Roma, 30 aprile 2026
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Ettore Scola, a Palazzo Braschi la mostra nel decennale della scomparsa

Dal 2 maggio al 13 settembre il Museo di Roma ospita «Non ci siamo mai lasciati», percorso immersivo dedicato al regista, sceneggiatore e disegnatore

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 7'
Ettore Scola, a Palazzo Braschi la mostra nel decennale della scomparsa

A dieci anni dalla scomparsa, Ettore Scola torna idealmente a incontrare il suo pubblico con una mostra che ne celebra l’eredità creativa e umana.

Dal 2 maggio al 13 settembre, il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita «Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati», un percorso immersivo che attraversa lo sguardo e l’opera di uno dei protagonisti più raffinati del cinema italiano.

La mostra su Ettore Scola a Palazzo Braschi

L’esposizione intreccia vita e immaginazione, restituendo un ritratto ricco e sfaccettato dell’autore: non solo regista, ma anche sceneggiatore, disegnatore e osservatore del suo tempo.

Dalle radici a Trevico al legame profondo con Roma, il percorso accompagna visitatrici e visitatori in un viaggio fatto di immagini, parole e suggestioni, come le pagine di un racconto in continua trasformazione.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

La curatela è di Silvia Scola e Alessandro Nicosia. L’organizzazione e la realizzazione sono affidate a C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

Sono inoltre presenti materiali di Rai Teche, dell’Archivio storico Luce e prestiti della Collezione Studio EL – Cinecittà S.p.A.

Smeriglio: «Omaggio a un umanista dallo sguardo libero»

«A dieci anni dalla scomparsa del Maestro Ettore Scola, rendiamo omaggio con questa grande mostra ad un umanista dallo sguardo libero del cinema italiano», ha dichiarato Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale.

Smeriglio ha ricordato come Scola abbia raccontato «i suoi personaggi, gli esseri umani, in modo completo», riuscendo a far vivere nell’immaginario collettivo «il tratto concreto e mai banale delle relazioni, delle persone nel divenire del nostro tempo; le difficoltà, l’amore, l’amicizia, la vecchiaia e la morte».

La mostra, ha aggiunto l’assessore, dedica uno sguardo importante alla città di Roma, alla quale Ettore Scola era legato da «un legame speciale, profondo e autentico», capace di raccontare la Capitale «senza edulcorazioni, nelle sue verità e nelle sue diverse fasi storiche, a partire dal dopoguerra».

Per Smeriglio, l’esposizione a Palazzo Braschi significa anche riconoscere «la rilevanza del cinema e il suo valore di accessibilità culturale», grazie al modo di raccontare del Maestro: «un racconto popolare, denso di riflessione critica ma anche di leggerezza».

Documenti, fotografie e cimeli

Arricchita da documenti mai esposti prima, la rassegna svela un aspetto intimo della creatività di Scola.

Il percorso presenta fotografie, manoscritti, oggetti, sceneggiature originali, appunti personali, articoli di giornali e riviste, vignette e bozzetti di scena. Non semplici schizzi, ma vere e proprie «sceneggiature visive», attraverso cui Scola studiava tic, volti e debolezze degli italiani, trasformando la satira giornalistica nel cinema che il pubblico conosce.

Completano il percorso filmati e documentari, opere d’arte e alcuni cimeli iconici: le sedie da regista, la macchina da scrivere, i primi ciak e il trench indossato da Federico Fellini in «C’eravamo tanto amati».

Molti dei materiali provengono dall’Archivio della famiglia Scola, curato negli anni da Marco Scola di Mambro, nipote di Ettore.

Le tre sezioni della mostra

L’esposizione si articola in tre sezioni tematiche, dedicate alla vita, all’opera e al rapporto tra Scola e Roma.

La sezione L’uomo ricostruisce gli inizi di Ettore Scola, nato nel 1931 a Trevico, e la sua formazione tra il Sud Italia e Roma, nel quartiere Esquilino. Qui prende forma uno sguardo attento e partecipe sulle contraddizioni della realtà.

Ancora giovanissimo, Scola entra nell’ambiente del «Marc’Aurelio», dove incontra, tra gli altri, Federico Fellini e Steno. È l’inizio di una lunga carriera da sceneggiatore, che lo porterà a collaborare con alcuni protagonisti della commedia all’italiana e a lavorare, tra radio, televisione e cinema, anche con Alberto Sordi.

Il percorso richiama anche il contributo a film diventati iconici come «Il sorpasso» e «I mostri». Dal 1964 Scola passa alla regia, sviluppando uno stile personale, ironico e profondamente civile, capace di raccontare la vita quotidiana intrecciandola con la grande Storia.

La sezione L’artista, articolata nelle sottosezioni Lo sceneggiatore, Il disegnatore e Il regista, restituisce l’immagine di un autore completo. Dalla satira degli esordi alla maturità cinematografica, Scola attraversa e interpreta la cultura italiana del Novecento.

La sua filmografia include opere come «C’eravamo tanto amati», «Brutti, sporchi e cattivi» e «Una giornata particolare», film che raccontano l’Italia con profondità, ironia e umanità.

Il rapporto con Roma

La sezione Roma è dedicata al rapporto speciale tra il regista e la città. Nato in Irpinia ma romano d’adozione, Scola ha osservato e raccontato la Capitale con uno sguardo insieme affettuoso e lucido.

Nei suoi film Roma diventa protagonista: uno spazio vivo in cui si intrecciano storie individuali e collettive, specchio delle trasformazioni dell’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri.

Dalle periferie alle terrazze borghesi, i luoghi diventano scenari di incontri, conflitti e memorie. Un legame profondo e reciproco, suggellato anche dall’omaggio che la città gli ha dedicato nel 2016 nel cuore di Villa Borghese.

Catalogo e attività per il pubblico

La mostra si rivolge a un pubblico ampio e trasversale, con l’obiettivo di restituire la ricchezza dell’opera di Scola e di avvicinare anche le nuove generazioni al suo cinema.

Approfondimenti, attività formative e un linguaggio accessibile accompagnano il percorso, favorendo una fruizione inclusiva e partecipata.

«Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati» è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che, attraverso materiali iconografici inediti e testimonianze, ripercorre le origini, il percorso artistico e l’eredità dell’autore.

Tra le testimonianze presenti nel catalogo figurano quelle di Fanny Ardant, Giuseppe Tornatore e Dacia Maraini.

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