Roma, 21 settembre 2026
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Dopo l’attacco all’Eurofighter italiano, Tajani: «Non siamo in guerra con gli Houthi». Roma chiede di rafforzare Aspides

L’Italia chiede più navi e un maggiore contributo degli altri Paesi Ue dopo l’attacco alla base saudita di Ta’if, dove è stato colpito un F-2000 italiano

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 3'
Cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria (D 553) della Marina Militare italiana (Foto: Ministero della Difesa CC BY-NC-SA 4.0)

Cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria (D 553) della Marina Militare italiana (Foto: Ministero della Difesa CC BY-NC-SA 4.0)

«No, non siamo in guerra». Antonio Tajani esclude che l’Italia sia entrata nel conflitto con gli Houthi, nonostante l’aggravarsi degli scontri nello Yemen e l’attacco alla base aerea saudita di Ta’if, nel quale è stato colpito anche un caccia F-2000 dell’Aeronautica italiana.

Il ministro degli Esteri e vicepremier ha ribadito che la presenza italiana nel Mar Rosso attraverso la missione europea Eunavfor Aspides mantiene un carattere esclusivamente difensivo: proteggere le navi mercantili e garantire la libertà di navigazione attraverso il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb. È lo stesso mandato attribuito all’operazione dall’Unione europea.

L’escalation degli ultimi giorni ha però spinto Roma a chiedere un rafforzamento della missione, con più unità navali e un maggiore coinvolgimento degli altri Stati membri.

Il caccia italiano colpito nella base saudita

Nella notte tra il 17 e il 18 settembre la base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, è stata interessata da una serie di attacchi. Un F-2000 Eurofighter italiano, fermo in un’area decentrata della struttura, è stato colpito.

Nessun militare italiano è rimasto ferito e, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, non sono stati registrati altri danni ai mezzi o alle infrastrutture utilizzate dal contingente italiano.

La presenza italiana a Ta’if è distinta dalla missione Aspides nel Mar Rosso: il personale e il velivolo si trovavano nella base nell’ambito delle attività militari italiane nella regione.

Il deterioramento della situazione ha comunque riaperto il tema della protezione degli interessi italiani nell’area.

Tajani: «Aspides deve continuare ed essere rafforzata»

Per Tajani la priorità resta la sicurezza della navigazione commerciale.

Secondo i dati citati dal ministro, il 40% del traffico marittimo commerciale italiano e il 60% delle merci esportate dall’Italia verso l’Asia transitano attraverso il Mar Rosso. È per questo, ha spiegato, che Roma considera strategico mantenere e potenziare la presenza europea nell’area.

La richiesta era già stata formalizzata dal ministro della Difesa Crosetto, che il 18 settembre ha scritto all’Alta rappresentante europea Kaja Kallas chiedendo più navi per Aspides.

L’Italia si è detta disponibile, se necessario, a mettere a disposizione anche una seconda fregata, chiedendo però che gli altri Paesi europei contribuiscano con proprie unità oppure partecipino maggiormente ai costi dell’operazione.

Il 20 settembre Kallas ha quindi scritto ai Ventisette chiedendo di aumentare «in modo sostanziale» la presenza europea e di mettere a disposizione più assetti navali e aerei, anche per assicurare una maggiore capacità di protezione ravvicinata delle navi.

Aspides, avviata nel febbraio 2024 e prorogata fino al 28 febbraio 2027, ha un mandato difensivo e opera per proteggere la navigazione commerciale nel Mar Rosso e nelle acque circostanti.

La questione arriverà anche all’Onu

Tajani ha annunciato che porterà il tema a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

La missione Aspides sarà discussa durante una riunione dei ministri degli Esteri europei e, secondo il ministro, anche nell’incontro del G7 Esteri e nella riunione della Coalizione di Roma per la sicurezza alimentare, che riunisce i Paesi mediterranei dell’Ue e membri della Lega Araba.

La posizione italiana è che, se Roma e Atene continueranno a sostenere una parte rilevante della presenza navale europea, gli altri Stati membri debbano contribuire con mezzi oppure condividere maggiormente i costi.

Gli Houthi agli Stati Uniti: «Non colpiremo le vostre navi»

Intanto gli Houthi hanno cercato di distinguere il confronto con l’Arabia Saudita da quello con gli Stati Uniti.

Mohamed al-Bukhaiti, membro dell’ufficio politico del gruppo, ha dichiarato all’Associated Press che gli Houthi avrebbero assicurato all’amministrazione Trump di non voler attaccare le navi americane nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb, sostenendo che il loro obiettivo rimane l’Arabia Saudita.

La dichiarazione arriva mentre gli scontri tra il gruppo yemenita e Riad continuano ad aumentare, con attacchi missilistici e droni contro il territorio saudita e nuovi bombardamenti in Yemen.

Trump era rientrato in anticipo da Camp David

Negli Stati Uniti, Donald Trump aveva interrotto in anticipo il fine settimana a Camp David ed era tornato alla Casa Bianca il 20 settembre, mentre aumentavano le tensioni tra Arabia Saudita e Houthi. La Casa Bianca non aveva spiegato ufficialmente il motivo del cambio di programma.

Secondo il New York Times, nelle ore successive l’amministrazione aveva anche valutato un attacco americano contro obiettivi Houthi. Il piano sarebbe arrivato a una fase avanzata, prima che Trump decidesse di non procedere.

La decisione americana resta però sullo sfondo rispetto alla posizione assunta dall’Italia: Roma non considera il Paese in guerra con gli Houthi e punta, almeno per ora, a rafforzare la protezione della navigazione commerciale attraverso una missione europea difensiva.

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