
Recuperare gli ex cinema abbandonati, riaprire spazi inutilizzati e semplificare le procedure edilizie. È su questi obiettivi che si apre il confronto nella commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Laura Corrotti di Fratelli d’Italia. Due le proposte di legge avviate all’esame, ma soprattutto sulla riconversione delle vecchie sale cinematografiche si è acceso lo scontro tra maggioranza e opposizioni. Al centro c’è la proposta di legge numero 294, presentata dalla stessa Corrotti, che interviene sulla normativa regionale del 1996 per disciplinare il recupero degli immobili che ospitavano cinema non più in attività. Una questione già affrontata nel 2025, durante l’esame di un precedente provvedimento sulle semplificazioni urbanistiche: dopo il confronto politico, la parte relativa alle sale dismesse era stata stralciata per essere affrontata con una legge specifica.
Il testo punta a rendere più semplici le procedure amministrative e ad ampliare le possibilità di recupero degli immobili, incentivando al tempo stesso il mantenimento o il ripristino delle attività cinematografiche, teatrali e culturali. Tra le novità principali figurano l’aumento delle premialità volumetriche: dal 15 al 20 per cento per gli interventi di ristrutturazione e dal 30 al 40 per cento per le operazioni di demolizione e ricostruzione. La proposta contempla inoltre la possibilità di destinare gli edifici dismessi ad altre funzioni consentite dagli strumenti urbanistici comunali. Sono previste condizioni più favorevoli per i progetti che mantengono una quota significativa delle attività culturali originarie, affiancate dalla possibilità di integrare funzioni commerciali, artigianali e di servizio, considerate utili alla sostenibilità economica delle strutture. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è intervenire su immobili che, soprattutto a Roma, sono chiusi da anni e in alcuni casi versano in condizioni di degrado. «L’obiettivo è restituire vita a questi spazi, aprirli a nuove funzioni, creare lavoro e servizi e migliorare la qualità urbana», ha spiegato Corrotti, definendo il provvedimento un testo base da approfondire con le categorie interessate, le parti sociali, la giunta e le opposizioni. La presidente della commissione ha respinto le critiche sulla possibile riduzione degli spazi culturali: «Non è un attacco alla cultura, ma una risposta al degrado».
Di diverso avviso il consigliere regionale del Partito democratico Massimiliano Valeriani, che ha contestato l’impianto della proposta e il mancato coinvolgimento preventivo della giunta, dei Comuni e degli altri soggetti interessati. Pur condividendo la necessità di recuperare il patrimonio immobiliare dismesso, Valeriani ha avvertito che le modifiche «rischiano di favorire trasformazioni a prevalente carattere commerciale, a scapito delle funzioni culturali e sociali». Da qui la richiesta di aprire un confronto con l’assessorato regionale all’Urbanistica, i Comuni e l’Anci, per individuare un equilibrio tra le diverse destinazioni d’uso. Critiche anche da Claudio Marotta, consigliere di Alleanza verdi e sinistra, secondo cui la questione non può essere affrontata esclusivamente attraverso la leva edilizia. Il recupero delle ex sale, ha sottolineato, «non può essere affrontato soltanto sul piano edilizio, ma deve prevedere politiche attive e strumenti di sostegno agli operatori culturali». Marotta ha inoltre chiesto di coordinare il provvedimento con le altre proposte già all’esame del Consiglio regionale, compresa quella presentata in commissione Cultura dal consigliere della lista civica Rocca Luciano Crea. Per la maggioranza, Chiara Iannarelli, consigliera di Fd’I e firmataria della proposta, ha invitato a valorizzare gli spunti emersi nel dibattito, tenendo insieme le esigenze urbanistiche e quelle culturali.
Nella stessa seduta la commissione ha avviato l’esame della proposta di legge numero 298, dedicata alla semplificazione delle procedure in materia edilizia. A illustrarla è stata la prima firmataria Micol Grasselli, di Fratelli d’Italia. Il provvedimento punta a chiarire quali interventi possano essere realizzati attraverso Cila, Scia o in regime di edilizia libera, utilizzando gli spazi riconosciuti alle Regioni dal Testo unico dell’edilizia, il decreto del presidente della Repubblica 380 del 2001. La finalità, ha spiegato Grasselli, è «uniformare le interpretazioni degli uffici comunali, offrire maggiori certezze ai tecnici e ridurre i tempi per cittadini e imprese». Tra i temi affrontati figura anche il silenzio-assenso nelle procedure per il rilascio del permesso di costruire. La consigliera ha precisato che il testo costituisce una prima base di lavoro, già oggetto di interlocuzioni con l’assessorato regionale all’Urbanistica e con gli ordini professionali, auspicando un confronto aperto a tutti i gruppi consiliari. I due provvedimenti proseguono ora il loro iter in commissione. Sul recupero degli ex cinema, il confronto resta legato a una questione centrale: come riportare in uso immobili abbandonati senza compromettere la funzione culturale e sociale che questi spazi possono ancora svolgere.
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