
Negli ultimi vent’anni l’oncologia ha attraversato una trasformazione profonda. Le nuove conoscenze sulla biologia dei tumori, l’immunoterapia e i farmaci a bersaglio molecolare hanno ampliato le possibilità di trattamento e, in molte patologie, aumentato significativamente la sopravvivenza. Ma una parte decisiva della lotta contro il cancro continua a giocarsi prima della diagnosi: negli stili di vita, nell’adesione agli screening e nella capacità di riconoscere tempestivamente i segnali che richiedono un approfondimento.
Ne parliamo con Gaetano Lanzetta, direttore del Dipartimento di Oncologia e Cure Palliative dell’INI di Grottaferrata, dove lavora dal 1999. Nel corso degli anni il Gruppo INI ha sviluppato una rete dedicata all’oncologia che comprende reparto, hospice e radioterapia in diverse strutture. Dal 2010 l’Oncologia dell’INI di Grottaferrata è inoltre riconosciuta come centro ESMO per l’integrazione tra oncologia e cure palliative.
Lanzetta affianca all’attività clinica quella scientifica e partecipa a gruppi di lavoro e linee guida nazionali, con particolare attenzione alle metastasi ossee, alle terapie di supporto e alle cure palliative.
Tra i servizi sviluppati dal Gruppo INI c’è l’ambulatorio Open. Come nasce e a chi si rivolge?
«L’idea nasce dall’esperienza della rete oncologica regionale e dalla necessità di offrire un punto di accesso semplice ai pazienti. Abbiamo pensato a un ambulatorio al quale ci si possa rivolgere dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 15, anche per un primo orientamento».
«Può arrivare una persona inviata dal medico di famiglia, ma anche qualcuno che ha un sintomo persistente, un esame che ha destato preoccupazione oppure semplicemente bisogno di capire quale percorso seguire. Noi facciamo una prima valutazione e cerchiamo di stabilire se servano ulteriori approfondimenti».
Quindi non necessariamente chi arriva ha già una diagnosi oncologica?
«Assolutamente no. A volte il nostro compito è semplicemente tranquillizzare il paziente. In altri casi dagli esami o dalla visita emerge invece la necessità di approfondire, in regime ambulatoriale o attraverso un ricovero. Se poi la persona ha bisogno di una competenza che non abbiamo direttamente, la indirizziamo verso lo specialista più appropriato».
«Uno degli obiettivi è anche evitare, quando possibile, accessi impropri al pronto soccorso e offrire alla popolazione del territorio un primo punto di riferimento».
Le patologie oncologiche rappresentano ancora una delle grandi sfide per il sistema sanitario. Qual è il quadro che vede oggi nella pratica clinica?
«In oncologia i numeri sono fondamentali. Dobbiamo considerare non soltanto i nuovi casi e la mortalità, ma anche la prevalenza, cioè quante persone vivono dopo una diagnosi di tumore».
«Oggi in Italia sono milioni le persone che convivono con una diagnosi oncologica. Molte sono in trattamento o devono essere seguite per anni. Questa è una delle grandi sfide per il sistema sanitario: garantire continuità della presa in carico, organizzazione e accesso alle cure».
«Tra i tumori più frequenti troviamo quello della prostata nell’uomo e quello della mammella nella donna, mentre colon e polmone interessano entrambi i sessi. Alcune patologie oggi hanno percorsi molto più lunghi rispetto al passato e questo significa seguire i pazienti per cinque, sette o anche dieci anni».
Quanto incidono gli stili di vita sul rischio oncologico?
«Il messaggio più importante è che una quota rilevante dei tumori può essere prevenuta intervenendo sugli stili di vita. Significa prima di tutto non fumare, seguire un’alimentazione equilibrata, mantenere un peso adeguato, fare attività fisica e limitare il consumo di alcol».
«Il fumo resta uno dei principali fattori di rischio e contiene numerose sostanze cancerogene. Sul piano alimentare il modello che continuiamo a considerare più favorevole è quello della dieta mediterranea: frutta, verdura, legumi, pesce e olio d’oliva, limitando invece carni processate e un’alimentazione eccessivamente ricca di prodotti conservati».
«Anche la sedentarietà e l’obesità hanno un peso importante. L’attività fisica non significa necessariamente praticare sport ad alta intensità: anche camminare regolarmente e ridurre il tempo trascorso seduti può fare la differenza».
