Roma, 16 marzo 2026
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Finto 007 si aggirava nelle sedi ministeriali a largo Chigi, la Procura indaga sulle falle nei controlli di sicurezza

Il 33enne Andrea Visentin avrebbe avuto accesso per anni agli uffici dei ministri senza portafoglio con un badge falso

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 4 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Largo Chigi (Google Maps)

Largo Chigi (Google Maps)

Varcava i tornelli con un badge falso, organizzava incontri e interviste presso le sedi ministeriali, fino ad avere accesso alle auto di rappresentanza. Ora, la Procura di Roma vuole vederci chiaro e ha avviato accertamenti sul sistema di sicurezza di largo Chigi dopo che è emerso che Andrea Visentin, 33 anni, pur non ricoprendo alcun incarico istituzionale, avrebbe avuto accesso per anni agli uffici della Presidenza del Consiglio destinati ai ministri senza portafoglio.

Secondo quanto stanno ricostruendo gli investigatori, l’uomo sarebbe riuscito a varcare i tornelli utilizzando un badge falso, realizzato in modo da non far scattare i controlli. Il dispositivo, secondo gli accertamenti in corso, sarebbe stato ottenuto partendo dalle credenziali di un badge utilizzato in passato da un’altra persona e successivamente modificato.

La vicenda ha aperto interrogativi sulle procedure di verifica del personale e sulle modalità con cui vengono gestiti gli accessi alla struttura, frequentata quotidianamente da ministri e sottosegretari.

Il sospetto di una complicità

Tra gli aspetti al vaglio degli inquirenti c’è anche la possibilità che il 33enne possa aver avuto un aiuto all’interno della struttura. Gli investigatori stanno cercando di capire se qualcuno abbia favorito i suoi spostamenti o contribuito a farlo entrare negli uffici senza destare sospetti.

Il dubbio nasce anche dal fatto che Visentin avrebbe frequentato più volte gli spazi di largo Chigi senza che venissero segnalate anomalie. Circostanza che ha spinto la Procura ad approfondire il funzionamento del sistema di controllo degli accessi.

I colloqui organizzati negli uffici

Nell’ordinanza con cui è stato disposto il fermo dell’uomo viene ricostruito anche uno degli episodi che hanno contribuito a far emergere il caso. Secondo quanto riferito da una delle presunte vittime della truffa, Visentin avrebbe organizzato un colloquio di lavoro proprio all’interno degli uffici di largo Chigi.

Il candidato sarebbe stato fatto entrare grazie a un pass di accesso e accompagnato al primo piano dell’edificio. Qui avrebbe incontrato il 33enne, uscito da una stanza, prima di essere condotto in una grande sala dove avrebbe illustrato le proprie esperienze professionali.

Durante il colloquio, sempre secondo il racconto della persona ascoltata dagli inquirenti, sarebbe entrata anche una donna che si sarebbe presentata come segretaria di Visentin per portare un caffè.

I dubbi emersi dall’ufficio passi

Tra gli elementi che hanno contribuito a far emergere possibili criticità nei controlli ci sono anche le dichiarazioni rese da un vice sovrintendente della Polizia addetto all’ufficio passi della Presidenza del Consiglio.

Il funzionario, in servizio nella struttura da circa quattro anni, avrebbe riferito che almeno dal 2022 Visentin entrava con regolarità a largo Chigi. In diverse occasioni l’uomo avrebbe sostenuto di essere prima un collaboratore di un ministro e successivamente di un sottosegretario.

Un ulteriore elemento all’esame degli investigatori riguarda il parcheggio utilizzato dal 33enne, che in alcune circostanze avrebbe lasciato l’auto negli spazi riservati alla Presidenza del Consiglio. Un dettaglio che contribuisce ad alimentare i dubbi sul funzionamento dei controlli e sulle procedure di verifica degli accessi all’interno della struttura.

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