
«Nel carcere di Givon ho subito violenze psicologiche continue e anche alcune violenze fisiche». È la denuncia di Donato Ferdori, il professore di storia e filosofia di 56 anni dell'Istituto Anco Marzio di Ostia, rientrato a Roma giovedì 5 novembre 2026, dopo essere stato arrestato in Cisgiordania ed espulso da Israele.
Il docente è arrivato all'aeroporto di Fiumicino, passando per il Cairo, dove ad attenderlo c'erano alcuni colleghi e studenti. Al suo ritorno ha raccontato le condizioni della detenzione e i presunti maltrattamenti subiti nel carcere israeliano.
«È stata piuttosto dura, soprattutto nella fase in cui ho deciso di non accettare l'estradizione immediata, perché non ho fatto niente di male e neanche di illegale», ha dichiarato Ferdori.
Il docente ha poi denunciato le violenze che sostiene di aver subito durante la detenzione nel carcere di Givon.
«Mi hanno spinto e ne sto risentendo parecchio, mi hanno fatto spogliare senza motivo e volevano che dicessi: “Io amo Israele”», ha raccontato.
«Sono successe varie cose difficili da raccontare. Ho subito violenze psicologiche continue e anche fisiche. Ci sono stati episodi di spinte e altre situazioni», ha aggiunto.
Nel suo racconto, Ferdori ha voluto richiamare l'attenzione anche sulle condizioni di detenzione dei palestinesi.
«Il punto che vorrei sottolineare è che non è tanto importante cosa è successo a me ma bisogna pensare a quello che fanno ai palestinesi», ha affermato.
«Se fanno questo a me, che sono italiano e protetto da una rete di ambasciate e altro, possiamo immaginarci cosa fanno loro nelle carceri».
Le violenze riferite dal professore sono accuse formulate al suo rientro in Italia e non risultano verificate indipendentemente dalle informazioni contenute nel lancio ANSA.
Ferdori era stato arrestato il 29 ottobre insieme ad altre persone nel villaggio di al-Lubban al Gharbi, a nord-ovest di Ramallah, per una presunta violazione di una zona militare.
Il professore si trovava in Cisgiordania dal 25 settembre, dove era arrivato per affiancare i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive, nell'ambito delle iniziative promosse dall'International Solidarity Movement.
Dopo l'arresto e la successiva espulsione da Israele, il docente ha fatto ritorno in Italia attraverso il Cairo.
Ad accogliere Ferdori all'aeroporto di Fiumicino c'erano studenti e colleghi dell'Istituto Anco Marzio di Ostia, mobilitati nei giorni successivi al suo arresto.
La vicenda ha provocato proteste anche all'interno della comunità scolastica del litorale romano. In un post pubblicato su Instagram dal Coordinamento Studentesco Lidense, dal Collettivo Liceo Anco Marzio e da Ostia Antifascista, le organizzazioni hanno espresso solidarietà al docente e denunciato presunte limitazioni al diritto di protesta degli studenti.
Secondo quanto riportato dai collettivi, le studentesse e gli studenti dell'Anco Marzio avrebbero proclamato lo stato di agitazione dopo aver appreso dell'arresto del professore.
Nel messaggio, intitolato «Ferdori libero: solidarietà alle studentesse e agli studenti del Liceo Anco Marzio. No ai presidi sceriffi», viene contestata la gestione della mobilitazione da parte del dirigente scolastico Maurizio Durante.
Le organizzazioni sostengono che il preside avrebbe negato la convocazione di un'assemblea studentesca straordinaria dedicata alla vicenda e minacciato gli studenti di bocciatura e provvedimenti disciplinari.
Il messaggio è accompagnato da un video indicato dagli stessi collettivi come relativo al corteo del 5 novembre, organizzato in solidarietà con Ferdori e per contestare la gestione della protesta scolastica.
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