministrazione un'agenzia per il lavoro assume la persona e la mette a disposizione di un'altra azienda. Il lavoro intermittente, detto anche «a chiamata», prevede invece che si lavori, e si venga retribuiti, solo quando il datore di lavoro chiama.

Giovani e donne

I giovani fino a 29 anni rappresentano più di un terzo delle assunzioni, ma solo l'8,3% di queste è a tempo indeterminato. Il part time riguarda il 36,6% delle assunzioni: la quota sale al 48,3% tra quelle femminili, contro il 28,5% di quelle maschili.

«Una condizione che per troppe persone non è una scelta, ma un'imposizione che determina salari insufficienti per vivere», afferma la Cgil.

Più assunzioni nel commercio, meno nella comunicazione

Il maggior numero di assunzioni si registra nel comparto del commercio, dei trasporti e della ristorazione: 142.733, pari al 30,3 per cento del totale. Seguono le attività professionali e di supporto, con 126.466 assunzioni, il 26,8 per cento, e il settore dell’informazione e della comunicazione, con 89.253, il 18,9 per cento. Insieme, questi tre comparti rappresentano il 76 per cento delle assunzioni, ma presentano quote di contratti a tempo indeterminato molto diverse: rispettivamente il 18,5, il 12,9 e il 5,4 per cento.

Nelle costruzioni si contano 33.807 assunzioni, di cui il 25,7 per cento a tempo indeterminato. Nell’industria, energia, acqua e rifiuti le assunzioni sono 20.620 e la quota di contratti stabili sale al 32,4 per cento.

La quota più alta di assunzioni stabili si rileva nella finanza e nelle assicurazioni, con il 57,5 per cento, a fronte però di un numero complessivo più contenuto: 2.284 assunzioni. Seguono l’agricoltura, con il 42,5 per cento su 438 assunzioni, e le attività immobiliari, con il 42,1 per cento su 1.485. Nelle altre attività le assunzioni sono 37.070, di cui il 12 per cento a tempo indeterminato.

I dati nelle province

Rispetto al 2019 la quota di assunzioni stabili è più bassa in tutte e cinque le province. A Roma passa dal 17,2% al 15,9%, a Frosinone dal 20,2% al 17,1%, a Latina dal 16,0% al 12,1%, a Rieti dal 22,2% al 16,3% e a Viterbo dal 17,9% al 15,3%.

Lo sciopero del 20 novembre

«Non ci rassegniamo a un territorio sempre più esausto e a un mondo del lavoro sempre più fragile», aggiunge la Cgilche chiede di proseguire il confronto con la Regione Lazio per cambiare il modello di sviluppo, a partire dalle crisi aziendali e di settore ancora aperte. «Ma non basta: anche il Governo deve fare la sua parte», sottolinea.

Il sindacato guarda ora allo sciopero generale di venerdì 20 novembre, proclamato per 24 ore in tutti i settori pubblici e privati contro la politica economica e sociale del Governo Meloni.

«Il 20 novembre sarà sciopero generale per cambiare una legge di bilancio sbagliata che non investe sulle politiche di sviluppo e non rilancia le politiche attive del lavoro», conclude la Cgil.

Tra le richieste della mobilitazione ci sono più risorse per sanità e istruzione pubblica, un fisco più equo, risposte all'emergenza abitativa e rinnovi contrattuali che facciano crescere davvero i salari.

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