Roma, 16 ottobre 2026
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Il trono vacante di «Michele O' Pazz»: le bombe a Roma Est e la guerra per la successione ai Senese

Tra il regime di alta sicurezza, la spinta per il 41-bis e l'ombra dell'omicidio Diabolik, l'impero criminale del «federatore» rischia di crollare. E le borgate orientali tornano a tremare sotto gli ordigni

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Il trono vacante di «Michele O' Pazz»: le bombe a Roma Est e la guerra per la successione ai Senese

Per oltre dieci anni il potere criminale lungo l'asse della Casilina, da Tor Bella Monaca alle periferie orientali della Capitale, ha avuto un nome e un cognome ben precisi. Michele Senese, detto «O’ Pazz». Considerato dagli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia il vero «federatore» della mafia romana, Senese ha edificato un sistema capace di governare le piazze di spaccio, tracciare le sfere d'influenza, stabilire le regole degli affari e persino arbitrare le controversie tra i clan rivali. Una diplomazia criminale, garantita dal peso della forza e della deterrenza.

Ora, però, quel meccanismo si è inceppato, lasciando spazio al boato delle bombe e allo spettro di una guerra di successione.

L'ombra dal carcere e la caccia al 41-bis

Nonostante sia ristretto in regime di alta sicurezza dal 2016, Senese avrebbe continuato a impartire ordini e a mantenere saldo il controllo della mappa criminale romana direttamente dalla sua cella.

Secondo gli inquirenti è proprio da dietro le sbarre che nel 2019 sarebbe arrivata la sua «benedizione apicale» per l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, lo storico capo ultrà della Curva Nord della Lazio e narcos emergente che puntava a mettersi in proprio affrancandosi dai vecchi vertici.

Di fronte alla dimostrata capacità di influenzare le dinamiche esterne, i pm antimafia premono ora per l'applicazione del carcere duro (41-bis) nei confronti di Senese. Un provvedimento stringente che, per diventare operativo, necessiterà dell'ok definitivo del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Lo snodo del Riesame e i luogotenenti all'angolo

L'architettura del clan appare oggi più vulnerabile che mai. Se Senese attende la decisione sul regime di isolamento totale, i suoi due luogotenenti più fidati, Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, si trovano già ristretti al 41-bis.

Le aule giudiziarie sono diventate uno snodo cruciale e uno spartiacque per gli equilibri della malavita capitolina. Se per Molisso la misura cautelare relativa all'omicidio Piscitelli è caduta davanti al Gip, resta altissima l'attesa per le decisioni del Tribunale del Riesame sulle posizioni dello stesso Senese, di Bennato e di Alessandro Capriotti. Una conferma della custodia cautelare e la prospettiva di condanne a lungo termine verrebbero lette, fuori dai palazzi di giustizia, come il segnale inequivocabile che i vecchi comandanti sono destinati a restare fuori dai giochi ancora a lungo.

L'ascesa dei clan albanesi e le crepe nella mappa criminale

Le carte delle ultime inchieste mostrano incrinature profonde e un panorama in continua trasformazione. Dalla rottura con la galassia di Diabolik sono emersi nuovi attori aggressivi e organizzati, a partire dalle reti criminali albanesi. Figura emblematica di questa nuova leva è Elvis Demce, anche lui oggi al 41-bis, un tempo alleato di Piscitelli ma protagonista di legami e geometrie variabili segnate dalla convenienza del momento.

Le organizzazioni albanesi movimentano ingenti quantitativi di stupefacenti sulla piazza romana e vantano proiezioni internazionali che arrivano fino a Dubai — noto rifugio di latitanti della criminalità globale, dove ha trovato riparo anche il narcos Arben Zogu. Un network solido e rampante che oggi potrebbe ritenersi abbastanza forte da contendere ai Senese non più singole piazze di spaccio, ma il ruolo di potenza dominante sulla Capitale.

La geopolitica del terrore: perché esplodono le bombe a Roma Est

È in questo vuoto di potere che va letta la scia di violenza che sta scuotendo i quartieri orientali della città. Da maggio si contano almeno dodici episodi dinamitardi tra la Borghesiana, l'Alessandrino, Don Bosco e Centocelle. Ordigni collocati davanti ai negozi, automobili distrutte, saracinesche divelte e vetri infranti che lasciano la popolazione nella morsa del terrore.

Non si tratta di intimidazioni o racket isolati, ma della lingua grezza della deterrenza mafiosa. Quando la certezza del controllo vacilla, gli alleati diventano concorrenti e i nemici provano la scalata. Gli ordigni che esplodono nella notte possono avere una duplice matrice. Da una parte le offensive di chi vuole approfittare della debolezza del clan per detronizzare i Senese; dall'altra le ritorsioni disperate dei vecchi padroni per dimostrare di non aver ancora abdicato.

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