
Oltre 200 persone arrestate a Roma dall’inizio dell’anno perché destinatarie di ordini di carcerazione o provvedimenti di cumulo delle pene. È il bilancio dell’attività condotta dai carabinieri del Comando provinciale, in collaborazione con la Procura della Repubblica di Roma, per rintracciare persone condannate in via definitiva e dare esecuzione alle sentenze. Un lavoro che ha portato gli investigatori a muoversi tra abitazioni private, alloggi utilizzati come rifugi, stazioni ferroviarie e aeroporti, fino ad alcune delle piazze di spaccio della Capitale. In circa 60 casi le ricerche sono state condotte dalla sezione Catturandi del Nucleo investigativo, mentre gli altri interventi hanno coinvolto i reparti territoriali dell’Arma.
I provvedimenti eseguiti riguardano un ampio ventaglio di reati. Tra questi figurano associazioni criminali dedite al traffico internazionale di stupefacenti, usura ed estorsioni aggravate, ma anche delitti contro la persona particolarmente gravi, come violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia e reati riconducibili al cosiddetto Codice Rosso. Nell’elenco compaiono inoltre condanne per omicidio, rapina e bancarotta fraudolenta, oltre a mandati di arresto europei e internazionali per sequestri di persona e altri reati transnazionali. Per individuare i destinatari dei provvedimenti, le indagini vengono costruite sulla base delle abitudini e delle relazioni di ciascuna persona ricercata. Gli investigatori incrociano informazioni provenienti dalle banche dati, analizzano i movimenti finanziari e l’attività sui social network e ricostruiscono gli spostamenti attraverso servizi di osservazione e pedinamento. Secondo quanto riferito dai carabinieri, nella maggior parte dei casi i ricercati vengono rintracciati entro 24-48 ore dall’avvio delle ricerche.
Le operazioni si sono svolte in contesti molto diversi. Alcune persone sono state individuate nei principali snodi di trasporto, tra stazioni ferroviarie, porti e aeroporti, anche quando stavano per lasciare l’Italia. Altre si erano invece nascoste in quartieri residenziali o in abitazioni di appoggio, utilizzando indirizzi fittizi e coperture per rendersi irreperibili. Le ricerche hanno interessato anche zone caratterizzate da un’elevata presenza criminale e note per lo spaccio di droga. In questi contesti, spiegano gli investigatori, è stato necessario superare sistemi di protezione degli edifici e reti di vedette utilizzate per segnalare la presenza delle forze dell’ordine. L’attività ha previsto anche la collaborazione con organismi nazionali e internazionali, tra cui Interpol e la rete Sirene, che facilita la cooperazione tra i Paesi europei per la ricerca delle persone ricercate.
Il risultato dei 200 arresti è stato raggiunto sotto il coordinamento della Procura di Roma, attraverso il Dipartimento Criminalità diffusa e grave e il Gruppo esecuzioni penali. L’obiettivo è assicurare che le condanne definitive trovino effettiva esecuzione, evitando che le persone destinatarie dei provvedimenti possano sottrarsi alla pena stabilita dai giudici. La collaborazione tra magistratura e carabinieri proseguirà anche nei prossimi mesi, con ulteriori attività di ricerca e rintraccio sul territorio.
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