
Il principio è netto: senza consenso è stupro. A ribadirlo è il Parlamento europeo e, secondo Monica Lucarelli, l’Italia non può più permettersi esitazioni. L’assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale interviene sul dibattito in corso attorno al ddl Bongiorno, chiedendo al governo di recepire senza ambiguità il principio del «solo sì è sì».
«Il Parlamento europeo oggi dice una cosa che non ha bisogno di traduzioni: senza consenso è stupro. Punto. È un principio netto, comprensibile, non negoziabile. E invece in Italia si continua a girarci intorno», afferma Lucarelli. Per l’assessora, la linea indicata dall’Europa è chiara e rappresenta un punto di civiltà giuridica e culturale che non può essere indebolito da formule ambigue o interpretazioni che rischiano di spostare il focus dalla responsabilità dell’aggressore alla reazione della vittima.
Nel mirino di Lucarelli c’è il confronto parlamentare sul ddl Bongiorno, attualmente all’esame di un comitato ristretto. Secondo l’assessora, il dibattito starebbe andando nella direzione opposta rispetto al principio già approvato all’unanimità alla Camera. «Si è aperto un confronto che rischia di indebolire il principio del “consenso libero e attuale”, introducendo elementi come la “volontà contraria” o forme ibride che creano ambiguità. Anche se siamo ancora nella fase delle proposte e delle mediazioni, il rischio è chiarissimo: spostare l’attenzione dal sì alla capacità della vittima di dimostrare il no. È un ribaltamento inaccettabile. È così che si scarica ancora una volta il peso sulle donne», sottolinea.
Lucarelli insiste sulla necessità di superare ogni zona grigia sul tema del consenso, richiamando il contenuto della risoluzione europea. «L’Europa oggi smonta una per una tutte le scuse: il silenzio non è consenso, la paura non è consenso, l’immobilità dovuta al trauma non è consenso. Dice che il consenso deve essere libero, informato, revocabile. È una linea di civiltà. Il resto è ambiguità. Ed è dentro le ambiguità che si consuma l’ingiustizia». Da qui l’appello diretto al governo: «Chiedo al Governo di smettere di perdere tempo e di adeguarsi, non quando sarà costretto, ma adesso. Se l’Europa alza il livello della tutela, in Italia non possiamo permetterci che venga abbassato con norme confuse e arretrate».
L’assessora evidenzia inoltre come la risoluzione europea richiami la necessità di un sistema di protezione che metta al centro la vittima, non soltanto sul piano normativo ma anche su quello sociale e sanitario. «La risoluzione europea richiama anche la necessità di un approccio centrato sulla vittima: assistenza sanitaria e psicologica, formazione per chi opera nella giustizia e nella sanità, educazione al rispetto e all’autodeterminazione. È esattamente la direzione che dobbiamo seguire ed è quella che abbiamo intrapreso a Roma». Per Lucarelli si tratta di una scelta politica precisa: «O si sta dalla parte dell’autodeterminazione o si continua a proteggere una cultura che giustifica. Non esistono zone grigie».
La conclusione è un appello alla responsabilità politica e istituzionale. «Su questi temi non possono esserci esitazioni né rinvii. Il consenso è un concetto semplice, universale. Non serve altro tempo per capirlo: serve il coraggio di decidere da che parte stare e di trasformarlo in legge», conclude Lucarelli.
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