Quando un sintomo dovrebbe spingere a rivolgersi al medico?
«Bisogna distinguere un disturbo occasionale da un sintomo persistente. Ognuno può avere tosse o stanchezza per qualche giorno. Se però il sintomo continua, peggiora o non trova una spiegazione, allora deve essere valutato».
«Tra i segnali che possono richiedere un approfondimento ci sono una perdita di peso importante e non voluta, una tosse persistente, la presenza di sangue nelle urine o nelle feci, cambiamenti prolungati dell’attività intestinale, una stanchezza particolarmente marcata oppure un dolore che non passa».
«Il primo riferimento resta il medico di medicina generale. Da lì, se necessario, si può arrivare alla visita specialistica e agli esami più appropriati».
Quanto conta aderire agli screening?
«È fondamentale. Se non riusciamo a evitare che un tumore si sviluppi, possiamo almeno cercare di scoprirlo in una fase molto precoce».
«Gli screening permettono di individuare lesioni quando sono ancora piccole o addirittura prima che evolvano in una malattia più avanzata. Pensiamo alla mammografia per il tumore della mammella, alla ricerca del sangue occulto e agli approfondimenti per il colon-retto oppure ai programmi di prevenzione del tumore della cervice uterina».
«Il problema è che l’adesione non è ancora quella che vorremmo. Arrivare prima può significare un intervento meno invasivo, meno terapie e soprattutto maggiori possibilità di guarigione».
Negli ultimi anni immunoterapia e medicina personalizzata hanno cambiato molto l’oncologia. Che cosa è successo?
«È stato un cambiamento epocale. In passato il trattamento veniva deciso soprattutto in base alla sede del tumore e all’esame istologico. Oggi continuiamo naturalmente a considerare questi elementi, ma abbiamo molte più informazioni sulla biologia molecolare della malattia».
«Sappiamo che i tumori possono presentare determinate alterazioni genetiche e mutazioni che diventano bersagli terapeutici. Questo significa che, in alcuni casi, prima di scegliere una terapia dobbiamo necessariamente conoscere il profilo molecolare del tumore».
Che cosa cambia concretamente per il paziente?
«Cambia moltissimo. Nel tumore del polmone, per esempio, la presenza di specifiche alterazioni può consentire di utilizzare farmaci mirati. Abbiamo terapie capaci di controllare la malattia anche in situazioni che in passato avevano pochissime possibilità terapeutiche».
«Lo stesso vale per l’immunoterapia. Il tumore può riuscire, semplificando, a frenare la capacità del sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule malate. Alcuni farmaci permettono di rimuovere questo “freno” e riattivare la risposta immunitaria».
«Questo ha modificato la prognosi di tumori come melanoma, polmone e rene e sta progressivamente ampliando le possibilità terapeutiche anche in altre patologie».
Se dovesse lasciare un messaggio ai lettori, quale sarebbe?
«L’oncologia ha fatto passi da gigante e oggi abbiamo molte più armi rispetto al passato. Ma la vera arma continua a essere volersi bene attraverso la prevenzione primaria e secondaria».
«Prevenzione primaria significa intervenire sugli stili di vita: non fumare, alimentarsi bene, mantenersi attivi e controllare il peso. Prevenzione secondaria significa invece aderire agli screening e non trascurare i controlli».
«Le terapie moderne ci consentono di curare molte malattie metastatiche molto più a lungo rispetto al passato, ma dobbiamo distinguere tra curare e guarire. Quando riusciamo a individuare un tumore molto precocemente, le possibilità di guarigione possono essere estremamente elevate. Per questo il messaggio resta uno: non arrivare tardi».
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Il dott. Gaetano Lanzetta è direttore del Dipartimento di Oncologia e Cure Palliative dell’INI di Grottaferrata, struttura nella quale lavora dal 1999. Nel corso della sua attività ha accompagnato lo sviluppo dei servizi oncologici del Gruppo INI, che comprendono attività di oncologia, cure palliative, hospice e radioterapia in diverse strutture del gruppo. Lanzetta svolge inoltre attività scientifica e di ricerca, con circa 90 pubblicazioni internazionali indicate nel corso dell’intervista, e partecipa alla redazione di linee guida nazionali in ambito oncologico, con particolare attenzione alle metastasi ossee, ai lungosopravviventi, alle cure palliative e alle terapie di supporto.
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