
Franco Gabrielli entra sempre più nel vivo della sua nuova esperienza politica. L’ex capo della polizia ha confermato la propria adesione al progetto di Ernesto Maria Ruffini, ma senza chiedere ruoli o incarichi, e guarda con preoccupazione alla nuova legge elettorale in discussione alla Camera, soprattutto per l’obbligo di raccogliere 400mila firme per poter partecipare alla competizione elettorale. «Lo sbarramento di 400mila firme da raccogliere per accedere alla competizione elettorale sarà un problema», ha detto Gabrielli intervenendo a Radio24.
L’ex prefetto e capo della polizia ha ribadito di aver scelto di mettersi a disposizione del progetto politico guidato da Ruffini, senza avanzare richieste personali. «La mia è un’adesione di persona che si mette a disposizione del progetto di Ernesto Maria Ruffini senza chiedere cariche», ha spiegato. Una scelta che, ammette Gabrielli, comporta anche dei rischi personali dopo una lunga carriera nelle istituzioni. «Per me questo tipo di impegno è rischioso e mi espone per la storia professionale e però ritengo di doverlo fare», ha aggiunto. Il movimento Più uno, promosso dall’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, è nato come progetto civico e punta ora a trasformarsi in un soggetto politico strutturato. La sua collocazione è dichiaratamente nel centrosinistra, con l’ambizione di allargarne il perimetro verso l’area moderata e riformista. Gabrielli ha confermato che anche per lui la collocazione è netta: «Oggi il movimento nasce collocandosi in maniera non equivoca nel centrosinistra». Il passaggio decisivo è atteso sabato 10 ottobre a Roma, quando è prevista l’assemblea nazionale di Più uno e il progetto dovrebbe compiere il passaggio verso una nuova fase politica.
E proprio il tema della leadership del centrosinistra torna nelle parole di Gabrielli. Alla domanda su chi voterebbe alle eventuali primarie, l’ex capo della polizia non si tira indietro: «Ho già detto che se dovessi votare alle primarie voterei per Schlein». Ma subito dopo sposta il fuoco della discussione. «Il tema non è tanto questo», precisa. «Il problema è che ci si sta avviluppando in questioni che agli italiani non interessano minimamente. In un leaderismo fine a se stesso». Una posizione che si inserisce nel confronto sempre più acceso nel centrosinistra sulle eventuali primarie per scegliere il candidato alla guida della coalizione. Il nodo resta quello di costruire prima un programma e un perimetro politico condiviso e soltanto dopo arrivare alla scelta della leadership.
Sul tavolo, intanto, c’è anche la nuova legge elettorale. Per le forze che non dispongono delle condizioni per essere esentate dalla raccolta, la soglia indicata di 400mila firme rappresenta un ostacolo particolarmente rilevante. Un problema che riguarda direttamente anche i nuovi soggetti politici come Più uno, che stanno cercando di costruire la propria presenza in vista delle prossime elezioni. Ruffini aveva già sottolineato come la disciplina in discussione possa penalizzare le forze oggi non rappresentate in Parlamento, pur sostenendo che un’alleanza politica non dovrebbe nascere soltanto per aggirare un ostacolo elettorale. Per Gabrielli, dunque, la partita è appena cominciata: un progetto politico nuovo da costruire nel centrosinistra, una legge elettorale da superare e una leadership che, secondo lui, non può diventare il centro del dibattito.
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